Le agenzie anti-corruzione ucraine indagano nel Parlamento di Kiev e vengono intralciate dalle autorità
Subito dopo Natale le due agenzie anti-corruzione ucraine NABU e SAPO hanno effettuato delle perquisizioni presso i palazzi del potere a Kiev. Hanno altresì denunciato le guardie della Sicurezza di Stato di aver ostacolato la loro attività investigativa presso le commissioni parlamentari.
La perquisizione intralciata
In particolare, gli inquirenti del NABU hanno detto che le guardie hanno bloccato loro l’accesso alla Verkhovna Rada, il parlamento monocamerale ucraino. Hanno avvertito che si tratta di un’interferenza in un’azione inquirente che costituisce una palese violazione della legge. Dal canto suo, il Dipartimento per la Sicurezza dello Stato ha replicato spiegando che sì, inizialmente le sue guardie hanno fermato gli ufficiali che volevano entrare nell’area delle sedi governative, tenuta sotto controllo e ad accesso limitato a partire dal 2022, ma solo per poter verificare i documenti dei testimoni portati dal NABU. Gli agenti hanno quindi potuto perquisire gli uffici della Commissione Trasporti e Infrastrutture e quelli del centro congressi Parkovyi, dove ha una sede anche il partito di Zelensky Sluha Narodu (Servitore del Popolo).
La nuova inchiesta
Come dichiarato dalla stessa NABU, insieme ai colleghi del SAPO hanno individuato un sistema di corruzione all’interno del Parlamento. Non hanno rivelato i dettagli dell’inchiesta, ma stando alle voci in circolazione si tratterebbe di tangenti percepite in cambio di voti per approvare determinati provvedimenti legislativi. Ufficialmente non è stata resa nota l’identità dei deputati coinvolti nel giro di mazzette: prima le agenzie devono terminare il lavoro di indagine. Ma un membro di Sluha Narodu ammette che l’atmosfera dentro il partito di Zelensky “non è ottima” e “nessuno si attende qualcosa di buono dal nuovo anno”.
I possibili indagati
Sui media ucraini circolano i nomi dei sospettati. Tra di loro figurano i deputati Yevhen Pyvovarov, Ihor Nehulevskyi e Olga Savchenko. Vi sarebbe anche Yuriy Kisel, altro parlamentare del partito di Zelensky e capo della commissione Trasporti, che si troverebbe da ben due anni sotto attività di intercettazione e che avrebbe ricevuto direttamente nelle sue mani somme di denaro per favorire certi provvedimenti. Kisel è tra l’altro amico di gioventù di Serhiy Shefir, a sua volta partner in affari con Zelensky e suo ex assistente. Fra le operazioni sotto la lente degli investigatori vi è la vendita di una casa, avvenuta quest’anno, da parte del presidente alla moglie di Kisel, come testimoniato dalla sua stessa dichiarazione.
Corruzione da sradicare
Questa è un’altra tegola che cade in testa a Zelensky proprio mentre si trova nel corso della visita negli USA per parlare con Trump del piano di pace. E proprio mentre iniziava a scemare l’ondata di sdegno dell’opinione pubblica ucraina ed europea nei confronti dello scandalo di novembre, che aveva costretto alle dimissioni ministri e funzionari di altissimo livello. E aveva pure fatto scappare di notte un ex socio dello stesso Zelensky.
Secondo un sondaggio uscito il 18 novembre, quasi il 60% di coloro che hanno sentito di questo scandalo da 100 milioni di dollari dà la colpa di esso al presidente. Bisogna però dire che l’inchiesta di questi giorni non è legata al suddetto scandalo, che riguardava soprattutto il settore energetico. Il momento è critico anche per il fatto che Bruxelles ci tiene molto a che l’Ucraina riesca a togliersi di dosso la fama di Paese corrotto e che possa quindi entrare nell’Unione Europea. A oscurare le pie speranze dell’Unione Europea sono i fatti dei giorni scorsi, che si inseriscono nel filone dei tentativi delle autorità ucraine di impedire, bloccare e intimidire il lavoro delle agenzie anti-corruzione, che viene ritenuto fondamentale da parte delle Istituzioni UE.

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