L’Europa strilla, ma le trattative sono saldamente nelle mani della Russia

L’Europa strilla, ma le trattative sono saldamente nelle mani della Russia

29 Dicembre 2025 0

L’Europa si è attivata in modo quasi frenetico per dimostrare di contare qualcosa, eppure è con Putin che Trump vuol parlare prima e dopo gli incontri con Zelensky. Certo, la pace in Ucraina si potrà fare solo con le garanzie di sicurezza che fornirà Washington, ma le decisioni sui punti principali verranno prese dal Cremlino.

Riassunto delle puntate precedenti

La prima puntata della tormentata storia di Zelensky con la Casa Bianca è stata all’inizio di quest’anno. Nell’ormai celebre incontro dello Studio Ovale si prese infatti un’epica “sgridata” da Trump e dal suo vicepresidente Vance. Il rapporto appariva compromesso, quindi gli alleati europei decisero di intervenire con impiego maggiore di sforzi diplomatici e materiali. In primavera Macron e Starmer hanno così lanciato la “Coalizione dei Volenterosi”, composta da vari Paesi più o meno fanaticamente schierati contro Mosca. Di questi, 26 si sono poi impegnati a settembre per contribuire alla teorica forza multinazionale “di rassicurazione” col compito di sorvegliare la tenuta del cessate-il-fuoco e proteggere le infrastrutture ucraine. Tuttavia, ciò che conta davvero alla fine saranno le garanzie che gli Stati Uniti forniranno. Ed è ciò su cui si concentrano gli attuali viaggi di Zelensky, che sembra pronto a fare larghe concessioni (prima impensabili) pur di ottenerle.

L’Europa non può nulla senza gli USA

Ed Arnold, collaboratore del britannico Royal United Services Institute, dice chiaramente che “l’effettivo potere sta nelle mani della Russia”. Sebbene all’Europa piaccia pensare di contare molto, secondo Arnold “le garanzie di Washington costituiscono l’unica via sostenibile alla pace in Ucraina”. D’altronde, gli europei non sarebbero in grado di dispiegare una forza multinazionale senza il supporto logistico statunitense. Per adesso possono solo promettere nuovi aiuti a Kiev e impegnarsi nell’ennesima tavola rotonda, prevista a Parigi a inizio gennaio.

E possono soltanto prendere atto che quel “percorso irreversibile” dell’Ucraina verso l’accettazione nella NATO, proclamato ai summit dell’Alleanza, è invece reversibilissimo. Zelensky è infatti disposto a lasciar perdere la membership pur di avere le robuste garanzie di sicurezza di Washington. Sono garanzie di “platino”, asseriscono gli inviati americani, ma non rimarranno disponibili per sempre. Dunque che Zelensky si sbrighi a prenderle dando qualcosa in cambio. D’altra parte, anche per la von der Leyen le garanzie “d’acciaio” sono la cosa più importante e dovranno essere effettive fin dal primo giorno di tregua. Dopo l’ultima telefonata collettiva dei leader europei con quelli di USA e Ucraina, il tarlo della presidente della Commissione rimane ancora la convinzione che sia l’Europa a dettare le condizioni, mentre essa può soltanto accettarle o subirle.

L’incontro in Florida

Più che le promesse e gli incoraggiamenti dei Volenterosi, a Zelensky interessa che l’accordo di pace sia legalmente vincolante. Rinuncerebbe a vari punti del suo piano pur di essere sicuro che il documento venga ratificato dal Congresso americano. L’intesa diventerebbe così un trattato intoccabile dai prossimi inquilini della Casa Bianca, mentre un memorandum o un ordine esecutivo del presidente potrebbero essere ignorati o modificati con relativa facilità. Un’intesa di massima su tali garanzie c’è già, ma nell’incontro in Florida non si è parlato di altre istanze su cui Kiev punta molto, come il termine temporale per l’adesione alla UE. Come detto dagli stessi protagonisti del vertice, questo processo di pace è qualcosa di “complicato” e richiederà ancora del tempo, sebbene Trump abbia sottolineato i passi avanti. Il presidente americano precisa che sono ancora da risolvere “una o due questioni spinose, molto pesanti”.

Alla fine deciderà Putin

L’amministrazione Dem è certamente responsabile di aver creato le condizioni per il disastro. Ma Biden aveva privatamente detto a Zelensky che Kiev non sarebbe mai entrata nella NATO, facendogli altresì capire che i soldati americani non sarebbero mai intervenuti sul campo. Sotto questo aspetto, Trump ha solamente messo le cose in chiaro. Garanzie di sicurezza sì, ma niente coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Sarà Putin a tracciare le linee rosse. Trump ha chiesto di conferire con lui prima e dopo aver accolto Zelensky a Mar-a-Lago. La CNN scrive che il presidente “ha offerto una visione relativamente affine alla posizioni di Mosca”. Ad esempio ha suggerito a Zelensky di non aspettare a fare le sue concessioni, perché nei prossimi mesi i russi potranno prendersi definitivamente altri territori. Mosca ha in mano le carte migliori e può ottenere sull’architettura di sicurezza europea condizioni ad essa favorevoli, a discapito degli strilli di Bruxelles.

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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