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In Esclusiva – Tunisia verso una Repubblica presidenziale, facciamo il punto con Hassen Bali

Le tre pagine di decreto presidenziale diffuse nella serata di mercoledì trasformano di fatto la Tunisia in una Repubblica presidenziale. Se fino a ieri la road map di Kais Saied non era chiara, nonostante le numerose richieste di esplicitarla, ora è scritta nero su bianco. Come negli Stati Uniti, sarà lo stesso presidente della Repubblica a emanare i decreti, si legge nel testo, assistito da un governo e da ministri da lui nominati. I suoi provvedimenti saranno irrevocabili. “L’incipit della Costituzione, l’articolo 1 e 2, e tutte le disposizioni costituzionali che non sono contrarie a questo decreto presidenziale continueranno ad essere applicate”. Afferma il testo, conciso e chiaro firmato da Kais Saied, che precedentemente aveva già avvertito che è il popolo a decidere e se la Costituzione non funziona va cambiata. Il presidente potrà sottomettere le sue decisioni al popolo tramite referendum, esercitando così una vera democrazia, diretta e senza intermediari. Non è chiaro se tutto ciò basterà a salvare il Paese dal collasso, tra chi teme una deriva autoritaria e chi strumentalizza le paure dei tunisini.

“Le nuove misure prese dal presidente Kais Said e pubblicate sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica tunisina per avere carattere esecutivo sono state oggetto di un dibattito costituzionale e politico in Tunisia e all’estero. Queste misure sono ‘cucite su misura’ in base allo stato attuale delle cose, caratterizzate da un equilibrio di potere stabilito tra il presidente Said, la sua squadra di governo e i suoi sostenitori da un lato, e le parti considerate ‘ferite’ dalle eterogenee decisioni presidenziali dal 25 luglio ad oggi. Questi partiti, in particolare Ennahda si vedono bloccati e non sanno come agire, né sul piano costituzionale, né tantomeno su quello reale”. Ha commentato in esclusiva a “Strumenti Politici” l’analista ed esperto di economia presso “L’Observatoire Economique,” Hassen Bali“I provvedimenti presi restano dei passi avanti – aggiunge Bali – verso l’elaborazione di una nuova fase di preparazione di una nuova legge elettiva ed eventualmente la modifica di alcuni articoli della Costituzione già sospesa”.

Infografica – La biografia dell’intervistato Hasen Bali

Che effetto hanno queste decisioni sull’economia tunisina?

“L’economia tunisina sta attraversando una fase molto difficile. Dal 25 luglio, sono state prese misure eccezionali per riformare l’attuale sistema politico indebolito dai lunghi anni di instabilità economica dalla rivoluzione dei gelsomini. È necessario dare grande importanza alla ricerca immediata di soluzioni reali per salvare la situazione economica e finanziaria del Paese. Ritengo che questo sia il momento di dare priorità all’economia più che alla politica.  Così come è necessario avere un capo di Governo o un Primo Ministro, nonché una squadra ministeriale per negoziare con i donatori e organizzazioni finanziarie internazionali. Vedo che queste decisioni sono imperative, ma credo davvero che il presidente Saïed debba agire in modo duro e rapido per superare una situazione politica ed economica troppo controversa”.

Quali saranno dunque le prossime mosse del presidente secondo lei?

“Stiamo seguendo molto da vicino le scelte del Presidente e speriamo che ci saranno vere misure di salvataggio economico per uscire da questa infernale crisi finanziaria. Il Presidente agisce su due componenti, la base costituzionale e predispone i prossimi provvedimenti costituzionali, quindi con imminenti scadenze legislative elettorali. La seconda componente è quella esecutiva. Secondo i rumors, nei prossimi giorni sarà nominato un capo di governo, senza dimenticare le sfide economiche per cui Kais Saïed sta valutando soluzioni adeguate”.

Ci sono tuttavia diversi file su cui il presidente ha fatto solamente grandi promesse. Perché Kais Saied non è ancora intervenuto su determinati dossiers come il terrorismo, gli omicidi politici e l’apparato parallelo di Ennahdha?

“Come esperto di economia, questa domanda esula dalle mie competenze, sarebbe molto più giudizioso farla ai massimi vertici dello Stato. Tuttavia, ritengo che l’autorità giudiziaria in Tunisia sia indipendente in modo che sia essa a determinare la pianificazione del processo. È importante precisare che le promesse già fatte subiscono la pressione degli eventi e delle circostanze politiche ed economiche, ogni giorno che passa la pressione aumenta…”.

Tra l’altro, ha fatto molto discutere l’arresto e l’immediata consegna del capo della coalizione islamista radicale Al-Karama, Saif Eddine Makhlouf. Qual è la sua opinione su questo caso?

“Saif Eddine Makhlouf è prima di tutto un avvocato e deputato parlamentare, ciò che lo rende pubblico sono le sue posizioni alquanto dubbie e il suo comportamento straordinario in senso negativo. Non si è mai comportato come uno statista ma piuttosto come ‘un deputato di seconda mano’. Per tornare all’affare Makhlouf, è necessario comprendere la posizione dell’accusa del tribunale militare di Tunisi che ha chiarito le ragioni che hanno portato il giudice a emettere un mandato di cattura nei suoi confronti. La corte ha detto che Makhlouf si è presentato martedì scorso per difendere il suo amico, il deputato Nidhal Saoudi, nel caso dell’aeroporto. E quando il magistrato incaricato del caso ha rifiutato di accogliere la sua richiesta, per conflitto di interessi, essendo egli stesso accusato nello stesso caso, Makhlouf ha aggredito verbalmente il magistrato e lo ha minacciato dicendogli che siamo in corso di identificare tutte le persone che prendono parte al golpe di Kaïs Saïed, compresi i magistrati che si occupano di processi militari per cittadini civili. Questo oltraggio alla corte ha spinto il procuratore generale della Corte d’appello militare ad aprire una indagine nei suoi confronti. Ed è stato allora che il giudice istruttore incaricato di questa indagine ha emesso nei suoi confronti un mandato di cattura, poiché era stato commesso in flagranza, il che eccede dalla sua immunità di avvocato”.

Biografia:

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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