La profezia di Emmanuel Todd: “L’Occidente va verso la sconfitta”

La profezia di Emmanuel Todd: “L’Occidente va verso la sconfitta”

19 Febbraio 2026 0

L’Occidente è destinato ad una sconfitta economica, culturale ed infine geopolitica. Ne è convinto Emmanuel Todd, antropologo, storico e sociologo francese, balzato alla ribalta intellettuale mondiale in seguito al crollo dell’Urss, da lui prevista già nel 1976 all’interno del suo saggio ‘Il crollo finale’. Nella sua ultima fatica editoriale ‘La sconfitta dell’Occidente’, il saggista francese argomenta dettagliatamente e su più fronti la sua nuova audace profezia: emblema di questa corsa verso il baratro del cosiddetto mondo Occidentale sono gli Stati Uniti.

Per Todd ‘il pesce puzza dalla testa’ e perciò imputa principalmente alle scellerate influenze di Washington sul globo degli ultimi 30 anni l’ormai irreversibile declino di tutto l’Occidente. Ciliegina sulla torta di questo sfacelo sarebbe, secondo lo studioso, la trappola della guerra in Ucraina, in cui gli Stati Uniti avrebbero gravi responsabilità, oltreché nessuna chance di vittoria.

Le tesi di Todd sono corroborate in tutto il volume da analisi dettagliate di numerosi dati e tabelle, come il crollo demografico, la scomparsa o meno dell’elemento religioso nelle società, le differenze a livello globale delle strutture familiari ed infine il trionfo del nichilismo nei Paesi cosiddetti avanzati.

I dieci shock della guerra in Ucraina

Nell’introduzione al libro l’autore prende di petto la questione guerra in Ucraina, elencando dieci sorprese che il conflitto ha riservato a tutti gli attori in campo.

  1. Il ritorno della guerra in Europa
  2. Lo scontro diretto tra Stati Uniti e Russia
  3. La resistenza militare ucraina
  4. La tenuta economica russa nonostante le sanzioni
  5. L’assenza di autonomia politica dell’Europa
  6. Il bellicismo britannico contro Mosca
  7. Il nuovo militarismo scandinavo
  8. L’incapacità americana di produrre armi sufficienti
  9. L’isolamento ideologico dell’Occidente
  10. Una sconfitta occidentale dovuta alla propria implosione

La Russia di Putin vista da Todd

Nelle prime pagine dal suo lavoro Todd analizza in profondità la Russia di Putin: nata dalle ceneri di un Impero in disfacimento (l’ex Urss), la Russia di Vladimir Putin ha saputo riprendere in mano il proprio destino di nazione, dopo un periodo di  anarchia e speculazioni finanziarie di vari oligarchi, anche stranieri. Come fa notare Todd, l’ascesa al potere del ‘nuovo zar’ è coincisa con un abbassamento dei suicidi, della criminalità, un innalzamento della aspettativa di vita e un netto calo della mortalità infantile (quest’ultima una sorta di ‘mantra’ per Todd per valutare lo stato di salute di una società n.d.r).

Il saggista francese ironizza sul fatto che un Paese che dovrebbe essere alle corde per le sanzioni Occidentali abbia in realtà un tasso di mortalità infantile inferiore a quello della grande potenza a stelle e strisce. Anche in campo agricolo l’era Putin ha significato per la Russia un avanzamento significativo, al contrario della stagnazione in questo settore degli americani. Secondo l’autore la propaganda Occidentale si sgretola ogniqualvolta si guardino i dati della Russia: il Paese guidato da Putin, ad esempio, sforna il triplo degli ingegneri rispetto agli Usa.

Demografia, cultura e guerra: la logica dell’“operazione speciale”

Per Todd il leader del Cremlino ha deciso con precisione quando dare il via all’operazione speciale in Ucraina, conscio di poter neutralizzare le ulteriori sanzioni che sarebbero arrivate: quelle seguite all’annessione della Crimea nel 2014 hanno infatti insegnato a Mosca come compiere una serie di riconversioni economiche e a ritagliarsi una nuova autonomia rispetto al mercato occidentale.

Anche sotto l’aspetto geopolitico, la guerra in Ucraina non ha portato secondo l’autore ad un isolamento internazionale russo, ma al contrario ha aiutato la Russia a diventare un punto di riferimento per molte nazioni, a partire dai Paesi Brics fino ai Paesi musulmani, vista l’insensata posizione americana e Occidentale a favore di Israele sul genocidio in corso a Gaza.

