Ghana, sale la produzione di oro e pure le estrazioni abusive e inquinanti
La notizia della morte di tre cercatori abusivi d’oro in Ghana ha riportato alla ribalta il fenomeno dell’attività mineraria illegale in Africa Occidentale.
Produzione di oro in Ghana
Il Ghana è uno dei più importanti Paesi estrattori d’oro, il primo in Africa e costantemente fra i primi dieci al mondo. Lo scorso anno ha prodotto 4,8 milioni di once, ma questi numeri non bastano a rimettere in piedi la sua economia dalle conseguenze della crisi pandemica. Con un’inflazione che supera il 50% – record dei ultimi due decenni – la disoccupazione è un altro punto dolente: quasi il 39% dei giovani ghanesi è senza lavoro. Quindi proprio questi ultimi sono facilmente preda dell’illusione dei guadagni facili nelle miniere illegali. Questa attività è nota in Ghana come “galamsey”, una parola del gergo locale che fonde le due parole inglesi gather and sell, cioè “raccogli e vendi”.
Danni ambientali
Gli introiti derivanti dallo sfruttamento dei filoni auriferi in Ghana sono in crescita. Con essi aumentano anche gli abusivi dell’oro, che sottraggono guadagni allo Stato, e l’inquinamento ambientale. Le estrazioni comportano infatti la deforestazione per lasciare spazio alle operazioni e in più il rilascio di cianuro e mercurio nei corsi d’acqua, con ovvi pericoli per la salute e gravi danni all’ecologia. Il Ministero delle Terre e delle Risorse naturali ha comunicato nel 2024 gli abusivi erano presenti in ben 44 delle 288 riserve forestali del Paese e che 9 di esse sono occupate da “criminali armati”.
Ronde di cittadini
La popolazione sembra aver preso coscienza del problema e alcune comunità hanno deciso di fare qualcosa. Gli abitanti della città di Jema, ad esempio, hanno formato la Jema Anti-Galamsey Advocacy (JAGA), con cui effettuano ronde per controllare la presenza di abusivi sul loro territorio: se ne individuano uno, la legge consente loro di fermarlo e di consegnarlo alla polizia. Dicono che in questo modo riempiono il vuoto di legalità lasciato dalla mancanza di azione da parte del governo di Accra. Il presidente del JAGA Patrick Fome spiega che non si tratta di un lavoro facile.
Finora sono riusciti a mantenere puliti i corsi acqua nella loro area, grande 450 chilometri quadrati, e hanno bloccato e arrestato due nigeriani intenti a scavare nella foresta. Purtroppo gli attivisti vengono intralciati sia dalla lentezza dei tribunali sia da quei cittadini che li vedono come nemici perché tolgono loro l’unica fonte di guadagno, sebbene illegale e dannosa.

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