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Malaysia: riprende la produzione petrolchimica, ma si ferma l’export di polli

Dopo più di due anni di stop a causa di un incendio e dai disagi gestionali dovuti alle quarantene, ricomincerà a funzionare la raffineria petrolchimica di Pengerang, nello Stato di Johor in Malaysia. Il complesso è gestito da una joint venture equamente divisa tra la società petrolifera statale malesiana Petronas e la compagnia energetica nazionale saudita Saudi Aramco, che hanno dato vita alla PRefChem (Pengerang Refining and Petrochemical). Ci vorrà del tempo per tornare a pieno regime, ma il momento è opportuno per riesumare l’attività di questo impianto da 300mila barili al giorno, perché la domanda in Asia sta crescendo con le economie che riprendono a correre man mano che le restrizioni pandemiche vengono annullate (con l’eccezione della Cina). I numeri della PrefChem sono tali da poter avere un impatto sui volumi e sui prezzi del mercato spot del sud-est asiatico, ma gli operatori non si aspettano un afflusso immediato di carburante – così come per gli altri prodotti chimici della raffineria tipo polietilene e polipropilene, di cui non si conoscono i tempi precisi di immissione sul mercato. E se da un lato il petrolio di PRefChem darà agli acquirenti maggiori possibilità di diversificare, dall’altro si teme che la compagnia per potersi reinserire nel gioco proporrà le prime forniture a un prezzo inferiore a quello di mercato, generando una “turbolenza” che potrebbe scardinare gli equilibri del mercato.

Il governo malesiano sta cercando di risolvere la crisi della produzione di carne avicola, che ha portato al divieto di esportazione dei polli a partire dal 1° giugno. La ministra dell’Industria delle Piantagioni e delle Materie prime Zuraida Kamaruddin ha proposto di nutrire gli animali utilizzando gli scarti della lavorazione delle noci di palma, di cui vi è abbondanza nel Paese e che finora venivano in maggior parte esportati agli allevamenti di bovini in Europa. L’obiettivo è garantire maggiore sostenibilità alla produzione, messa in forte difficoltà dall’aumento del prezzo dei mangimi per lo più di importazione come mais e soia, di cui vi è attualmente scarsità. L’effetto è stato quello di nutrire di meno i polli per contenere i costi, con una conseguente lentezza nella crescita degli animali e con meno resa in termini di carne. Il divieto di export di polli sta causando molta preoccupazione all’estero, in particolare nella vicina Singapore, che prende proprio dalla Malaysia un terzo del suo fabbisogno. Si prevede così un ulteriore aumento dei prezzi, già in rialzo su tutta una serie di beni e di prodotti alimentari: l’inflazione di fondo è in questo momento al suo massimo decennale. Il primo ministro singaporese Lee Hsien Loong ha detto che il Paese deve prepararsi ad altri eventi “dirompenti” oltre che a nuovi blocchi delle importazioni. Il premier tailandese ha infatti dichiarato che vorrebbe accordarsi con il Vietnam per aumentare il prezzo del riso al fine di rafforzare il potere contrattuale dei due Paesi; l’Indonesia ha a sua volta fermato l’export di olio di palma, mentre l’India ha in mente di limitare quello dello zucchero.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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