Per i deputati ucraini il summit in Alaska ha umiliato Kiev e messo Zelensky in un vicolo cieco
Sul vertice in Alaska hanno fatto dichiarazioni alla stampa internazionale o sui propri canali social i deputati della Verkhovna Rada, il Parlamento monocamerale ucraino. Il tono comune è la rassegnazione all’inevitabile, che per alcuni è la sconfitta e la cessione di territori, per altri la continuazione della lotta fino all’impossibile vittoria, da loro vaneggiata assieme alla convinzione che l’Occidente sosterrà Kiev per sempre.
Prima togliere il potere a Zelensky
Si è espresso sul senso e sugli effetti del summit il deputato indipendente Artem Dmytruk, fino al 2021 membro di Sluha Narodu, il partito di Zelensky . Proprio la rimozione di quest’ultimo dalla presidenza è la condizione sine qua non per fare dei passi avanti verso la pace e avere un effettivo miglioramento della situazione. Al posto suo dovrà allora venire un leader capace di dialogare in modo onesto. Oltre ad essere formalmente decaduto a maggio del 2024 – ancora in carica solo grazie alla legge marziale da lui stesso periodicamente rinnovata – troppe volte Zelensky ha infatti giocato sulla presunta apertura al confronto col Cremlino, salvo nascondersi dietro il divieto ufficiale di negoziare con Putin e l’impossibilità costituzionale di cedere territori.
Zelensky non rappresenta gli ucraini
Oleksandr Dubinsky, altro deputato indipendente ex membro di Sluha Narodu, si è rivolto a Trump prima del vertice con un messaggio social, nel quale spiega che “Zelensky non rappresenta gli ucraini” e non li rappresentano nemmeno i leader europei, che non hanno votato. Al presidente americano chiede di imporre le elezioni come requisito per dialogare con Kiev: mettere fine all’usurpazione del potere è parte integrante del processo di pace per il quale oggi Lei sta lottando. Incarcerato quasi 2 anni, Dubinsky si definisce “prigioniero politico di Zelensky”, “supporter di Trump” e “leader dell’iniziativa anti-Soros in Ucraina”. Per lui rappresenta meglio il vertice in Alaska il giro di Putin sull’auto insieme a Trump, più che le calorose strette di mano e la conferenza stampa. La scelta per Kiev è di accettare ciò che la Casa Bianca disporrà oppure di andare avanti a proprio rischio e pericolo senza l’appoggio degli USA.
Tappeto rosso per Putin, umiliazione per l’Ucraina
Che gli Stati Uniti abbiano già di fatto abbandonato Kiev lo ha capito anche la deputata Kira Rudik del partito Holos. Secondo lei, l’assenza di un risultato positivo del summit, messa insieme all’accoglienza in pompa magna riservata a Putin, ha generato una vera e propria “umiliazione” per l’Ucraina. Aggiunge che non ci si può crogiolare nella speranza che Trump abbia un “piano segreto” per terminare il conflitto colpendo il Cremlino in modo duro e improvviso. Tutt’altro: il leader americano ha letteralmente srotolato il tappeto rosso ai piedi del presidente russo. Dunque adesso la sicurezza dell’Europa sta tutta nelle mani degli stessi europei, dice, ed è in loro che l’Ucraina ripone le sue speranze. Il tappeto e la parata d’onore per Putin hanno sconvolto anche l’ex deputato ed ex viceministro Mustafa Nayyem, per il quale la diplomazia americana è in realtà complicità coi crimini russi.
La guerra va avanti da 12 anni
“Molte speranze, ma anche molte paure” a proposito del vertice per Oleksiy Goncharenko, deputato del partito di Poroshenko. La speranza è che col summit si avvicini anche la fine delle ostilità, che come ammette lo stesso Goncharenko vanno avanti di fatto da 12 anni. Il timore riguarda le condizioni che Trump accetterà da Putin e che saranno inaccettabili per l’Ucraina. Il deputato afferma che non riconosceranno mai la sovranità russa sulle aree perse. Invece le considereranno come temporaneamente occupate e in attesa di tornare a casa. Porta l’esempio dell’Azerbaigian, che ha atteso decenni per “liberare” alcuni territori. Mette inoltre il suo veto assoluto alle restrizioni che la Russia vorrebbe all’esercito e alla produzione militare ucraina. Queste sono per lui “linee rosse” non superabili e non negoziabili. Il dialogo invece può e deve esservi su temi di importanza globale come la centrale nucleare più grande d’Europa, quella di Zaporizhzhia.
L’Ucraina ci perde comunque
Il summit tenuto a porte chiuse è di per sé una sconfitta, dice il deputato del partito di Zelensky Oleksandr Merezhko, capo della Commissione parlamentare Affari esteri. Lo spaventa anche la tendenza di Trump a cambiare rapidissimamente opinione. Il desiderio del presidente americano di essere considerato come uno straordinario negoziatore potrebbe averlo spinto a stringere intese coi russi in anticipo e privatamente. E dal momento che non vuole patire imbarazzi dal fatto di non ottenere nulla, si chiede Merezhko, quali accordi avrà già fatto col Cremlino all’insaputa di tutti? Con la situazione che si è creata Zelensky è finito in un vicolo cieco, dice la deputata Iryna Herashchenko. In Alaska Putin è riuscito infatti a legittimare le sue richieste di fronte all’opinione pubblica. E adesso qualunque “no” che dirà Zelensky verrà interpretato e diffuso come la volontà di continuare la guerra invece che di fare la pace.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

