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Donbass, si contano le vittime civili nelle fosse comuni mentre l’ONU monitora la situazione

Si è tenuto a Lugansk il 2 novembre scorso il forum internazionale “L’insanabile ferita del Donbass”, dedicato alle vittime della guerra civile in Ucraina. Scopo del convegno era di esporre i risultati del lavoro di indagine svolto per identificare le vittime civili delle operazioni belliche e i luoghi in cui sono sepolte. Nelle Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk vengono preparate le accuse formali ai politici e ai militari di Kiev per crimini contro la popolazione, accuse che saranno trasmesse alla Corte europea per i diritti dell’uomo e al Tribunale penale internazionale. Il gruppo dei ricercatori ha individuato fosse comuni contenenti i resti di più di 200 persone, che a giudicare dagli abiti indossati e dalla corporatura dovevano essere civili e non soldati o miliziani. La loro morte, che dai segni sui corpi e dalle mutilazioni si può evincere essere stata causata da pallottole, mine e schegge di bombe, è avvenuta già nel 2014, cioè non molto dopo lo scoppio delle ostilità vere e proprie. Questo nella Repubblica di Lugansk. In quella di Donetsk, invece, la cifra è più bassa ma comunque tragica, 150 corpi riesumati, come riporta la segretaria della commissione interministeriale per la ricerca dei dispersi Daria Morozova, che afferma anche che il numero totale dei dispersi dovrebbe ammontare a 2000. I dati sono ben lungi dall’essere definitivi, perché ad attivare le ricerche sono di solito i parenti degli scomparsi, ma non tutti si rivolgono subito alle autorità. L’identificazione dei corpi è resa possibile dal fatto che i parenti rilasciano campioni di sangue  con cui creare passaporti genetici che vengono confrontati con i reperti biologici dei corpi riesumati.

Della questione si interessa anche l’OHCHR, l’Alto commissariato ONU per i diritti umani, che ha pubblicato di recente la sua relazione periodica sulla situazione in Ucraina per il periodo dal 1° febbraio al 31 luglio 2021. L’agenzia, presieduta dall’ex presidente del Cile Michelle Bachelet, si occupa della protezione e della promozione dei diritti umani previsti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e per il suo report ha elaborato i dati raccolti dalla Missione di monitoraggio delle Nazioni Unite: le circostanze dell’Ucraina che racconta a questo proposito non sono particolarmente incoraggianti. Anzitutto, le volte in cui la tregua è stata violata sono aumentate del 51% rispetto ai sei mesi precedenti, e il risultato purtroppo è sempre lo stesso: più danni alle abitazioni e ai cittadini inermi, colpiti dal fuoco dei soldati o rimasti vittima delle mine o degli ordigni rimasti inesplosi, per un totale di 62 tra morti e feriti, di cui anche bambini. Vi è stato pure un aumento degli incidenti nel mese di settembre, oltre che della presenza militare lungo la linea di contatto (col conseguente rischio di episodi cruenti) come rileva il servizio informativo dell’OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari. Nella relazione OHCHR si parla anche delle rovinose condizioni psicologiche in cui versano le persone per il fatto che le ostilità siano riprese dopo un periodo di relativa calma, spezzatasi la scorsa primavera: le due Repubbliche separatiste hanno infatti emanato decreti per il reclutamento obbligatorio di 400 uomini, rendendoli così giuridicamente pari ai militari e dunque togliendo loro quella protezione che il diritto internazionale umanitario concede ai civili. Infine, le restrizioni alla possibilità di movimento, dovute pure alle misure anti-COVID fatte rispettare dai militari, hanno finito per riflettersi negativamente sul diritto all’istruzione, al lavoro, alla salute e su tutta una serie di aspetti della vita quotidiana che in tempo di pace si danno per scontati. I pensionati registrati come residenti nelle zone controllate dai separatisti hanno comunque continuato a ricevere la pensione nonostante le difficoltà interposte dal governo centrale. Fortunamente a fine settembre Kiev ha emesso una risoluzione che permette loro di accedere al procedimento on-line di verifica annuale dell’identità, sebbene debbano ancora oltrepassare la linea di contatto ogni due mesi per mantenere valido lo status di IDP (Internally Displaced Persons) o sfollati interni. L’OHCHR apprende favorevolmente la notizia della legge ucraina 1583-IX adottata il 22 luglio, che elimina la responsabilità amministrativa che gravava sui civili di Donetsk e Lugansk che entravano in Ucraina, o più precisamente nel territorio ufficialmente controllato dal governo di Kiev, passando dai valichi internazionali di frontiera (IBCP) – e quindi di fatto dalla Federazione Russa – e non dai punti ufficiali di entrata-uscita (EECP).

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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