Fiori nei cannoni Ue

Fiori nei cannoni Ue

1 Marzo 2025 0

Sono due le notizie che tengono banco in questi giorni. Da un lato la creazione dell’esercito comune europeo, che come prima missione avrebbe l’invio di soldati in Ucraina in qualità di garanti dell’accordo di pace. Dall’altro l’applicazione da parte degli Stati Uniti di dazi al 25% sui prodotti europei. In poche parole, per il Vecchio Continente il panorama è sempre più fosco e preoccupante.

Un improbabile esercito comune

La costruzione di un esercito comune sta lacerando dall’interno la UE. Le posizioni contrastanti vi sono sia fra Stati membri che dentro le singole coalizioni che li governano. Al netto della solita retorica, manca il tempo materiale per mettere insieme un esercito comune che sia pronto e adeguato a rendersi garante della pace fra Kiev e Mosca. Forse qualcuno si ricorderà che lo scorso luglio da un’inchiesta di Radio Free Europe emerse come l’Europa non sia in grado di assicurare una capacità produttiva annuale neanche per un milione di proiettili da 155mm. Figuriamoci allora se potrà raggiungere l’obiettivo di due milioni di proiettili entro fine 2025, come era stato annunciato dalla von Der Leyen nella sua agenda per la Difesa Comune. Oggi la reale capacità produttiva della UE sarebbe pari a un terzo di quanto dichiarato. Insomma, l’artiglieria europea in un eventuale conflitto potrebbe sparare fiori, altro che proiettili…

E senza contare gli aiutini degli americani. D’altronde nemmeno loro navigano in ottime acque, dal momento che per aiutare Kiev hanno svuotato i magazzini. Infatti la guerra ucraina vede un consumo di proiettili addirittura 10 volte superiore alla capacità statunitense di produrli. Dunque non è un caso che Trump voglia la pace e che la voglia subito. Il neo presidente sta giocando col Cremlino una partita tutta economica, come peraltro ammesso da Macron durante una videoconferenza coi colleghi europei per commentare insieme l’incontro bilaterale appena svolto alla Casa Bianca. Tuttavia, ciò che sembra sfuggire al presidente francese e ai leader continentali è che un fronte di questo conflitto si è aperto anche contro la UE.

Quattro obiettivi con un colpo solo

Ecco quindi che scaricare sull’Europa i costi della difesa ucraina significa al tempo stesso costringere Bruxelles a spostare punti di PIL verso l’industria bellica, sottraendoli a comparti quali la ricerca, l’innovazione o il sostegno alle attività produttive. In un sol colpo Trump si libera di costi pesanti, indebolisce la competitività sui mercati di un grosso concorrente e magari riaprirà il mercato russo agli esportatori americani, oltre ad essersi preso il tempo e la possibilità di rimpinguare gli arsenali delle U.S. Armed Forces. Insomma, quattro obiettivi raggiunto con un’unica azione. Il ritmo e i volumi dell’assistenza militare stabiliti da Biden stavano indebolendo troppo l’America: lo ammetteva qualsiasi analista.

Tornando all’Europa, pensare che di punto in bianco si possa allestire un esercito comune è una barzelletta. I dati sui contributi alla NATO vengono truccati da diversi Stati. Per questo motivo il gioco che Trump sta conducendo porterà dei brutti risvegli nelle cancellerie europee. Perciò qualcuno a Bruxelles sta riesumando i Caschi blu per evitare di dichiarare apertamente l’amara realtà. LA NATO senza gli USA è un baraccone, anzi non esiste più. Con una responsabilizzazione della UE, Francia e Germania si scontrerebbero per la leadership civile ed economica, mentre il Regno Unito e ancora la Francia per quella militare comune. Sarebbe interessante chiedere alla von der Leyen che fine farà il welfare. Di quanto verrà tagliato? Ne parleremo nel prossimo approfondimento dedicato anche ai dazi. E voi cosa ne pensate del riarmo e dell’esercito comune europeo, fatto decurtando le spese per le politiche sociali? Attendo i vostri commenti.

Marco Fontana
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