Il neo presidente sudocoreano ha rifiutato la partecipazione al summit NATO

Il neo presidente sudocoreano ha rifiutato la partecipazione al summit NATO

26 Giugno 2025 0

Nuovo corso in politica estera per la Sud Corea del neo eletto presidente Lee Jae-myung, l’ex leader dell’opposizione che ha vinto le elezioni del 3 giugno.

Diplomazia pragmatica

Lee sta cercando fin da subito di rafforzare la cooperazione anzitutto coi vicini Giappone e Cina, per rendere più stabile e favorevole l’atmosfera nella regione. Qualcuno definisce il suo atteggiamento come “diplomazia pragmatica”, una via che dà la priorità agli interessi nazionali puntando a ottenere benefici per l’economia e per la sicurezza del Paese. Il mondo sta affrontando un periodo senza precedenti fatto di protezionismi e incertezze geopolitiche, afferma Lee: dunque occorre usare un approccio strategico per cogliere le opportunità che si nascondono nelle crisi globali. Così, la nuova amministrazione di Seul si sta impegnando nel rapporto con Tokyo e Pechino. In particolare verso quest’ultima il nuovo presidente ha sottolineato gli stretti legami economici e commerciali.

Ambiguità strategica

Ma senza dimenticare l’alleanza fortissima con gli USA, che tengono in Sud Corea diverse importanti basi militari. In questo senso, Lee segue le orme dell’ex presidente Moon Jae-in, che ha governato dal 2017 al 2022 e che appartiene come lui al Partito Democratico. Il loro approccio viene descritto come “ambiguità strategica”, perché vuole rimanere in equilibrio fra USA e Cina, evitando di stabilire un allineamento formale e guardando sempre anche alla Nord Corea. Seguendo questa linea, Lee ha scelto di non partecipare al summit della NATO tenutosi all’Aia questa settimana. Il predecessore di Lee Yoon Suk-yeol aveva invece preso parte a ben 3 summit NATO consecutivi, rappresentando la Corea del Sud come parte dell’IP4 (Indo-Pacific Four), il gruppo che forma insieme all’Australia, alla Nuova Zelanda e al Giappone.

Critiche alla decisione

Le decisione di non andare al vertice dell’Alleanza Atlantica ha immediatamente attratto critiche da quegli esperti che ritengono che la Corea del Sud faccia meglio a restare allineata all’Occidente. Il non partecipare al summit indebolirebbe infatti la credibilità di Seul e la sua postura difensiva, oltre ad essere un vero e proprio “errore strategico”, secondo David Maxwell del Center for Asia Pacific Strategy. Serve altresì una più forte cooperazione con gli USA nel quadro della tradizionale alleanza e delle attuali incertezze di Washington. Lo sostiene Andrew Yeo del Brookings Institution, secondo cui Seul non può permettersi di restare vaga sull’argomento, perché gli USA sembra intendano addirittura abbandonare la NATO. Dunque i sudcoreani devono rinforzare gli accordi fatti con gli altri Paesi democratici per potenziare la difesa collettiva.

Redazione Strumenti Politici
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