Al vertice fra Trump e Zelensky vince Putin
È appena terminato in Florida il vertice fra Trump e Zelensky. Il risultato è un nulla di fatto che non conviene alla narrativa ucraina, ma offre spunti russofobi a quella del mainstream europeo. In questo senso, il titolo del Times dice già tutto: “Putin ha avuto l’ultima parola con Trump, di nuovo”.
Convergenza fra Putin e Trump
La convergenza fra le posizioni della Casa Bianca e del Cremlino era visibile anche prima dell’incontro odierno. Adesso salta all’occhio quella su un punto fondamentale come il cessate-il-fuoco. Una tregua in questo momento converrebbe solamente a Kiev, che potrebbe rifiatare, e all’Europa che cercherebbe di presentarsi come controparte indispensabile dei negoziati e di dare altra assistenza militare e materiale all’Ucraina. Eppure si sa da tempo che la Russia è contraria a questa opzione. Da Mosca avevano già fatto sapere che una tregua si può stabilire solo nel momento in cui tutti sono pronti all’accordo definitivo sulla fine del conflitto. Ma in Occidente fanno finta di non capire.
A chi conviene la tregua
Invece Trump ha capito la situazione. La telefonata con Putin svolta prima dell’incontro con Zelensky ha solamente rafforzato le sue convinzioni. Il Times si lamenta del fatto che quasi ogni volta che il presidente ucraino è riuscito a ottenere udienza privata da quello americano, puntualmente il Cremlino è riuscito a influenzarne l’esito. Zelensky è giunto a Mar-a-Lago pronto a scendere a compromessi. Però alle condizioni che voleva lui: una flessibilità solo apparente, dettata dalle pressioni esterne, perché il tempo non gioca a suo favore. Sarebbe pronto a firmare l’accordo di pace anche oggi, se fosse una convenzione che non venga percepita come fallimentare dagli ucraini. Altrimenti rischierebbe di perdere le elezioni in patria o forse anche di peggio.
Quella che gli conviene è una tregua per svolgere il referendum sull’accordo di pace e sui territori passati alla Russia, o almeno questi sono i motivi ufficiali. In effetti, stando ai sondaggi gli ucraini sono molto divisi su queste istanze. Ma Mosca non vuol smettere di avanzare proprio ora che i suoi soldati hanno aperto altri varchi nel lunghissimo fronte. Non vuole nemmeno fermarsi per poi ricominciare, perché l’effetto sarebbe comunque quello di prolungare il sanguinoso conflitto.
Fiducia nel buon esito
Trump si è comunque detto sicuro che le parti troveranno il modo di conciliare le loro posizioni. Lo stesso Zelensky insiste a dire che il piano definitivo è quasi pronto, o almeno ci si sta avvicinando a piccoli passi alla sua versione finale. Purtroppo per lui manca il consenso su un altro dei punti essenziali, quello delle garanzie di sicurezza. Lui le vorrebbe vergate in un trattato vincolante, e che durassero almeno 50 anni. Trump invece gli ha offerto una scadenza di 15 anni al massimo e senza specificare la forma legale che avrà l’accordo. Zelensky vorrebbe anche la presenza di truppe internazionale per vegliare sulla tregua, ma gli statunitensi non parteciperebbero al contingente. E altri, magari francesi o britannici, Mosca probabilmente li considererebbe come obiettivi militari.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


