La Spagna vieta i cieli agli aerei americani: finisce l’era dell’assegno in bianco agli USA
L’analisi della rivista americana The Hill parla di una nuova era per l’Alleanza Atlantica. Un’era nella quale gli USA dovranno accertarsi bene del consenso dei propri alleati prima di lanciare iniziative militari in giro per il mondo. Molto probabilmente le medie potenze seguiranno l’esempio di Madrid e non daranno più carta bianca a Washington per qualunque cosa, anche col rischio di subire minacce politiche e ricatti commerciali dalla Casa Bianca.
Spazio aereo chiuso
L’attuale crisi della NATO non può essere risolta semplicemente con un aumento della spesa pubblica per la difesa o con vertici ad alto livello. Il governo spagnolo ha ufficialmente chiuso lo spazio aereo nazionale ai velivoli militari americani impiegati nella guerra contro l’Iran. Tale decisione segue il precedente rifiuto di Madrid di consentire a Washington l’utilizzo congiunto delle basi di Rota e Morón de la Frontera per portare attacchi. Sebbene in America alcuni vedano queste mosse come uno strappo diplomatico temporaneo o come un segno di protesta della sinistra di Pedro Sánchez, tale interpretazione non coglie il cambiamento strutturale profondo. Stiamo infatti assistendo alla fine dell’epoca “dell’assegno in bianco” che gli europei davano alle missioni militari americane. Al tempo stesso vediamo la nascita di una “NATO post-globale”.
Per decenni Washington dava per scontato che una relazione speciale o l’alleanza formale garantisse il fondamento del supporto logistico e morale alle priorità di sicurezza degli States. Così, durante la Guerra Fredda e nei primi anni della guerra al terrorismo, la cartina dell’Europa appariva come un corridoio aperto alla proiezione di forza degli USA.
Un nuovo modello
La decisione spagnola di impedire il passaggio dei velivoli militari dell’operazione Epic Fury, pure quelli stazionati in Gran Bretagna, è il segnale della fine di quella era in cui lo spazio aereo era automaticamente aperto agli USA. Madrid non sta solamente esprimendo la sua posizione, ma sta imponendo un modello che altera dalle fondamenta la geografia della guerra moderna, quello che mette al primo posto gli interessi nazionali. Le conseguenze più immediate sono di carattere logistico. Gli aerei americani ora dovranno fare il giro intorno alla Penisola Iberica, consumando quindi più carburante e impiegando più tempo per effettuare le missioni in Medio Oriente.
Ma le conseguenze politiche sono quelle maggiormente significative, perché la Spagna non ha descritto la sua decisione come un atto ostile, ma come un atto di rispetto del diritto internazionale. Il suo ministro della Difesa Margarita Robles ha caratterizzato questo conflitto come “profondamente illegale e profondamente iniquo”, asserendo esplicitamente che il territorio e il cielo spagnolo non verranno usati per agevolare delle ostilità iniziate unilateralmente.
Ormai nulla è scontato
È insomma uno stacco brusco dai modi consueti della NATO. In passato, infatti, il dissenso interno all’Alleanza veniva gestito tramite una silenziosa astensione o limitandosi a ruoli fuori dai combattimenti. La chiusura totale dello spazio aereo da parte della Spagna rappresenta invece un diniego molto forte, che suggerisce come anche entro alleanze ben consolidate il supporto vada negoziato caso per caso. Quindi Washington non può più dare per scontato che la firma su un trattato che ha già 75 anni garantisca il diritto di volare sul territorio sovrano di un altro membro per una missione che gli alleati considerano come violazione delle norme globali.
L’amministrazione Trump ha risposto coi soliti strumenti, cioè minacciare restrizioni commerciali e rappresaglie economiche contro Madrid, ma si tratterebbe forse di misure controproducenti. Infatti, inquadrando la disputa come una scelta tra la sovranità spagnola e il commercio statunitense, la Casa Bianca ha involontariamente convalidato proprio quella mentalità post-globalista che sta cercando di sopprimere. Se le alleanze sono ridotte a transazioni nelle quali l’appoggio viene estorto tramite i dazi, allora il collante morale e strategico che tiene insieme la NATO prosegue nel suo dissolvimento.
Non un isolato atto di sfida
La posizione della Spagna è particolarmente degna di nota perché non è un atto isolato di sfida, bensì riflette il crescente disagio del Vecchio Continente riguardo alla natura unilaterale della politica estera americana degli ultimi tempi. Mentre il Regno Unito resta un solido partner, le altre capitali guardano a Madrid con un misto di ansietà e di silenziosa ammirazione. Se gli spagnoli riusciranno a mantenere il divieto senza subire un collasso totale delle relazioni di sicurezza con gli USA, allora sarebbe di esempio ad altre potenze di media grandezza per esercitare una propria resistenza geografica. Tale cambiamento non implicherebbe la morte della NATO, ma significherebbe che non è più un’alleanza universale nel modo in cui veniva percepita nel XX secolo.
Gli USA stanno constatando che le tradizionali “relazioni speciali” stanno diventando sempre più “specializzate”. Vi è la volontà di cooperare alla difesa territoriale dell’Europa, ma vi è anche un netto rifiuto ad essere trascinati in conflitti fuori dalla propria area e che inoltre mancano di un mandato multilaterale. Madrid sta ancora adempiendo ai suoi obblighi di membro NATO contribuendo alla difesa di Turchia e Cipro, ma sta anche tracciando una linea rossa molto spessa lungo lo Stretto di Gibilterra per quanto riguarda la questione dell’Iran.
Si restringe lo spazio di manovra degli USA
Il nocciolo è quello di uno spazio operativo americano che va restringendosi. Per anni gli Stati Uniti hanno beneficiato di un’infrastruttura globale che comprendeva tanto il consenso politico quanto strade ed edifici. Ritirato quel consenso, la mappa reale del mondo inizia a chiudersi. E la chiusura dei cieli spagnoli ci ricorda che in un mondo multipolare persino la più grande potenza militare necessita del permesso dei vicini per muoversi. Gli USA oggi devono imparare ad operare in un ambiente dove i loro alleati agiscono più da azionisti indipendenti che da partner di minoranza. Ciò richiede un livello di abilità politica che manca nell’attuale strategia di Washington.
Invece di reagire con minacce di guerre commerciali, dovrebbe riconoscere che il prezzo della leadership è cambiato. Nell’era post-globalista la forza di un’alleanza sta nel consenso alla base delle specifiche missioni. Se gli USA insistono ad agire in modo unilaterale, non dovranno sorprendersi quando troveranno i cieli dei vecchi amici off-limits in modo improvviso e perfettamente legale.

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