L’adesione dei Russi alla linea del loro leader è per lo studioso francese perfettamente spiegabile col tipo di società patrilineare, autoritaria e comunitaria che permise a suo tempo una forte e rapida diffusione del comunismo: il grande abbaglio dell’Occidente starebbe quindi nel credere che la democrazia liberale sia il naturale traguardo di qualunque società e che sia addirittura possibile esportarla con la guerra.

Il grande abbaglio dell’Occidente

Per Todd lo sviluppo del governo di un Paese è spiegabile piuttosto guardando ad aspetti antropologici culturali come le strutture familiari o le religioni: ecco perché ad esempio il comunismo trionfò in Vietnam, ma non in Malesia né in Thailandia; o perché nella Russia post sovietica si siano mantenuti forti caratteri comunitari nonostante l’introduzione dell’economia di mercato.

A differenza di quanto sostenuto dalla propaganda Occidentale, per Todd Putin ha scelto scientemente in Ucraina di portare avanti un’operazione speciale con un numero limitato di uomini, invece della classica guerra di invasione, in relazione al fatto che la Russia è un Paese in contrazione della popolazione: l’utilizzo nel conflitto delle milizie cecene, dei soldati nordcoreani o dei mercenari di Wagner va proprio in questa direzione. Secondo l’autore la finestra utile per una vittoria russa del conflitto è di 5 anni, ovvero prima che la mancanza di uomini abili alla guerra possa divenire un problema di stabilità sociale per la società russa.

L’“enigma ucraino”: perché Kiev resiste

Dopo aver analizzato la Russia, Todd si concentra sull’Ucraina, o meglio, su ‘L’enigma ucraino’. Come ha fatto una società, da tutti giudicata in disfacimento, a resistere così bene alla offensiva russa? Il crollo della natalità , l’abuso della gravidanza surrogata a scopo di lucro e l’anarchia seguita al colpo di Stato di Maidan erano infatti la certificazione per il sociologo francese di uno Stato fallito, un tragico epilogo scaturito da un mix tossico di neo-liberismo e sovietismo.

L’autore sottolinea come l’Ucraina non sia la Russia, e la sua struttura familiare sia più individualistica e meglio disposta nei confronti della figura della donna. In altre parole una società per molte caratteristiche più favorevole alla democrazia liberale rispetto a quella russa. Analizzando la rete urbana ucraina Todd rimarca come questa sia storicamente ben diversa da quella russa ed abbia impedito la formazione di una vera borghesia e successivamente di una classe media, lasciando campo libero al nazionalismo più spinto, prima durante la Seconda Guerra Mondiale e poi oggi con il conflitto con la parte russofila del Paese.

Le ragioni profonde del conflitto tra Centro Ovest e Sud Est ucraino

Lo storico francese osserva come l’Ucraina sia sempre stata divisa nettamente in due parti al proprio interno, un centro – ovest contro il sud – est, ovvero la parte rivendicata da Mosca dove la presenza russa ha sempre fatto la differenza: indicativa in questo senso la cartina inserita nel libro sulle elezioni pre ‘Maidan’ del 2010, con un Ovest e centro Paese tutto schierato per la candidata filo europea Timosenko e la parte meridionale ed orientale plebiscitaria verso il filo russo Janukovyc.

A spaccare definitivamente il Paese ci ha pensato il colpo di Stato ‘Euro Maidan’, creando di fatto un muro tra le due Ucraine: indicativa anche qui la cartina sull’astensione al voto del 2014 proprio nei territori oggi contesi con la Russia, ormai consci dell’abbandono da parte del governo di Kiev. Interessante a tal proposito anche la tabella con la provenienza geografica della èlite politica e militare ucraina post 2014, con una sovrarappresentazione delle regioni russofobe. Il capitolo si chiude proprio con la spiegazione di come la russofobia ucraina si sia incrociata fatalmente col nichilismo di una società allo sbando e di una nazione senza Stato.

Secondo Todd, fomentato dai partner Occidentali, il presidente Zelenskij sta conducendo il suo Paese alla catastrofe per l’assurda rivendicazione di pezzi di territorio da sempre estranei al nazionalismo ucraino. Pensa il presidente Ucraino di poter sconfiggere la Russia e riconquistare i territori persi?  Per l’autore si tratta di un’assurdità degna del nichilismo più esasperato, che porta semplicemente ad ignorare la realtà dei fatti.

