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L’Europa continua a comprare gas russo a ritmo serrato

Diminuire la dipendenza dal gas russo era un tema ricorrente per i politici di tutta Europa già da molti mesi. Minacciati dalla mancanza di una vera ripresa economica, con l’inverno all’orizzonte e la questione del Nord Stream 2 sempre più pressante, nel 2021 sembrava che i governi europei dovessero prendere decisioni epocali e imbastire immediatamente una rivoluzione energetica all’insegna della transizione green. Poi le stagioni sono passate, l’inverno è finito e non vi è stato alcun cambiamento in materia di approvvigionamento energetico. E l’operazione militare russa in Ucraina ha definitivamente scombinato i piani di indipendenza energetica dei Paesi dell’Unione Europea, posto che esistessero davvero. L’Italia è messa male, ritrovandosi con un Ministro della Transizione ecologica che in audizione al Senato parla addirittura di “tragedia sociale” nel caso in cui si smettesse di comprare il gas russo. Roberto Cingolani fa una citazione del suo omologo tedesco, che al G7 dell’energia aveva dichiarato: non possiamo chiudere e fermare tutta l’economia, altrimenti diventa una tragedia sociale in Germania. Ammette poi che acquistando da Gazprom l’Italia finanzia una guerra che a noi non piace, ma è una situazione in cui non può fare niente. Niente di concreto e positivo per gli italiani, si intende. La Transizione verso un fantastico mondo senza guerre, ecologico e popolato solo da 3 miliardi di persone (che sarebbe il massimo di parassati-umani per il quale il pianeta Terra è stato progettato, come avevo detto lo stesso Cingolani) per adesso è ferma a un inarrestabile aumento delle bollette.

In compenso, i rincari spaventosi sarebbero solo una grande speculazione da parte di certi hub: si giustifica così il Ministro, mentre il governo non può fare nulla se non “valutare l’ipotesi” di un’accisa mobile sui carburanti per non salassare troppo i consumatori – d’altro canto, Cingolani dixit, operare sui carburanti è molto complesso. Infine, sempre per il Ministro, l’autonomia dalle fonti energetiche russe richiederebbe all’Italia almeno tre anni: lasso di tempo in cui, come visto ultimamente, può davvero accadere di tutto.

Per adesso, quindi, il lavoro di estrazione e vendita di gas da parte di Gazprom procede senza essere eccessivamente alterato dall’operazione militare in Ucraina. Da Mosca fanno infatti sapere che il colosso energetico continua a effettuare forniture di gas in base alle richieste dei clienti e in piena conformità ai suoi obblighi contrattuali, e il combustibile arriva in Europa transitando come al solito nei gasdotti ucraini. Gazprom ha inoltre dichiarato che la prima metà di marzo è stata ottima per quanto riguarda le esportazioni di gas, raggiungendo una cifra almeno pari a quella del medesimo periodo del 2021. E in particolare verso nove Paesi europei fra cui l’Italia, le vendite hanno superato come quantità il livello di febbraio e sono state comunque superiori allo scorso anno: addirittura il 51,7% in più per il nostro Paese. La Russia si mostra dunque abbastanza serena sulle previsioni dell’export di gas; dal canto suo, il vicepremier della Federazione Russa Alexander Novak ha affermato che vi sarebbero conseguenze catastrofiche non soltanto per l’Europa, ma per il mercato globale, a seguito di un rifiuto del gas russo. Sono minacciati da un aumento esponenziale dei prezzi persino quei Paesi che dalla Russia acquistano quantitativi minimi, come la Gran Bretagna il cui fabbisogno è coperto solo per il 5% da Gazprom, o non ne acquistano affatto come gli USA: gli effetti collaterali della chiusura dei rubinetti si farebbero sentire dolorosamente anche a Londra e Washington. Trovare fornitori alternativi e soprattutto implementare la distribuzione di un gas diverso da quello russo è qualcosa di molto più lungo e complesso di quanto lo wishful thinking dei politici occidentali vorrebbe far credere ai cittadini. Questa crisi sta svelando l’inconsistenza dei supposti piani di transizione ecologica e di una nuova società verde propinati ai contribuenti per motivarli ad accettare le misure sociali e finanziarie da lacrime&sangue, che dovrebbero scongiurare quel cambiamento climatico di cui proprio la popolazione viene fatta sentire colpevole. Peccato che ora si debba spiegare agli europei che il ricorso alle energie rinnovabili richiede almeno un paio di decenni, anzi forse è impraticabile e che perciò bisognerebbe rivolgersi al mostro anti-ecologico per eccellenza, ovvero l’energia nucleare. Passare a un combustibile diverso, poi, è altrettanto complicato se non addirittura paradossale: pensiamo alla Germania, che in caso di emergenza potrebbe riaccendere le centrali a carbone, ma che in precedenza aveva sbandierato il suo piano di superamento dei combustibili fossibili entro il 2038. A proposito, indovinate Berlino da chi compra il carbone.

La dipendenza energetica da Mosca è quindi un problema con cui l’opinione pubblica europea ha dovuto iniziare a fare i conti. Ma i dati su quanto gas sia effettivamente a disposizione dei vari Stati nelle riserve accantonate sono divergenti. I governi stanno disperatamente cercando vie d’uscita a breve termine, eppure gli analisti del Bruegel group, il think tank di Bruxelles presieduto da Jean-Claude Trichet (che è anche il presidente europeo della Commissione Trilaterale), dicono che il gas stoccato nell’Unione Europea potrebbe bastare per 10 anni. Secondo altre fonti, invece, una serie di cause tra cui il lungo inverno del 2020 hanno ridotto le riserve alla durata di un mese o poco più. Per adesso resta il fatto che i Paesi europei stanno comprando parecchio gas dalla Russia, proprio come comunicato da Gazprom, e lo ha confermato lo stesso Cingolani nel riferire in Senato che il flusso di gas dalla Russia è il più alto mai registrato. E mentre attende i prossimi sviluppi della crisi, il governo italiano sta cercando accordi con Algeria, Libia e Azerbaigian per assicurarsi maggiori forniture per i prossimi due inverni. Poi si vedrà.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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