Presidenziali 2027, la sinistra francese cerca il suo baricentro: Glucksmann sfida Mélenchon, gli ecologisti ago della bilancia

Presidenziali 2027, la sinistra francese cerca il suo baricentro: Glucksmann sfida Mélenchon, gli ecologisti ago della bilancia

27 Agosto 2026 0

(Parigi).  È bastata la discesa repentina in campo di Raphaël Glucksmann per smuovere le acque agitate della sinistra francese. A meno di un anno dalle presidenziali, quest’ultima entra nella fase decisiva della corsa all’Eliseo senza aver risolto il dilemma che la accompagna ormai da anni: unirsi per evitare l’ennesima débacle disperdendo i voti tra le diverse ed inconciliabili anime, consegnando paurosamente il paese al Rassemblement National che già prepara un referendum per cambiare la Costituzione francese in salsa nazionalista.

I sondaggi confermano per ora un quadro molto favorevole a Marine Le Pen, nettamente in testa nelle intenzioni di voto per il primo turno delle presidenziali del 2027. Secondo un sondaggio Ifop-Fiducial citato da Le Figaro, la leader del Rassemblement National sarebbe al 36%, davanti a Édouard Philippe al 19%, mentre Gabriel Attal e Jean-Luc Mélenchon si attesterebbero attorno al 15%. Un’altra rilevazione Toluna-Harris Interactive accredita Le Pen di un consenso compreso tra il 35 e il 38%, ma segnala soprattutto la crescita di Mélenchon, dato tra il 16 e il 17% e oggi più vicino che mai alla qualificazione al secondo turno.

La scossa nel campo della sinistra

La discesa in campo di Glucksmann spariglia le carte all’interno della sinistra. Da una parte Jean-Luc Mélenchon e La France insoumise, che, attraverso strappi altisonanti, puntano sulla rottura con il sistema economico e istituzionale. LFI, con un salto nel passato, propone il ritorno dell’imposta sulla ricchezza, un prelievo minimo del 2% sui patrimoni superiori a 100 milioni di euro e la tassazione integrale delle eredità oltre i 12 milioni.

L’obiettivo è fare della redistribuzione uno dei principali terreni di scontro della campagna del 2027. Dall’altra parte c’è il tentativo di Glucksmann e del Partito socialista di costruire una sinistra socialdemocratica, europeista e di governo. Nel mezzo ci sono gli Ecologisti, attraversati dalle stesse divisioni, e il Partito comunista, intenzionato almeno per ora a difendere una propria autonomia.

I primi passi

Il primo passaggio concreto sarà la primaria della “sinistra socialista e democratica”, organizzata dal PS e da Place publique.

I due partiti hanno approvato le regole del voto, previsto in due turni il 9-10 e il 16-17 ottobre. Glucksmann, che il 23 agosto scorso ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza, sarà uno dei protagonisti della consultazione. La candidatura di Glucksmann punta a creare qualcosa di più ampio di un semplice accordo elettorale tra Place publique e il PS. L’obiettivo dichiarato è rifondare un “polo socialdemocratico” capace di occupare lo spazio lasciato libero dalla crisi del macronismo e, contemporaneamente, di contendere a Mélenchon la leadership della sinistra.

Perchè le primarie

In un’intervista concessa a Le Monde il 26 agosto, Glucksmann ha presentato la primaria non soltanto come uno strumento per scegliere un candidato, ma come il punto di partenza per una vera  rifondazione della sinistra democratica. Glucksmann sostiene di voler mobilitare decine di migliaia di elettori attorno alla consultazione e ritiene che il voto possa anche chiudere la competizione con François Hollande, che continua a lasciare aperta l’ipotesi di una propria candidatura.

Il focus green

La linea politica è volutamente netta. Glucksmann propone una sinistra europeista, ecologista, favorevole al sostegno all’Ucraina e saldamente ancorata alle istituzioni repubblicane ma senza nessuna alleanza con la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon che a suo dire spaventerebbe i mercati e le imprese.

Un altro elemento chiave è quello di voler fare della trasformazione ecologica il principale asse politico della propria candidatura, parlando esplicitamente di una “Repubblica ecologica”. La chiave di volta sarebbe l’uscita progressiva dai combustibili fossili attraverso un’accelerazione delle energie rinnovabili, l’agroecologia e un rilancio del trasporto ferroviario.

A Yannick Jadot, ormai uno dei suoi principali alleati sul fronte ecologista, Glucksmann ha affidato il compito di infatti di elaborare i primi cento giorni di questa trasformazione nel caso di una vittoria presidenziale. Insomma secondo Glucksmann, una futura maggioranza dovrebbe invece poggiare su socialisti, ecologisti e comunisti. La sua scommessa è che esista in Francia uno spazio elettorale per una sinistra fortemente redistributiva e ambientalista, ma riformista nel metodo, europeista e rassicurante sulla politica internazionale.

La lotta interna socialista

Intanto il segretario del PS Olivier Faure sa che una parte del partito considera ancora necessaria qualche forma di convergenza elettorale con il resto della sinistra (LFI soprattutto). Dietro la primaria, dunque, si gioca anche una battaglia interna al socialismo francese: non soltanto scegliere un candidato, ma decidere definitivamente quale rapporto mantenere con la sinistra radicale. Glucksmann conferma anche l’adesione all’obiettivo della cosiddetta tassa Zucman sui grandissimi patrimoni, pur introducendo una distinzione sulla sua applicazione alle imprese tecnologiche in crescita. Questa proposta si inserisce in un clima di crescente preoccupazione del mondo economico.

Una vasta consultazione OpinionWay per la Confindustria francese, la Medef, condotta su quasi 66.000 dirigenti, mostra che l’82% si dichiara pessimista sull’impatto che la politica economica del prossimo presidente potrebbe avere sulla propria impresa. Le priorità indicate dagli imprenditori vanno nella direzione opposta rispetto a gran parte della sinistra: riduzione di imposte e contributi, contenimento della spesa pubblica, semplificazione e stabilità fiscale. È su questo terreno che Glucksmann tenta di costruire una posizione distinta dall’arringatore di folle Mélenchon: finanziare la transizione ecologica e la redistribuzione senza rompere con l’economia di mercato, sostenendo al tempo stesso una politica industriale europea.

Marco Cesario
Marco Cesario

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