L’Europa orientale tra russofobia e identità incompiuta

Nella parte centrale del libro l’autore cerca di comprendere la russofobia e l’europeismo spinto dei Paesi dell’Est ex sovietici e dei Paesi Baltici. Todd chiarisce subito che, eccetto per la Cecoslovacchia, si tratta di realtà in cui la democrazia liberale non è certo una tradizione, da qui lo stupore per quanti considerino ‘naturale’ l’ingresso di questi Paesi nel contesto Ue e nella Nato.

Sono numerose in effetti le stranezze che Todd individua nell’Europa orientale. A partire dall’Ungheria, ‘la baracca più allegra del campo’ in quanto ferocemente anti sovietica durante la guerra fredda, ma oggi quasi più vicina alla Russia che alla Ue. Altrettanto singolare risulta in chiave anti-russa  l’amore tra Ucraina e Polonia, visto che la prima ha storicamente sempre sottomessa la seconda.

I dati

L’autore spiega come anche sotto l’aspetto storico, sociologico e industriale l’Europa dell’Est  non abbia molto a che spartire con l’Occidente. Un chiaro sintomo del sottosviluppo dell’Est nel recente passato rispetto all’Europa dell’Ovest è per Todd rappresentato dalla sovrarappresentazione degli ebrei tra gli esponenti della piccola borghesia. Ecco qualche dato.

Intorno al 1930 in Ungheria gli ebrei erano il 5% della popolazione, a Budapest il 35%; nella più progredita Cecoslovacchia, il 2,5 % della popolazione complessiva e il 4% di Praga. In Germania, epicentro dello sterminio nazista, solo 0,75%. Ovviamente questi Paesi furono annientati nella loro classe media durante le persecuzioni della seconda guerra mondiale e l’arrivo dei sovietici in realtà pose le basi per una ripresa, in primis nel campo dell’istruzione e poi nello sviluppo tecnico industriale.

Quindi perché tanta russofobia? Todd non arriva ad una spiegazione univoca, ma sottolinea un dato comune a tutto l’Est Europa: le loro classi medie sono indiscutibilmente state forgiate dal comunismo e, una volta liberate da esso, hanno messo il loro proletariato al servizio del capitalismo occidentale.

Cos’è davvero l’Occidente secondo Todd

Nel quarto capitolo del libro il saggista prova definire cosa sia l’Occidente. A differenza della Russia, che ha trovato un suo equilibrio interno e nel Mondo, Todd scrive senza mezzi termini di un Occidente in crisi su tutti i fronti. Osserva inoltre la coesistenza di due Occidenti, uno liberale e uno autoritario: come si può dire che l’Occidente sia storicamente liberale visto che ha partorito il fascismo, il nazismo e il militarismo giapponese? E le attuali democrazie Occidentali, in che condizioni di salute versano in realtà?

Il populismo dilagante mostra una classe politica di élite non più in grado di rappresentare una massa che sta perdendo sempre  più la propria identità nazionale e sociale (l’annientamento della classe media n.d.r.). Todd sottolinea come il politico e il giornalista siano nelle democrazie occidentali le due professioni meno rispettate. Per l’autore oggi non si stanno sfidando un modello di democrazia contro una dittatura, ma qualcosa di molto più sfumato, ovvero oligarchie liberali Occidentali contro la democrazia autoritaria russa.

Le ossessioni occidentali

Il sociologo francese ironizza sull’ossessione per la protezione delle minoranze in Occidente, osservando che la minoranza meglio protetta in verità sia quella dei ricchi. In Russia, invece, nessuna minoranza è protetta, né gli omosessuali, né gli oligarchi, dopo la stretta di Putin su quest’ultimi.

L’autore osserva inoltre come nelle società Occidentali siano spariti anche i costumi democratici, per cui i meglio istruiti si ritengono superiori agli altri e le élite non rappresentano più il popolo. ‘Essendo le elezioni una procedura ancora in vigore – scrive il saggista francese – il popolo deve essere tenuto fuori dalla gestione economica e dalla distribuzione della ricchezza; in sostanza, deve essere ingannato’.

