Troppo complicato e troppo tardi: la licenza dei Patriot serve poco a Kiev
Trump ha stupito un’altra volta la platea di clienti, alleati e rivali con l’annuncio del 9 luglio sulla concessione della licenza di produzione dei missili Patriot all’Ucraina. Un gesto bello nel contesto della NATO, in cui ora non possono più accusarlo di ignorare le esigenze europee dell’Alleanza. Ma quale efficacia concreta avrà per Kiev? Pochissima per il britannico Telegraph, secondo cui fornire i progetti “quest’anno non salverà la vita di un singolo ucraino”.
Subito le mani avanti
Trump ha messo subito le mani avanti con Zelensky, incontrato a latere del summit NATO di Ankara: dandovi la licenza di produrvi in casa i Patriot, ha detto, “non potrete più lamentarvi che non ve ne diamo abbastanza”. Inoltre, all’iniziativa di concessione dei piani e dei permessi di fabbricazione di missili occidentali si sono immediatamente aggregati altri membri dell’Alleanza. Business per tanti, insomma, proprio in stile trumpiano. Ma a Kiev interessano quasi esclusivamente i razzi intercettori PAC-3 della piattaforma Patriot. Tutto il resto è certamente utile e gradito, ma l’elemento davvero indispensabile per la difesa anti-aerea contro l’artiglieria russa è quel tipo specifico di missile.
Bravi, ma non basta
C’è da dire poi l’industria nazionale di Kiev si è dimostrata piuttosto capace di adeguare tempi e modalità alle esigenze stringenti del conflitto. Qualcuno in Germania ha scarsa considerazione della produzione ucraina, mentre altri sono rimasti stupiti dall’inventiva e dall’efficienza dimostrata. Tuttavia sono qualità che non possono bastare nel caso dei Patriot. Secondo Thomas Withington, specialista di guerra elettronica e difesa aerea per il RUSI (Royal United Services Institute), un conto è dire “potete costruire su nostra licenza”, un altro è capire che adesso bisognerà tirare su gli impianti, formare gli addetti e infine gestire la produzione. Sono cose per le quali servono tempo, soldi e sforzi. È infatti molto più complicato rispetto agli armamenti con cui abbattere droni e missili da crociera. Per intercettare i missili balistici occorrono appunto i Patriot, che fanno gola a tanti Paesi del mondo, i quali li hanno già ordinati agli USA e ora stanno aspettando il loro lotto. Lo sottolinea Huseyn Aliyev dell’Università di Glasgow, che si chiede: per avere pronti i primi missili aspetteremo anni, dunque che utilità ha la concessione fatta da Trump?
PAC-2 o PAC-3
Nell’ultima delle sue periodiche petizioni di richiesta di armi e finanziamenti, Zelensky fa notare piccato di aver richiesto i permessi per il PAC-3 e pure per il PAC-2 già nel 2022. Oggi questi due tipi di missili sono in deficit per colpa della guerra nel Golfo Persico e l’Ucraina sta rimanendo a secco. Che adesso sia libera di produrli con la sua industria nazionale sarebbe una buona notizia, ma il fattore tempo è ciò che abbatte ogni velleità, come nota il ricercatore dell’Università di Amburgo Timur Kadyshev. Si pensi che per il PAC-2 i tedeschi ci stanno impiegando cinque anni lavorando in condizioni stabili, senza essere soggetti ai colpi dell’artiglieria russa. Con la concessione di Trump adesso serviranno almeno sei mesi soltanto per la parte burocratica della faccenda, dice Kadyshev. E una volta avviata la produzione, i russi sicuramente cercheranno di colpire le fabbriche, che dunque andranno sparse adeguatamente per tutto il Paese onde evitare che siano facile preda dell’artiglieria di Mosca.
Servono i pezzi
A proposito, serviranno anche i componenti con cui assemblare i missili. Kiev perciò dovrà firmare contratti coi fornitori dei materiali necessari. E nemmeno questo è scontato, considerando i problemi di logistica e di approvvigionamento che un po’ tutti i settori dell’economia hanno sperimentato negli ultimi mesi. Chissà, gli alleati europei magari verranno incontro anche stavolta, dato che una volta lanciata la produzione dei Patriot, l’Ucraina sarebbe l’unico Paese del Vecchio Continente a poterli fare in serie. Diventerebbe il fornitore perfetto sia per gli alleati europei che per i clienti arabi o orientali. Zelensky si dice pronto a provvedere alle eventuali esigenze dei partner, ma la priorità è sempre l’Ucraina. Adesso però servono più missili, avverte, dateci più missili, più difese antiaeree, e fate presto, perché i russi stanno intensificando i loro sforzi produttivi e bellici.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

