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Il ritorno di Saif al Islam tra i candidati alla presidenza della Libia, e dei Gheddafisti sulla scena politica

Giovedì, la Corte d’appello di Sebha, nella regione meridionale della Libia, si è pronunciata sul ricorso presentato da Saif Al-Islam Gheddafi contro la decisione dell’Alta Commissione Elettorale Nazionale (HNEC) riammettendolo alla corsa per la presidenza della Libia. Il primo round delle elezioni presidenziali è ancora confermato per il 24 dicembre 2021. Dopo la lettura della sentenza da parte dei magistrati, nelle vicinanze della corte di Giustizia di Sabha, la folla è esplosa al grido “Libia, Libia”. La sentenza è stata posticipata per giorni per via dell’assalto alla sede del tribunale e dell’assenza dei giudici che avevano denunciato intimidazioni da parte delle brigate 115 e Tariq Bin Zayed affiliate al generale Haftar.

La sentenza oltre a riammettere il figlio del rais alle elezioni rappresenta una svolta storica per la larga fetta di sostenitori del precedente regime: mette fine, in fatti, ad anni di marginalizzazione ed esclusione, reintroducendo di fatto i Gheddafisti nell’arena politica del Paese con una propria identità e non più a sostegno dei principali partiti che hanno governato finora la scena. Un cambiamento con cui sia i candidati, sia la comunità internazionale dovranno da oggi fare i conti.

La candidatura di Saif tuttavia continua a destare parecchi dubbi, il delfino libico è ritornato sotto i riflettori dopo anni di assenza in una intervista al New York Times in cui affermava che i nemici di ieri, sono oggi suoi amici, riferendosi probabilmente anche a coloro che lo tenevano prigioniero a Zintan fino al 2016. I più scettici mettono in dubbio non solo la capacità di Saif al-Islam di guidare il Paese qualora venisse eletto, ma anche e soprattutto che Saif possa essere stato strumentalizzato da partiti interni o esterni per far fallire il processo elettorale. D’altronde, nonostante l’enorme supporto di cui gode, Saif non è mai apparso in uno studio televisivo per rispondere alle tante domande sui suoi progetti politici. Se intende cercare vendetta per ciò che la sua famiglia ha subito, o piuttosto, distaccarsi dalle politiche del padre. Alcuni possibili sostenitori si aspettavano un Saif diverso dopo dieci anni dalla caduta del regime guidato da suo padre, invece anche l’abbigliamento scelto, l’abito tradizionale, il turbante, non hanno lasciato intravedere nulla di quella idea “Libya Tomorrow”.  Non assomiglia neanche a quel giovane in abito elegante che alle mostre internazionali dei suoi dipinti sorrideva ai fotografi stringendo le mani al cielo come una star. È il culto della personalità l’eredita che eredita dal padre: quella forma di idolatria sociale che generalmente si configura nell’assoluta devozione a un leader, attraverso l’esaltazione del pensiero e delle capacità, tanto da attribuirgli doti di infallibilità. Non importa quale sarà il risultato delle elezioni. Sebbene la maggior parte ritengono che lo facessero già, ma la personalizzazione della politica è talmente forte in Libia che alcuni, sapendo dell’esclusione di Saif, avevano già bruciato, stracciato o venduto le proprie schede elettorali

Tutti stanno cercando di capire cosa accadrà. Nelle prossime ore capiremo se il suo ritorno contribuirà al successo del momento elettorale, o se al contrariò sarà un ulteriore elemento di destabilizzazione. Per ora, quel che è certo è che quelle onde di bandiere verdi a cui avevamo assistito nel 2011 in sostegno del rais, sono tornate a riempire le strade di Sabha, Bani Walid, Sirte e Ghat. È la fine della marginalizzazione, la soluzione globale, di cui tutti fanno finalmente parte.

Festeggiamenti per la riammissione del figlio di Gheddafi alle Elezioni del 24.12.2021

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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