Ormai per Todd le elezioni sono come delle rappresentazioni teatrali. E se si pensa alla figura meschina del governo greco Tsipras rispetto alla Trojka Ue, si comprende esattamente il suo punto di vista.

Il nichilismo come malattia dell’Occidente

A questo cortocircuito della democrazia rappresentativa in Occidente, l’autore somma un altro fenomeno, quello dell’atomizzazione sociale, della polverizzazione delle identità, che interessa tutti i livelli della società. Un grande contributo a questo caos, anticamera del nichilismo, viene attribuito alla scomparsa della religione. L’autore parla di tre stadi di questo fenomeno: attivo, zombi e zero.

Finché la religione cristiana in Occidente è rimasta allo stadio zombi, ovvero si celebrano ancora matrimoni e si battezzano i figli, sebbene non si frequentino le funzioni, Todd nota una tenuta della società e della politica che dovrebbe rappresentarla. A partire dagli anni Duemila, con l’avvento del ‘matrimonio per tutti’ e delle teorie gender (una negazione della realtà biologica per Todd), il Cristianesimo in Occidente raggiunge lo stadio zero, aprendo le porte ad un nichilismo senza freni.

Questa deriva per l’autore inizia da un equivoco degli anni ’60:  a convinzione che l’individuo sarebbe stato più grande una volta liberato dal collettivo. L’autore su questo tema professa un autoironico mea culpa, avendo evidentemente appoggiato in gioventù il ’68 francese. ‘E invece – sottolinea il saggista – è esattamente il contrario. L’individuo può essere grande solo attraverso una comunità. Da solo, è destinato per natura a ridursi’. Sparita la religione, sparite le grandi ideologie, oggi l’uomo Occidentale sperimenta un grande vuoto e si sta rimpicciolendo. ‘Stiamo diventando una moltitudine di nani mimetici – chiosa Todd – che non osano più pensare con la propria testa, ma che si dimostrano capaci di intolleranza tanto quanto i credenti di un tempo’.

L’Europa subordinata agli Stati Uniti

Per l’autore nella guerra in Ucraina ‘l’Unione Europea è scomparsa appresso alla NATO, oggi più che mai asservita agli Stati Uniti’. Todd sottolinea come in fondo siano i nuovi poveri europei (una classe media sempre più in declino) a pagare il prezzo delle sanzioni alla Russia, che hanno portato ad una fiammata generalizzata dell’inflazione e un colpo forse fatale al sistema produttivo del Vecchio Continente.

Secondo Todd non vi sono inoltre dubbi sui responsabili del sabotaggio del gasdotto russo Nordstream: attacco deciso da Washington ed eseguito dalla Norvegia, nazione  che non ha aderito alla Ue ma che è nella Nato, oltre ad avere molti interessi ad una impennata dei prodotti energetici.

Il ricatto dell’NSA

Nel descrivere il graduale asservimento dell’Europa agli Usa, l’autore ricorda un altro elemento fondamentale: la fine del segreto bancario in Svizzera. Questo ha comportato la fine dell’indipendenza delle oligarchie europee, oggi costrette a mettere i propri soldi e la propria privacy nella mani di Washington e del suo potente apparato di spionaggio informatico NSA: indicative in questo senso le rivelazioni sulle intercettazioni della potente politica tedesca Angela Merkel.

Todd cita l’esperto di America Latina Philippe Chapelin per dire che ‘le élite europee stanno andando incontro ad una sottomissione di tipo latinoamericano’. L’autore osserva inoltre come il declino degli Usa e la loro influenza sull’Europa vadano di pari passo, arrivando a dire che:

Se scaviamo nell’inconscio della Nato, scopriamo che il suo apparato militare, ideologico e psicologico non esiste più per proteggere l’Europa occidentale, ma per controllarla.

Il caso britannico e il nuovo militarismo del Nord Europa

L’affondo più duro del libro, dopo quello contro gli Usa, è sicuramente quello riservato alla Gran Bretagna, il cui bellicismo è definito triste e comico. Per Todd il fervore inglese nella guerra nella lontana Ucraina si spiegherebbe come un rimorso per la Brexit, un goffo tentativo di rientrare nei giochi di quell’Europa da cui è voluta uscire.

