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Nepal: i giornalisti chiedono maggiori garanzie per la libertà di stampa

Il 2 novembre è stata la Giornata mondiale dedicata all’istanza della fine dell’impunità per i crimini commessi contro i gionalisti. A seguito di tale giornata, riconosciuta dall’ONU, l’organizzazione Media Action Nepal, che si occupa della difesa degli operatori dei media, ha chiesto al governo nepalese di contrastare la cultura dell’impunità verso i crimini perpetrati contro i giornalisti, che rappresentano un ostacolo continuo alla libertà di stampa nel Paese himalayano. I numeri riportati dall’organizzazione sono di appena cinque processi su un totale di 35 uccisioni di giornalisti a partire del 1996 e più di due terzi dei casi di omicidi e scomparse chiusi senza nemmeno un’inchiesta ufficiale. Se è vero che negli ultimi anni non vi sono più state uccisioni, Media Action Nepal mette in guardia contro la mancanza di volontà di perseguire adeguatamente i colpevoli da parte del governo e chiede al tempo stesso che quest’ultimo si impegni maggiormente verso la stampa indipendente, affinché i giornalisti non operino in un’atmosfera di paura e quindi non si autocensurino.

Il governo nepalese lamenta che nell’ultimo anno fiscale ha potuto ricevere meno della metà della somma totale dei prestiti promessi da enti stranieri; tra le cause vi sono il fatto di non essere riuscito a spendere le risorse secondo la tempistica prevista o di averle spese per progetti carenti di un’adeguata preparazione, l’assenza di obiettivi rilevanti e l’aver richiesto i rimborsi in ritardo. Un altro fattore determinante per il verificarsi di questo problema sono le tempistiche troppo lunghe di approvazione dei progetti di investimento in cui sono coinvolti soggetti stranieri: addirittura più del doppio del periodo necessario per le altre proposte, perché agli enti donatori serve tempo per monitorare l’andamento dei vari progetti ed analizzare le relazioni della burocrazia nepalese su di essi. Secondo il report annuale pubblicato dal Public Debt Management Office, purtroppo è già il quinto anno consecutivo in cui si produce questa circostanza negativa. Comunque, nonostante l’incertezza nell’erogazione di elettricità, la dipendenza dalle importazioni di materia e il deficit di lavoratori specializzati, prospettive ottimistiche arrivano dalla prima relazione sullo stato dell’industria nepalese rilasciata dalla Confederation of Nepalese Industries (CNI). L’ultimo anno fiscale ha visto una crescita delle entrate dell’8%, chiaro segnale di una ritrovata attività produttiva e commerciale. Tuttavia vi è ancora scarso supporto e pochi incentivi da parte dello Stato. Gyanendra Lal Pradhan, dirigente del settore energia del CNI, propone di dare un impulso deciso a una delle potenzialità maggiori del Paese, la produzione di energia idroelettrica, che potrebbe essere esportata alla vicina India, è ecologica, apporta benefici all’agricoltura e permette di aiutare a tenere sotto controllo le inondazioni.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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