L’Austria espelle l’Iran dal confronto sul nucleare: scoppia lo scontro diplomatico
La crisi sul nucleare iraniano si trasforma in un nuovo braccio di ferro diplomatico. L’Iran ha duramente contestato la decisione dell’Austria di negare il visto al responsabile del programma atomico di Teheran e ad altri membri della delegazione attesi a Vienna per la Conferenza generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’incaricato d’affari austriaco e bollato il provvedimento come «del tutto ingiustificato». Il portavoce Esmail Baghaei ha ricordato che Vienna, in quanto sede dell’Aiea, dovrebbe garantire l’accesso ai rappresentanti degli Stati membri. Secondo Teheran, il diniego costituisce invece un atto politico che impedisce all’Iran di difendersi proprio davanti all’organismo incaricato di giudicarne il programma nucleare.
Baghaei ha puntato direttamente il dito contro Washington, accusando gli Stati Uniti di avere esercitato pressioni sull’Austria. La scelta di Vienna viene così descritta come l’ennesimo capitolo di una strategia occidentale volta a isolare la Repubblica islamica e a restringerne gli spazi diplomatici.
Le autorità austriache si richiamano alle sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran, ripristinate lo scorso anno e comprendenti il divieto di viaggio per alcuni funzionari. L’applicazione delle restrizioni a una conferenza dell’Aiea rischia però di alimentare ulteriormente lo scontro e di compromettere ogni possibilità di confronto.
La tensione era già esplosa la scorsa settimana, quando il Consiglio dei governatori dell’Agenzia aveva deferito l’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per la prima volta in vent’anni. A pesare è la mancata collaborazione di Teheran nell’indagine sulle tracce di uranio trovate dagli ispettori in siti mai dichiarati. L’esclusione della delegazione iraniana irrigidisce ora una crisi nella quale il dialogo appare sempre più soffocato da sanzioni, accuse e pressioni politiche.

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