Anche per la Gran Bretagna l’autore ricorre ai suoi parametri sociologici classici (religione, istruzione, composizione etnica della società e della forza lavoro) ed arriva a definirlo un Paese imploso, nel quale a guidare la politica o a svolgere la professione medica sono ormai non Britannici di origine. Un Paese quindi senza più una chiara identità e con un’aspettativa di vita in calo, esattamente come negli Usa.

La deindustrializzazione in stile americano ha portato specularmente come al di là dell’Atlantico ad una eccessiva finanziarizzazione dell’economia, con una privatizzazione di asset fondamentali come acqua e ferrovie. Campione in questo senso il laburista Tony Blair, che si lasciò pure coinvolgere nella seconda guerra del Golfo Americana, quella delle ormai celebri provette false sventolate da Colin Powell alla Conferenza Onu.  Per Todd si tratta perciò di un Paese imploso a livello politico, sociale e presto anche economico, una nazione in preda ad un nichilismo crescente, che si traduce in furia bellica.

Le teste di ponte Usa a Nord

Per quanto riguarda il bellicismo della Scandinavia Todd scrive di una vera sorpresa, prima di analizzarne le possibili motivazioni. Danimarca e Norvegia sono per l’autore francese le teste di ponte Usa in Europa: entrate nelle Nato ben prima della guerra ucraina,i due Paesi Scandinavi si sono adoperati in varie occasioni come meri esecutori dei voleri di Washington.

Oltre al già citato sabotaggio del gasdotto Nord Stream, Todd ricorda come la Danimarca abbia su una propria isola un centro operativo della NSA, quella che spiò, tra gli altri, politici del calibro della Merkel; Norvegia e Danimarca hanno inoltre prestato i loro primi ministri Stoltenberg e Rasmussen alla presidenza Nato. Interessante anche il rapporto che Todd ipotizza tra femminismo scandinavo e fervore bellicista contro la Russia: un accumulo tossico di mascolinità spesso accompagna il femminismo più spinto.

Gli Stati Uniti: potenza finanziaria, non produttiva

Nelle parti finali del libro torna protagonista l’America, analizzata in modo approfondito, per capire la vera natura della sua oligarchia e la sua propensione al nichilismo. Todd descrive un Paese come un’isola sicura, che ha finito però per dipendere sempre di più dal resto del mondo: la perdita di queste risorse esterne significherebbe il crollo della società americana, ormai non più strutturata sulla produzione, ma al contrario arroccata sul dominio in ambito finanziario, anche grazie al dollaro come bene rifugio da svariati decenni.

Scrive Todd:

Nell’America di oggi vedo un pericoloso vuoto di pensiero e di idee, condito dall’ossessione per il denaro e il potere, i quali non possono essere in sé fini, dei valori. Questo vuoto conduce all’autodistruzione, al militarismo, a una negatività endemica, in sostanza al nichilismo.

Ecco spiegato quindi perché chi esce dai licei americani finisca per fare lavori a contatto col denaro (avvocati, alta finanza, assicurazioni ecc.) piuttosto che cimentarsi in materie legate alla produzione come l’ingegnere. Se la Russia forma tre volte tanto ingegneri rispetto agli Usa, condanna questi ultimi ad attingere all’import di cinesi e indiano per questa professione. Il nichilismo americano Todd lo ravvisa anche laddove ad un aumento della spesa sanitaria corrisponde un abbassamento delle aspettative di vita: lo scandalo dei medici che prescrivevano con leggerezza oppioidi e la successiva strage per fentanyl sono citati come esempi emblematici del nichilismo della società americana.

Da Pil a Pir

Secondo l’autore non è corretto parlare di Pil negli Usa, ma sarebbe più corretto parlare di Pir (Prodotto Interno Reale), in quanto di produzione vera e propria ce ne sarebbe davvero poca. ”Nel 2020 – spiega Todd – il Pil includeva anche, come valore aggiunto, il lavoro di 15.140 economisti americani, in gran parte sacerdoti della menzogna, il cui salario medio annuale è di 121.000 dollari. Che valore ha il Pil americano una volta svuotato dell’attività di questa massa di parassiti che non corrisponde a un vera produzione di ricchezza?’.

La carenza di figure in ambito tecnico scientifico rappresenta tra l’altro un grande problema per una nazione che vuole primeggiare in campo militare. ‘Non si vince una guerra – chiosa ironicamente Todd – imponendo al nemico sanzioni economiche o bloccando i suoi conti. E in Ucraina continuano a mancare munizioni’.

