Bruxelles ha attenzionato il voto in Ungheria: scenario romeno o Maidan se i magiari non votano “giusto”?

Bruxelles ha attenzionato il voto in Ungheria: scenario romeno o Maidan se i magiari non votano “giusto”?

11 Aprile 2026 0

Agli ungheresi non viene data la possibilità di svolgere una normale tornata elettorale con le sue normali polemiche fra i candidati. Sulle elezioni parlamentari di Budapest l’attenzione mediatica internazionale infatti è altissima, perché l’Unione Europea e i membri più europeisti ne hanno fatto un’istanza radicalizzata, una scelta fra democrazia e dittatura, fra vita o morte. Da tempo Bruxelles cerca di influenzare la società magiara, per esempio trattenendo i fondi comunitari a causa di “timori” sullo stato di diritto. Salvo poi criticare aspramente il premier Orbán quando in sede UE esercita il suo sacrosanto diritto di veto su determinate questioni.

Campagne elettorali parallele

Le due campagne elettorali che si sono svolte parallelamente per la medesima elezione sono state quella interna – cioè la corsa fra il premier uscente e il suo sfidante Péter Magyar – e quella esterna, condotta dai vertici UE e dai media mainstream contro Orbán. Non può essere solamente una speculazione se il prestigioso Atlantic Council parla di questa votazione come della più importante nella storia moderna del Paese, che potrebbe avere implicazioni geopolitiche che saranno percepite a Kiev, Mosca, Bruxelles e Washington. Dunque è importante che Orbán non vinca: e allora giù con epiteti denigratori e accuse di autoritarismo e connivenza con Putin. E con l’eventualità di dover ricorrere ai sistemi già impiegati in Romania.

Nel 2024, infatti, stava vincendo un candidato indipendente non europeista, Călin Georgescu, che la Corte Costituzionale di Bucarest ha poi estromesso con una serie di capi d’accusa da far invidia a un camorrista (e che dopo le indagini si sono rivelati piuttosto deboli). Ma ormai la vittoria dei candidati filo-UE era stata assicurata. Le medesime, anzi peggiori, pressioni della UE si erano viste alle elezioni in Moldavia nel 2025 per tenere su il governo europeista. E nella speranza di non vedere scoppiare a Budapest manifestazioni “spontanee” in stile Maidan 2014…

Berlino accusa la Casa Bianca

A dimostrazione del respiro internazionale delle elezioni ungheresi vi è il battibecco fra governo tedesco e la Casa Bianca. Dopo aver specificato che il cancelliere Merz non ha preferenze verso nessuno dei candidati, il suo portavoce Sebastian Hille ha accusato di “ipocrisia” il vicepresidente americano JD Vance. Quest’ultimo aveva a sua volta denunciato le interferenze UE nella campagna elettorale, ma potrebbe aver interferito lui stesso con la sua recente visita a Budapest.

Bisogna però precisare che il mainstream statunitense non è certo tenero con Orbán: lo Washington Post lo bolla di “estremismo di destra” e ne pronostica la sconfitta, mentre il New York Times a sua volta spiega entusiasta la possibilità di una sua débâcle. A Berlino però dovrebbero ricordarsi di quando nel novembre 2024 il deputato del Bundestag Michael Roth insieme ad colleghi di vari Paesi UE aveva arringato la folla di Tbilisi per incitare i georgiani a “resistere” a un governo democraticamente eletto… Lo slogan di Roth era Se voi vincete, noi vinciamo, se voi sopravviverete, noi nella UE sopravviveremo. Non era ingerenza, questa?

I sondaggi e gli esperti

Un altro metodo ben collaudato per indirizzare l’opinione pubblica sono i sondaggi. Ed ecco che proprio a ridosso del voto esce una ricerca dello European Council on Foreign Relations (ECFR) secondo cui 52% degli ungheresi credono fermamente che il Paese dovrebbe restare nella UE, il 25% lo sostengono con più moderazione, mentre il 16% vorrebbe uscire dall’Unione. Il media statale tedesco Deutsche Welle si pone una domanda assolutamente innocente e imparziale: “Perché così tanti ungheresi vogliono un cambio di governo?”. Si tirano in ballo gli “esperti”, è ovvio: la maggioranza assoluta dei magiari è scontenta di tutto, dall’economia alla sanità, e il sistema di voto è iniquo. E proprio perché il complottismo è soltanto quello degli altri, si cita pure un fantomatico “deep state” di Orbán che potrebbe sabotare un governo guidato dal suo avversario.

Parola d’ordine: screditare

Infine, la solita solfa delle interferenze russe e lo spauracchio dell’estremismo nazionalista. Che Orbán stringa pubblicamente la mano a Putin non è uno scoop, ma un fatto diplomatico persino banale se si considera che Budapest acquista petrolio da Mosca con un contratto a cui Bruxelles ha concesso l’avallo. Che questo faccia dell’Ungheria il cavallo di Troia del Cremlino dentro l’Unione Europea è solo una speculazione politica, mentre per i magiari si tratta di sicurezza energetica, una questione di interesse nazionale.

E ad Euractiv che evidenzia come l’autocrate Orbán sia al potere da ben 16 anni andrebbe ricordato che tre dei campioni delle democrazie liberali come Merkel, Rutte e Macron non sono da meno: la cancelliera è rimasta in carica 16 anni, l’ex premier olandese per 14 e monsieur le Président è sul trono già da 9. Quando poi bollano Orbán come campione “dell’estrema destra europea” per aver radunato a marzo i leader di vari partiti nazionalisti, si provi a immaginare come possano definirsi di “estrema destra” due dei presenti come Matteo Salvini o Marine Le Pen.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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