I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Nella crisi ucraina la Moldavia ribadisce la sua neutralità

La Moldavia ribadisce la sua posizione neutrale nel conflitto in corso nella vicina Ucraina. Si tratta di un’affermazione estremamente importante nel quadro complessivo di un’Europa in via di trasformazione: è un dato di cui la stampa italiana parla pochissimo, ma che in futuro potrebbe risultare decisivo per mantenere il difficile equilibrio fra Russia e Occidente oppure per far pesare di più un certo piatto della bilancia. Persino in circostanze così pressanti, con gli scontri che infuriano a poche centinaia di chilometri dal confine, non è difficile per Chișinău giustificare la propria neutralità: essa è sancita dalla Costituzione stessa, come ricordato qualche giorno fa in un’intervista dal ministro degli Esteri Nicu Popescu. L’articolo 11 dice infatti che la Moldavia dichiara la propria neutralità permanente e non permette ad alcun esercito straniero di dislocare truppe sul suo territorio. Inoltre, pur esprimendo la sua condanna all’operazione del Cremlino, la Moldavia non intende espellere il personale diplomatico russo, come invece fatto da alcuni Paesi europei – tra cui l’Italia – dopo i sanguinosi e controversi fatti di Bucha: lo stesso ministro Popescu ha sottolineato come vi siano altri strumenti di pressione politica per esprimere il proprio disaccordo.

In aggiunta agli Esteri, la denominazione ufficiale della carica di Popescu è anche quella di ministro dell’Integrazione europea. Seppure a fasi alterne, da alcuni anni la Moldavia sta cercando di farsi assorbire dalla zona di influenza della UE. Con l’attuale governo Sandu, il percorso verso Bruxelles è ripreso a pieno ritmo, ma il sentimento dei moldavi non è univoco. Bisogna ricordare che la Moldavia è stata una Repubblica che faceva parte dell’URSS e molti suoi cittadini vivono e lavorano in Russia. Il lettone Jānis Mažeiks, ambasciatore UE in Moldavia, ha fatto recentemente delle dichiarazioni sullo stato della candidatura moldava a membro dell’Unione, presentata in via ufficiale poco più di un mese fa (quasi contestualmente a Georgia e Ucraina): il processo di adesione dipenderà in primo luogo dalla verificia che verrà effettuata dalle Istituzioni della UE, e poi da un questionario che valuterà quanto la Moldavia sia effettivamente pronta per l’integrazione. Gli aspetti presi in esame da Bruxelles sono l’economia, la gestione politica e il livello di ottemperanza al cosiddetto acquis comunitario(l’insieme di diritti, obblighi giuridici e obiettivi politici vincolanti e comuni ai membri UE). Non è dato sapere quanto possa durare il processo di valutazione, ma qualora vada a buon fine vi sarebbe il passaggio più importante, cioè il parere degli altri Stati membri: l’accettazione deve infatti essere approvata all’unanimità dal Consiglio e poi passare dall’Europarlamento. Nel complesso, l’atteggiamento europeo verso la Moldavia è positivo: forse non tanto per le opportunità che offre, trattandosi di un Paese di 2,5 milioni di abitanti a economia agricola – il più povero del continente se non si considera l’Ucraina – ma per la sua funzione strategica rispetto alla politica di contenimento e di contrasto alla Federazione Russa. Nella prima settimana di aprile sono stati concessi aiuti a Chișinău per un valore di 659,5 milioni di euro per ospitare 100mila profughi ucraini, ma non solo: lo scopo è anche dare una mano con prestiti e assistenza finanziaria per slegare la Moldavia dalla dipendenza energetica russa, così come promesso dal ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock e chiesto dalla premier moldava Natalia Gavrilița durante la conferenza dei donatori, a cui erano presenti anche i Ministri degli Esteri francese e romeno. Tra le misure da implementare per sganciare Chișinău vi dovrebbero essere la connessione della rete elettrica moldava a quella europea attraverso il confine con la Romania e l’abolizione delle barriere doganali per permettere la vendita dei prodotti moldavi in Occidente.

E proprio Mažeiks, parlando a nome della UE, dice che gli Stati membri comprendono i motivi che hanno portato Chișinău ad applicare solo parzialmente le sanzioni contro il Cremlino; è stato sufficiente che la Moldavia abbia formalmente condannato l’azione russa votando la risoluzione dell’ONU e che non offra la sponda a Mosca con sistemi alternativi, ad esempio facendo sì che le sue banche siano un tramite per i flussi finanziari da e verso la Russia. Le ragioni moldave per evitare di schierarsi risiedono, come detto, nella posizione geografia e nella storia, ma anche nella composizione della sua classe politica, fatta di partiti che non desiderano che il Paese sia coinvolto in alleanze militari e di forze apertamente filo-russe. Peraltro, la neutralità implica di non entrare nella NATO ma nemmeno nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), che riunisce la Russia e altre cinque Repubbliche ex sovietiche. Ad ogni modo, i politici moldavi tengono ben distinto l’ambito dell’adesione alla UE da quello dell’appoggio alla NATO. Mažeiks afferma che le relazioni con Bruxelles non sono danneggiate dall’atteggiamento moldavo: secondo l’ambasciatore europeo, infatti, la neutralità e l’essere a favore della UE non sono fattori che si escludono a vicenda. Secondo Denis Cenusa, politologo del think tank indipendente “Expert-Grup”, per il governo moldavo evidenziare la propria neutralità in questo delicatissimo frangente significa dire a Mosca di non voler essere il prossimo obiettivo delle sue operazioni speciali, a differenza di Kiev che avendo lungamente insistito per entrare nella NATO ha messo a rischio la sicurezza della Federazione Russa (secondo il punto di vista di quest’ultima): oggi, una delle richieste del Cremlino per fermare le ostilità è proprio che l’Ucraina rimanga fuori dal Patto Atlantico.

Per la sua politica interna, Chișinău tiene molto all’equilibrio fra le spinte europeiste e le forze filo-russe anche per mantenere le relazioni con Tiraspol, capitale della Transnistria (altrimenti detta Repubblica Moldava di Pridnestrovie), regione che a livello internazionale è considerata parte della Moldavia ma che si proclama indipendente e si governa da sé. Questo Stato de facto ha legami economici e militari strettissimi con Mosca: la Russia le fornisce ingenti aiuti finanziari e mantiene dislocata sul suo territorio un’unità operativa. La presidente moldava Maia Sandu chiede da tempo l’uscita della task force russa e sostiene di lavorare per una risoluzione pacifica e diplomatica della questione, spinosa oggi più che mai poiché la Transnistria si estende lungo buona parte del confine fra Moldavia e Ucraina. In teoria, le truppe russe insieme a quelle di Tiraspol potrebbero diventare un obiettivo per il fuoco dell’esercito di Kiev, un fatto che potrebbe comportare conseguenze estremamente gravi: dal punto di vista del diritto internazionale a trovarsi sotto attacco sarebbe la stessa Moldavia, sia perché la regione è formalmente sotto la sua giurisdizione sia perché molti dei soldati transnistriani hanno passaporto moldavo.

Condividi questo post

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password