‘La banda di Washington’

L’autore passa poi ad analizzare a fondo quella che lui chiama ‘la banda di Washington’, ovvero l’élite oggi al potere negli Usa. Tramontato il potere Wasp (White Anglo Saxon Protestants n.d.r), nelle stanze che contano Todd vede il nichilismo e la rovina americana perfettamente incarnata dalle ultime ‘folli’ amministrazioni, il rozzo Trump da un lato e l’annebbiato Biden dall’altro: in mezzo alle varie amministrazioni nuota una ridda di personaggi dell’establishment geopolitico senza ormai alcun ideale politico o valore morale, pronti a saltare sul carro del vincitore.

Emblematica la famiglia Kagan: Robert, figlio del professore di storia della guerra a Yale Donald, è uno dei più scalmanati e violenti sostenitori del neoconservatorismo ( ‘gli europei sono degli smidollati’, ‘gli europei sono fascisti’, ‘in tutti i casi, l’esercito americano avrà il compito di insegnargli a vivere’); sua moglie è nientemeno che Victoria Nuland, ex sottosegretaria di Stato del democraticissimo Obama, incaricata dei rapporti con l’Ucraina e con  l’Europa (celebre la sfuriata telefonica ‘fanculo la Ue’  catturata in un famoso audio n.r.d). Todd nota anche con un po’ di inquietudine che le personalità americane più influenti nella gestione dell’affaire Ucraina, appunto la Nuland e Antony Blinken hanno antenati recenti ebrei ucraini. Come riescono ad assistere con tanta cinica disinvoltura al martirio inutile del Paese dei loro avi?

L’isolamento occidentale dal “resto del mondo”

Nell’ultimo capitolo l’autore spiega perché il Resto del mondo, ovvero tanti Paesi non ‘Occidentali’, abbiano scelto di stare con la Russia nel conflitto Ucraino. Per Todd la spiegazione non è assolutamente riducibile alle convenienze geopolitiche (come ad esempio i Brics), ma affonda le radici nella storia e nell’antropologia, a partire dallo sfruttamento economico del mondo da parte dell’Occidente.

Oggi la Russia, come del resto la Cina, attraverso un soft power fatto di infrastrutture nei Paesi meno sviluppati, è diventa un punto di riferimento, anche per una sorta di rivalsa anti- Occidentale. Tutto il mondo ha visto del resto l’efficacia delle guerre e delle sanzioni volute da Washington e portate avanti negli anni recenti con gli alleati europei dove hanno portato: dalle guerre in Iraq e Afghanistan, passando per le sanzioni al Venezuela, i popoli di quei Paesi hanno sofferto ma i regimi non sono crollati. Anzi, i talebani sono più forti di prima e Maduro è da tempo al fianco di Putin.

l’Occidente sconfitto da sé stesso

Todd conclude il suo libro ritornando alla domanda iniziale: come gli Stati Uniti sono finiti nella trappola Ucraina? Un primo indizio lo storico francese lo ravvisa già nel periodo successivo al crollo del Muro, scambiato per un successo americano, piuttosto che una implosione sovietica. In realtà quel crollo ha rimesso in moto la Storia, con una Russia che si è ripresa forse in maniera inaspettata e che non ha tollerato l’ipertrofia assunta dalla Nato negli ultimi anni: Putin, secondo Todd, è sempre stato chiaro su quale fosse la linea rossa da non oltrepassare.

D’altra parte uno dei principali interessi Usa per il controllo del Vecchio Continente è stato il tenere la Germania separata dalla Russia e la guerra ucraina ha offerto loro un’occasione imperdibile.

Il dato paradossale, secondo l’autore, è che gli Usa degli ultimi anni hanno in realtà ridotto la spesa militare. Perché allora imbarcarsi in un’avventura come quella ucraina? Todd ricorre ancora al nichilismo come spiegazione: ‘Se vogliamo anticipare le scelte strategiche dell’America, dobbiamo allora abbandonare con la massima urgenza l’assioma della razionalità. Gli Stati Uniti non cercano guadagni, dopo averne valutato i costi. Nel villaggio di Washington, terra di stragi con armi da fuoco, nell’era della religione zero, l’impulso primario è solo il bisogno di violenza’.

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Infografica – La Scheda del Libro “La Sconfitta dell’Occidente” – Fazi Editore
Fabio Grosso
fgrosso

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