Provocazione o difesa avanzata? L’Estonia mette le truppe sul confine con la Russia

Provocazione o difesa avanzata? L’Estonia mette le truppe sul confine con la Russia

6 Ottobre 2026 0

L’Estonia ha deciso di posizionare le truppe vicino al confine con la Russia, costruendovi bunker fortificati e piazzandovi artiglieria capace di colpire in profondità. I vertici di Tallinn parlano di “difesa attiva”, ma al tempo stesso negano che il Cremlino ponga una minaccia imminente. Allora si tratta di una provocazione mascherata e di un atteggiamento aggressivo da parte degli estoni?

Una nuova strategia

Gli estoni temono che Mosca possa cogliere di sorpresa la NATO lanciando un’incursione di piccole dimensioni in uno Stato membro col quale confina. Potrebbe così trattarsi della Polonia, della Finlandia o appunto di una delle Repubbliche Baltiche. In particolare, dicono a Tallinn, se il Cremlino scegliesse il loro Paese punterebbe probabilmente su una zona ad alta densità di russofoni, come la città di Narva. Scopo di tale attacco sarebbe testare l’effettiva consistenza dell’Articolo 5 del Patto Atlantico, la norma che stabilisce il principio di difesa collettiva. L’obiezione spontanea è: perché mai i russi rischierebbero la Terza Guerra mondiale mordendo un obiettivo così limitato? E perché dovrebbero testare la tenuta dell’Alleanza senza cercare di conquistare rapidamente tutta l’Estonia, già che ci sono?

Secondo i pianificatori estoni, il nemico vorrebbe verificare la volontà degli alleati occidentali di sacrificarsi per un Paese piccolo, poco difendibile e relativamente poco importante come l’Estonia. Ma da una tale ipotesi (che somiglia in modo inquietante all’assunto di partenza di una esercitazione pericolosa in stile Able Archer) gli estoni hanno sviluppato una nuova strategia. Tallinn non dispone di un’aviazione militare o di mezzi propri per proteggere lo spazio aereo, dunque farà affidamento alla “difesa attiva”. Spiega il Ministro della Difesa: Una deterrenza credibile ci richiede di rendere impensabile un’aggressione contro di noi. Il nostro scopo è chiaro: tenere il nemico e la distruzione lontani dal territorio estone.

Lo spostamento in avanti dei soldati

La novità della scelta strategia deriva anche da un’osservazione fatta dai pianificatori estoni. Costoro hanno visto che i russi combattono fino allo stremo pur di tenere ogni metro di terreno conquistato agli ucraini. La prima cosa da fare allora sarà di resistere al massimo fin da subito e di non cedere nulla alle forze russe, altrimenti si rischia di perdere per sempre il territorio. Come afferma il colonnello Tarmo Kundla, comandante della 1ª Brigata di fanteria, dobbiamo cominciare dal confine e vincere le prime battaglie. Però l’esercito estone è piuttosto scarno e inadatto ad applicare una dottrina difensiva di questo genere.

Il totale dei soldati a disposizione è di 230mila unità, un quinto della popolazione. Poco più di 4mila uomini sono in servizio permanente, e in caso di necessità la loro cifra può arrivare a 39.500. Troppo poco per impensierire davvero i russi e impedire loro di impossessarsi con relativa facilità dei 45mila chilometri quadrati che costituiscono l’Estonia. Comunque i vertici di Tallinn hanno deciso: d’ora in poi i soldati staranno ad appena 50 chilometri dalla frontiera nella nuova base di Jõhvi. Intanto ne verrà costruita un’altra a Narva, che ospiterà 200 uomini e sarà in grado di accoglierne altri mille.

Alla minaccia russa non ci credono neanche loro…

Lo dice il Financial Times: i vertici estoni pensano sì che i russi un giorno possano attaccare, ma non nei prossimi 2 anni. Dunque c’è tempo per attrezzarsi. Lo aveva anticipato lo scorso gennaio Kaupo Rosin, direttore della Välisluureamet (VLA), l’agenzia di intelligence per l’estero: non vi sono segnali che nel 2026 Mosca intenda aggredire le Repubbliche baltiche o altri Stati membri della NATO. Bisogna essere vigili, certo, ma solo per prevenire l’espansione delle attività russe potenzialmente ostili. Insomma, a leggere le dichiarazioni degli estoni Mosca non fa così tanta paura. Anzi, è messa maluccio anche a livello economico, visto che secondo Rosin le sanzioni stanno chiaramente facendo effetto. Non vi è alcun motivo di panico, aggiunge, perché la Russia sta cercando di evitare un confronto diretto con la NATO.

L’importante è fare in modo che la situazione rimanga tale almeno finché la guerra in Ucraina non finirà. Intanto c’è tempo per armarsi e organizzarsi, ma una volta che le ostilità con Kiev termineranno, bisognerà vedersela con una macchina da guerra russa ben oliata e dotata di centinaia di migliaia di soldati ormai esperti e induriti. E ancora una volta ritorna la contraddizione di fondo: come fa la Russia ad essere pericolosa e desiderosa di aggredire un Paese vicino se teme la NATO ed è fiaccata dalle sanzioni e dalla perdita di migliaia di uomini?

Tallinn spende per armarsi

Come detto, la nuova strategia di difesa attiva è molto costosa e faticosa da mettere in pratica. Oltre a ricollocare le truppe, costruendo per loro alloggi e bunker, occorre procedere a un notevole riarmo, fa notare il colonnello Kundla. Tallinn sta già aumentando del 42% la somma destinata alla difesa, arrivando a una spesa di 2,4 miliardi di euro, cioè il 5,4% del PIL. Sta inoltre acquistando armamenti nuovi e diversi dal passato: ha infatti commissionato i lanciarazzi americani HIMARS e i missili balistici M57, che hanno un raggio di 300 chilometri, dunque largamente in grado di coprire la distanza Vyborg e soprattutto da San Pietroburgo. E della medesima gittata sono i missili dei sistemi di lancio sudcoreani Chunmoo, che Tallinn sta vorrebbe ottenere da Seul.

Estonia russofoba

Vi è pure chi adduce come giustificazione dell’ipotetico futuro assalto russo il fatto che sui media Mosca dipinga Tallinn come russofoba. Un giorno il Cremlino potrebbe dichiarare di dover difendere la minoranza russa? Chi lo sa, ma le caratteristiche geopolitiche di Ucraina e di Estonia sono ampiamente diverse. E comunque il governo estone pare piuttosto russofobo, se si considerano le misure repressive che da tempo sta attuando. Lo scorso anno, ad esempio, ha avviato una riforma scolastica con cui eliminare la lingua russa come idioma di insegnamento. I russofoni in Estonia sono il 28% e vi sono città come Narva in cui quasi tutti gli abitanti lo sono.

Eppure nella super inclusiva UE che accoglie e favorisce minoranze di ogni genere, viene ignorato il fatto che un Paese membro costringa i cittadini a prendere l’identità nazionale fin dalle prime classi di scuola togliendo loro la lingua materna. Sempre sul medesimo tema, il divieto di doppiare i contenuti audiovisivi in una lingua straniera – e cioè prevalentemente in russo – oggi viene messo in discussione dagli stessi media estoni, che hanno scritto una lettera al ministro dell’Istruzione e della Ricerca Kristina Kallas lamentando la perdita di pubblico e denunciando il fallimento di tale legge, che non riesce a conseguire l’obiettivo di proteggere e favorire l’idioma estone.

Giuliano Pellico
Giuliano Pellico

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici