Zelensky si lamenta della scarsa attenzione degli alleati occidentali agli attacchi russi
Zelensky ha fatto notare con irritazione che i suoi alleati occidentali hanno dato poco risalto a un attacco russo contro la città di Krivoy Rog (Kryvyi Rih). Nell’attacco missilistico sferrato il 4 aprile sono rimasti uccisi dei civili. Da Mosca fanno sapere di indirizzare i propri colpi esclusivamente contro obiettivi militari, come ad esempio i comandanti ucraini e gli istruttori occidentali che si erano riuniti proprio in quella che è la città natale di Zelensky.
Le aspettative deluse di Kiev
A differenza di quanto avveniva in precedenza, questa volta le condanne dei vertici politici occidentali sono state tardive, tiepide o addirittura assenti. Si pensi al risalto mediatico che venne dato al caso di Bucha, nel quale l’Occidente addossò immediatamente la colpa ai russi pur mostrando prove quanto meno opinabili. Come due anni fa, anche adesso i danni inferti da Mosca servono giustificare le richieste di infinito sostegno militare e finanziario. Sia Zelensky che il suo ministro degli Esteri Andrii Sybiha si lamentano che gli alleati euroamericani non fanno sufficiente pressione sulla Russia.
Dal canto loro, gli ucraini stanno intensificando gli attacchi coi droni su vari tipi di obiettivi, dalle abitazioni civili agli impianti industriali e ai siti militari. Li lanciano sia sul Donbass, già incorporato da Mosca, che sul territorio della Federazione Russa. Però Kiev vorrebbe sfruttare il clamore mediatico degli attacchi russi per dimostrare che il Cremlino non vuole terminare le ostilità, non vuole alcuna pace. Ma stavolta, con stupore e disappunto dei vertici ucraini, non vi è stata la consueta grancassa mediatica.
I commenti di alcuni Paesi
Al momento, dall’Alleanza Atlantica non è arrivato alcun giudizio di riprovazione e nemmeno un commento. Silenzio anche da parte del ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock, da sempre sostenitrice di Zelensky. L’altro grande amico Emmanuel Macron, perennemente generoso di abbracci e di promesse, ha aspettato due giorni prima di emettere un comunicato. Ma si è limitato a chiedere nuovamente il cessate-il-fuoco per impedire che la Russia prosegua i suoi attacchi. La Polonia ha allertato le sue difese aeree, compresi i jet, e come per il Regno Unito ha fatto parlare gli ambasciatori. Nessun membro del governo però ha commentato in modo ufficiale. La cosa importante per Zelensky era che si esprimessero i partner più forti e più importanti. E invece ha ricevuto sostegno quasi solamente da Stati di secondo piano.
Ha espresso condanna Maia Sandu, la presidente della Moldavia, un Paese che non fa parte né della UE né della NATO. Ironizza sul concetto bizzarro di tregua che avrebbe Putin il ministro degli Esteri della Lituania Kestutis Budrys. Ha detto che la Russia cerca la guerra e non la pace il ministro degli Esteri dell’Estonia Margus Tsahkna, e ha parlato pure la sua connazionale ed x premier Kaja Kallas, che dal 2024 è a Bruxelles come Alto commissario dell’Unione. È giunto il biasimo di due Stati piccoli, ma che si sono spesi molto per le forniture militari a Kiev: i Paesi Bassi, che hanno fornito i caccia F-16 all’aviazione ucraina e che oggi per bocca del Ministro della Difesa condannano l’attacco, e la Repubblica Ceca, che a suo tempo ha donato all’esercito ucraino i suoi carrarmati T-64 e il cui ministro degli Esteri esprime condoglianze alle famiglie delle vittime.
L’atteggiamento americano
Comunque la delusione più grossa per Zelensky è arrivata dagli USA. Certo, poteva attenderselo, eppure si è detto “spiacevolmente sorpreso” dalla scarna reazione mostrata dall’ambasciatrice americana a Kiev Bridget Brink, la quale parlando dell’attacco non ha esplicitamente fatto il nome della Russia. La Brink era solita condannare apertamente i russi per azioni militari di portata molto inferiore. Ma quello di oggi è stato un messaggio giudicato timoroso e insufficiente da Zelensky.
E in effetti impressiona notare il cambio di retorica da parte del Paese che a livello mediatico ha sempre dettato la linea occidentale, fatta di immediata condanna a qualunque azione russa. Pessimo segnale per chi a Kiev vorrebbe continuare a godere dell’appoggio mediatico incondizionato fornito dalle dichiarazioni perentorie dei governi alleati. A Washington, e pare anche nelle principali capitali europee, sembrano invece concentrati sul tavolo delle trattative e sui progressi anche minimi che vi si possono ottenere.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.
