Frustrazione UE: l’Ucraina stoppa la missione sull’oleodotto, ancora impasse con l’Ungheria

Frustrazione UE: l’Ucraina stoppa la missione sull’oleodotto, ancora impasse con l’Ungheria

8 Aprile 2026 0

Frustrazione, delusione e divisione a Bruxelles. La colpa di tale negatività è il mancato assenso di Kiev all’espletamento della missione di verifica degli specialisti UE sulle condizioni del Druzhba, l’oleodotto che porta il greggio russo Budapest e Bratislava. Adesso gli euroburocrati sono indecisi su come muoversi e non capiscono a che gioco vuole giocare Kiev.

Kiev stoppa gli specialisti europei

Una missione di specialisti europei si era recata in Ucraina il 19 marzo al fine di valutare le condizioni in cui versa il Druzhba. Kiev però non ha ancora dato l’autorizzazione ad accedere all’impianto per esaminarlo. Dopo più di due settimane il motivo del diniego, certamente legittimo, comincia a sembrare pretestuoso: la “sicurezza”, come aveva spiegato il vicepremier Taras Kachka. Lo stesso Zelensky, che inizialmente si era detto disposto ad accettare il lavoro degli inviati UE, ha fatto marcia indietro, ammettendo di preferire che l’oleodotto non venga aggiustato poiché genera introiti per Mosca. Eppure in una lettera indirizzata alla von der Leyen e a Costa aveva scritto di accettare volentieri l’offerta di “supporto tecnico e di finanziamento per concludere i lavori di riparazione”.

La reazione della UE

L’infrastruttura al momento non funziona perché danneggiata. O almeno è quanto afferma Kiev, che ha incolpato del problema un attacco dei russi. Ma a Mosca non conveniva affatto colpire l’oleodotto, perché serve a rifornire due importanti clienti nel cuore dell’Europa, cioè Ungheria e Slovacchia. E infatti i governi dei due Paesi sostengono che la chiusura dei rubinetti sia una decisione politica di Zelensky, che vorrebbe in questo modo ricattare e condizionare gli alleati europei.

Oggi alcuni euroburocrati non si sentono di biasimare Zelensky per il suo diniego, proprio perché il Druzhba è uno strumento che aiuta l’economia russa. Altri invece trovano assurdo che a Kiev non capiscano come riaprire l’oleodotto significhi per l’Ucraina sbloccare altresì il veto di Orban al prestito europeo da 90 miliardi. L’unica uscita dall’impasse è proprio di consentire che gli specialisti accertino la verità, dice un funzionario UE. L’opinione che si sente nei palazzi di Bruxelles è che l’ostruzionismo ucraino sia un “enigma”, una mossa “poco astuta” e “per nulla chiara”.

Ungheria e Slovacchia

Gli stessi ungheresi si erano recati in Ucraina prima della missione UE per indagare sullo stato dell’oleodotto, ma Kiev li ha trattati come semplici turisti privi di autorizzazione ufficiale, negando loro l’accesso agli impianti. Il motivo dichiarato era che non avevano dato precedente comunicazione delle intenzioni della loro visita. Secondo Orban, il viaggio è comunque servito a far smuovere la situazione. E a dimostrare la malafede di Zelensky. Per Budapest e per Bratislava il Druzhba ha un’importanza cruciale, anche alla luce della crisi energetica provocata dalle ostilità contro l’Iran. Bloccando l’afflusso di petrolio russo, l’Ucraina costringe i due Paesi europei ad attuare misure di risparmio del combustibile che poi vengono criticate da Bruxelles.

Come nel caso della Slovacchia, che per salvaguardare il lavoro dei benzinai locali ha dovuto imporre prezzi maggiorati ai “turisti del serbatoio”, cioè i tedeschi, i polacchi o altri vicini che vengono nel Paese a fare là il pieno perché costa meno. La Commissione ha così minacciato Bratislava di ritorsioni. E alla fine a rimetterci di fatto è l’Ucraina stessa, perché oltre al blocco dei 90 miliardi si ritroverà senza il gas e il diesel che le forniscono Ungheria e Slovacchia. Al veto del prestito, i due Paesi danneggiati hanno infatti aggiunto questa ritorsione che potrebbe davvero compromettere le necessità di Kiev, che potrebbe così scendere a miti consigli.

 

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici