Genocidio e diaspora bis
Se Trump rappresentava l’unica possibilità di instradare la conclusione del conflitto russo-ucraino, era altrettanto evidente che il tycoon newyorkese avrebbe costituito un problema sul fronte mediorientale. Le sue idee e i suoi rapporti con Israele erano da tempo estremamente chiari. E infatti ora è arrivata dalla Casa Bianca una proposta a dir poco agghiacciante. Durante la visita del premier israeliano Netanyahu, Trump ha affermato che il reinsediamento dei palestinesi debba essere permanente e che riguarderà tutti i cittadini di Gaza. Secondo il presidente americano:
I palestinesi non vogliono vivere a Gaza. Vivono in un inferno, nessuno vorrebbe viverci.
Perciò preme per una loro ricollocazione tra Giordania ed Egitto. Gli israeliani incasserebbero così la Striscia, che diventerebbe un loro territorio.
Una soluzione simile è altamente provocatoria e dovrebbe far riflettere sulle conseguenze terroristiche che comporta. Non puoi togliere una patria a tavolino, non puoi lasciar trucidare migliaia di persone e pensare che in futuro le generazioni che hanno vissuto tutto questo non risponderanno in qualche modo. Userò parole forti, ma dopo un genocidio di oltre 48mila civili ordinare la diaspora di un’intera popolazione appare qualcosa di veramente incredibile. Fino a quando la comunità internazionale accetterà passivamente tutto ciò? A che cosa servono le Nazioni Unite? A lanciare qualche comunicato di condanna e poi lasciare che gli Stati più potenti giochino la propria partita in proprio?
Attenzione, a mio parere quanto avvenuto il 7 ottobre 2023 meritava certamente una risposta di realpolitik, perché si è trattato di un attacco assolutamente inaccettabile. Ora però si sta superando qualsiasi limite logico. Bisogna mettere da parte le tifoserie e agire da esseri umani. Tutto questo avviene nel silenzio della comunità internazionale e pure di quell’Europa che subirà per prima gli attacchi terroristici conseguenti al ridisegnamento del Medioriente.
E c’è un’aggravante, quella di permettere alla Turchia di ricostruire il suo Impero Ottomano al solo scopo di tenerla dentro la NATO: si veda ad esempio il governo islamico in Siria che è pronto a cedere basi ad Ankara. I conti vanno fatti alla fine e se l’Occidente sconvolge il quadrante mediorientale per ricavare un beneficio immediato, potrebbe riceverne fra una decina di anni problemi ben più gravi. Un rischio del genere è palese. E voi che cosa ne pensate?

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.
