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La transizione ecologica alla prova della guerra. I prezzi delle materie prime scoraggiano il mercato green

La transizione ecologica è seriamente a rischio. Il conflitto in Ucraina ha scoperchiato il vaso di Pandora della debolezza del Vecchio Continente in termini di approvvigionamenti delle materie prime e delle strozzature del mercato con le quali stiamo convivendo da inizio pandemia. Conseguenza? I prezzi stanno schizzando alle stelle. Tra i più preoccupati al riguardo le case automobilistiche. La carenza di nichel, fondamentale per la produzione di batterie, sta infatti mettendo in ginocchio la trasformazione verso la mobilità elettrica visto che i prezzi sono quintuplicati dall’inizio del conflitto russo ucraino. La Volkswagen – come riportato da Handelsblatt – ha annunciato nei giorni scorsi la creazione di joint venture con due partner cinesi per garantire le forniture di nichel viste le sanzioni imposte alla Russia. Obiettivo sarebbe quello di aprire nuovi giacimenti del metallo in Indonesia. Si tratta di una partnership che però potrà dare risultati nel breve termine ecco quindi la preoccupazione anche di altri player del settore automobilistico tedesco. Per farsi una idea il solo contenuto di nichel nei veicoli elettrici Volkswagen varrebbe oggi circa 1.000 euro. Il CFO di BMW Nicolas Peter ha detto che si aspettava “venti contrari nella fascia media di un milione di tre cifre“. E la Mercedes punta a vendere più auto per compensare gli effetti negativi dei prezzi delle materie prime.

Quotazioni record per nichel, cobalto, litio e rame

L’anno scorso, il prezzo del nichel si aggirava all’incirca a 20.000 dollari per tonnellata. Ma dall’inizio dell’anno, con il crescere delle tensioni tra Russia e Ucraina, entro febbraio si stava avvicinando a 25.000$. Dopo l’invasione dell’esercito russo, il prezzo del nichel è schizzato fino oltre i 100.000$ per poi ritornare a cifre normali. Ma secondo molti analisti il prezzo potrebbe stabilizzarsi a 34.000 dollari a tonnellata per la metà dell’anno. Come ricordato dal quotidiano tedesco la Russia è il terzo produttore mondiale di nichel, con una quota del 9% del mercato globale, e la Germania si serve dalla Russia per oltre il 40% delle sue importazioni di nichel da Mosca. Per l’industria automobilistica, invece, le miniere di metalli russe svolgono un ruolo significativamente più importante. Per le batterie delle auto elettriche infatti viene utilizzato nichel di qualità superiore della cosiddetta “classe 1” e in questo segmento molto speciale la quota di mercato mondiale della Russia è di circa il 20% del mercato globale. Si pensi che solo la società mineraria russa PJSC MMC Norilsk Nickel produce circa il 17% del nichel di prima classe mondiale. E’ evidente quindi la difficoltà della Germania nel diversificare gli approvvigionamenti. L’incremento dei prezzi non riguarda infatti solo il nichel, ma coinvolge anche cobalto, litio e rame che sono diventate beni extralusso.

Teoricamente, il nichel potrebbe essere sostituito dal cobalto nelle batterie delle auto elettriche. Tuttavia, secondo i dati del London Metal Exchange, anche il prezzo del cobalto ha raggiunto il livello più alto mai raggiunto nell’estate del 2018. Come se non bastasse il prezzo del rame è fortemente aumentato: volando a 10.200 dollari per tonnellata, appena al di sotto del massimo storico: un altro elemento che mette in ginocchio la costruzione delle auto elettriche visto che nei veicoli a batteria viene utilizzato circa sei volte più rame rispetto alle auto con motori a combustione. Non è un caso che l’offerta di rame sia stata limitata a breve termine. Ecco quindi che alcuni produttori pensano di tornare alle batterie al litio ferro fosfato, utilizzata all’inizio delle prime produzioni “Stiamo lavorando su una diversa chimica della batteria“, ha affermato il CEO di Volkswagen Herbert Diess alla conferenza stampa sul bilancio della casa automobilistica. Altri CEO però escludono un cambio della chimica delle batterie, puntando sulla breve durata del conflitto.

Se il mercato delle auto green è in crisi profonda, non sorride quello tradizionale. Anche i modelli a benzina e diesel risentono dei forti aumenti dei prezzi delle materie prime, ovvero palladio e platino, entrambi necessari per i convertitori catalitici. Un’auto con motore a combustione è diventata più cara di circa 700 euro in un anno, mentre un veicolo completamente elettrico è aumentato di 2.300 euro.

Il problema delle sanzioni

Russia e Cina secondo alcuni analisti potrebbero negoziare bilateralmente prezzi di acquisto particolarmente favorevoli, a vantaggio dei produttori cinesi di auto elettriche. “I produttori di veicoli e batterie in Cina potrebbero intervenire e rilevare le forniture di nichel russo originariamente destinate alle società occidentali“. D’altra parte già oggi il più grande produttore mondiale di celle per le batterie: CATL e il nichel a prezzi convenienti potrebbe rafforzare la competitività cinese nel settore.

Resta il fatto che la guerra tra Russia e Ucraina ha interrotto le catene di approvvigionamento di petrolio, gas naturale e carbone, esacerbando la rigidità nei mercati dei metalli e facendo aumentare i prezzi di nichel, acciaio, alluminio, rame e una miriade di altri materiali fondamentali per la produzione di veicoli elettrici. I produttori di veicoli elettrici, già alle prese con la carenza di semiconduttori insieme al resto dell’industria automobilistica, ora devono affrontare problemi per proteggere i metalli essenziali per le batterie che alimentano le auto. S&P Global Market Intelligence aveva previsto un aumento della richiesta di veicoli elettrici, ma pare che oggi le richieste possano triplicare. Una domanda che tenderà ad aumentare ancora a causa del boom nei prezzi del petrolio, tornato sopra ai 100 dollari al barile. “Se hai prezzi del carburante in aumento, con cui intendo benzina e diesel, questo è un fattore di spinta significativo verso l’adozione di veicoli elettrici“, ha affermato Adam Panayi, amministratore delegato di Rho Motion, una società che fornisce previsioni e analisi di veicoli elettrici. Per comprendere la portata dell’aumento della domanda di batterie necessarie ad alimentare i veicoli elettrici plug-in raggiungerà i 1.160 GWh entro il 2026, un balzo del 752,9% rispetto al 2020.

I produttori di veicoli elettrici restano quindi intrappolati tra inflazione, carenze e domanda dei clienti. Non è un caso che il produttore di veicoli elettrici con sede negli Stati Uniti Rivian Automotive Inc. ha aumentato i prezzi per il suo pickup elettrico R1T e il SUV R1S di circa il 20% all’inizio del 2022, solo per annullare gli aumenti di prezzo per le prenotazioni esistenti dopo il contraccolpo dei clienti, secondo i rapporti. E anche Tesla Inc. ha recentemente aumentato i prezzi per alcuni dei suoi prodotti.

Joe Biden proprio tentando di limitare gli effetti delle sanzioni imposte alla Russia proprio dall’Occidente ha comunicato che è imminente la firma di una direttiva per autorizzare il ricorso al Defense Production Act per assicurare la produzione dei materiali essenziali come il litio, il nickel, il cobalto e la grafite. Il presidente degli Stati Uniti ricorre quindi ai poteri previsti dal Defense Production Act del 1950, durante la Guerra Fredda, ovvero la stessa autorità chiesta da Harry Truman per produrre l’acciaio per la guerra di Corea e da Donald Trump per la produzione di mascherine durante la pandemia.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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