L’Ungheria impone la sua sovranità nelle scelte energetiche rispetto alla UE
Dal viaggio a Mosca il premier magiaro Viktor Orbán ha ottenuto la conferma delle forniture energetiche dalla Russia anche per il 2026. Non è stata solamente una visita di carattere commerciale, ma anche l’occasione per ribadire la propria sovranità in ambito energetico e di politica internazionale, come poi sottolineato dal Ministro degli Esteri ungherese.
Da Washington a Mosca per avere energia
Orbán si era recato alla Casa Bianca all’inizio di novembre per chiedere una deroga per l’importazione di petrolio russo. E l’ha ottenuta. Così ha dichiarato che il successivo passo logico sarebbe stato quello di garantire che le forniture continuo ad affluire senza interruzione e a un costo accettabile. La scorsa settimana è dunque volato a Mosca per parlare personalmente col presidente russo Vladimir Putin di questo e di altri temi. L’Ungheria rischiava in effetti un serio contraccolpo economico dalle sanzioni che gli USA hanno messo a ottobre sulle compagnie petrolifere russe Lukoil e Rosneft. Ma Trump ha detto di aver compreso le “difficoltà” a cui sarebbero andato incontro uno dei suoi più stretti alleati europei, dunque gli ha concesso un’esenzione annuale.
Budapest potrà quindi comprare ancora petrolio e gas dalla Russia. Qualcosa che Orbán definisce “vitale” per il Paese, che è privo di sbocchi sul mare e dunque di porti a cui far attraccare tanker e metaniere. Il premier magiaro spiega che non si tratta di schieramenti ideologici, ma di sopravvivenza economica. L’incontro con Putin è stato favorevole sotto questo punto di vista, perché l’Ungheria sarà ancora cliente della Russia anche nel 2026. Nel 2024 il greggio russo costituiva l’86% delle importazioni magiare, mentre quest’anno è salito al 92%, con 8,5 milioni di metri cubi. Sono invece 7 i miliardi di metri cubi di gas naturale che nel 2025 ha importato dalla Siberia.
Futuro vertice di pace a Budapest?
Nell’incontro a Mosca i due leader hanno anche parlato degli sforzi di pace sull’Ucraina insieme agli Stati Uniti. Putin ha lodato la posizione di Budapest in quanto “bilanciata”, mentre Orbán ha ribadito la disponibilità ad ospitare quel secondo storico summit con Trump che a ottobre era stato rimandato. Putin non ha escluso tale possibilità, mentre attende in settimana l’arrivo dell’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff per proseguire la discussione sul piano Trump. Il premier magiaro ha espresso la speranza che le proposte di pace sul tavolo portino finalmente a una tregua e poi alla pace. Da tempo suggerisce infatti l’opzione di un cessate-il-fuoco, senza però approfondire gli aspetti relativi all’integrità territoriale dell’Ucraina o alle garanzie post-belliche per la sicurezza di Kiev e della stessa Russia.
Liberi dall’ideologia energetica di Bruxelles
Da tempo Budapest si è messa di traverso rispetto al programma UE di eliminare completamente le importazioni di idrocarburi dalla Russia entro fine 2027. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha definito questo piano di Bruxelles come una politica energetica di stampo “ideologico”, che l’Unghiera non accetta. Il governo magiaro mette infatti al centro della sua azione il garantire la propria sopravvivenza economica ed energetica, minacciata da problemi non solamente di carattere infrastrutturale, ma soprattutto politico. Secondo lui, i decisori di Bruxelles non sono più capaci di risolvere le questioni relative all’energia fondandosi sul buon senso, ma ricorrono sistematicamente a scelte ideologiche che castrano in partenza qualsiasi tentativo dei Paesi membri di diversificare o di trovare il proprio equilibrio.
O almeno è questo ciò che è accaduto all’Ungheria, che si è vista negare la richiesta di aumentare la capacità delle infrastrutture gasifere sud-orientali dell’Unione. Inoltre nota come Bruxelles sia per principio contraria alla produzione di forme di energia, ad esempio quella nucleare. Per Szijjártó occorre “ritornare al significato originale dei concetti basilari” dell’Unione Europea e delle sue politiche. Diversificare è importante e vuol dire avere più rotte di approvvigionamento, non di meno, e avere energia a un costo più basso, non più alto. A proposito della visita di Orbán al Cremlino, ritiene che “molti cercano di fraintenderla o interpretarla male”. In un video pubblicato sulla sua pagina Facebook ha dichiarato che si è trattato di un atto di “politica estera sovrana”, che dunque non richiede permessi preventivi da parte un’organizzazione sovranazionale come la UE.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


