Vicepremier ucraino: Kiev è in ritardo per la UE, vogliamo la piena adesione

Vicepremier ucraino: Kiev è in ritardo per la UE, vogliamo la piena adesione

28 Maggio 2026 0

Il vicepremier ucraino Taras Kachka ha dichiarato che il suo Paese vuole l’adesione piena alla UE e che la vuole subito, senza ulteriori rinvii e senza le condizioni ipotizzate dal cancelliere tedesco Merz. L’Ucraina è già in ritardo sulla sua tabella di marcia, dice, e non vuole più rimandare.

Kiev in ritardo sulla sua tabella

In un’intervista a Euronews Kachka ha spiegato che Kiev ha una sua “tabella di marcia” dell’integrazione euroatlantica e che è molto in ritardo su di essa. Trovandosi ormai “oltre la scadenza”, bisogna che Bruxelles apra già il prossimo mese tutti e sei i capitoli negoziali dell’adesione alla UE. La commissaria per l’Allargamento Marta Kos aveva solo accennato alla possibilità di aprire il primo a giugno, ma Kiev li vuole tutti e immediatamente. Secondo lui il Paese è pronto alla fase finale dell’accesso perché ha completato quella preparatoria. In realtà deve ancora effettuare le riforme che sono richieste dalle regole di adesione per gli Stati candidati.

Non per niente la UE ad aprile ha promesso di concedere 2 miliardi di euro per facilitare questi impegni politici. Lo stesso Parlamento ucraino, infatti, non sta votando per le nuove norme, mentre nella visione del governo dovrebbe ormai averle approvate. Ma per Kachka non è un grosso problema: ritiene che basteranno pochi mesi per fare tutto, quindi che i vertici europei si sbrighino e aprano la discussione dei pacchetti negoziali finali!

Ostacoli politici

Ammesso e non concesso che lo Stato ucraino si sia veramente adeguato ai criteri europei – posto che Bruxelles chiude sistematicamente entrambi gli occhi sulle “criticità” di Kiev – occorrerà comunque il benestare unanime di tutti e 27 i Paesi membri. L’ostacolo maggiore dunque è di natura politica, come denunciato da Kachka. Quest’ultimo spera nel cambiamento di atmosfera che si è avuto con la vittoria dell’opposizione in Ungheria e con l’insistenza della Commissione e di alcuni membri nel voler estendere l’Unione ai Paesi aspiranti.

Lo stesso Merz parla addirittura di “necessità geopolitica” di allargamento della UE non solo all’Ucraina, ma anche alla Moldavia e ai Balcani occidentali. Adesso che Orbán non è più al potere, forse Budapest darà il via libera, ma restano questioni irrisolte a proposito della minoranza magiara in Ucraina. Poi c’è la Polonia. Sebbene stia dando enorme sostegno politico, umanitario e militare a Kiev, dal punto di vista economico e commerciale ha dei seri dubbi sull’opportunità di lasciarla entrare nell’Unione Europea. La concorrenza ucraina nell’agricoltura spaventa Varsavia e altre capitali.

L’ostacolo ungherese

Oltre al veto sul mega prestito da 90 miliardi, Budapest per mesi ha rallentato il processo di adesione ucraino perché Kiev non dava le garanzie richieste sui diritti della comunità magiara nella regione della Transcarpazia. Oggi Kachka spera che l’atteggiamento ungherese cambi grazie all’elezione di Péter Magyar. Intanto il dialogo intergovernativo sulla questione è finalmente ripreso e la nuova vicepremier Anita Orbán ha assicurato che Budapest non metterà più blocchi. Dal canto suo, Tachka insiste a dire che l’Ucraina ha sempre trattato la minoranza ungherese “con pieno rispetto” perché la considera “parte integrante della società”. Soprattutto vi sarebbe la disponibilità di Kiev a fare altri cambiamenti legislativi per darle maggiore tutela, così come dovrebbe rispettare tutte le minoranze etniche e linguistiche presenti nel Paese, se vuole davvero conformarsi agli standard europei.

Respinta l’idea di Merz

Il cancelliere tedesco Merz ha spesso ribadito l’impossibilità della membership ucraina in tempi brevi. Di sicuro non nel 2027 e forse nemmeno nel 2028. E comunque non prima che le ostilità siano terminate con un accordo di pace. Qualche giorno fa pare abbia cambiato idea: ha lanciato pubblicamente la proposta di dare all’Ucraina lo status speciale di “membro associato”, con partecipazione alle istituzioni senza diritto di voto, ma con garanzia di assistenza e difesa, punti molto cari a Zelensky. Eppure a Kachka non basta: Non esistono alternative a un’adesione rapida, piena e basata sul merito, come da articolo 49 del Trattato UE.

L’idea di Merz è “inaccettabile” e Kiev non si accontenta di un’adesione parziale, ridotta o condizionata all’Unione europea. Merz aveva infatti precisato che le sorti di tale membership particolare dipenderebbero dai progressi che il governo ucraino deve necessariamente fare sull’implementazione delle riforme e dei valori fondamentali della UE. Quest’ultimo tema è probabilmente il più rischioso per Kiev, che si trova al 104esimo posto nella classifica mondiale dell’indice di percezione della corruzione e che continua a vedere scandali di corruzione e inchieste sulle tangenti agli alti livelli dello Stato.

Redazione Strumenti Politici
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