La sfida all’ordine mondiale dei Brics secondo Giasone Spada

La sfida all’ordine mondiale dei Brics secondo Giasone Spada

27 Gennaio 2025 0

I Brics stanno influenzando il sistema internazionale in modi che vanno ben oltre il loro potere economico. Stanno sfidando il paradigma esistente e potrebbero essere i catalizzatori di un nuovo ordine mondiale. La direzione e l’ampiezza di questo impatto rimangono oggetto di dibattito e incertezza. La loro influenza non potrà non essere un tema cruciale per comprendere la geopolitica del XXI secolo.

Con queste parole il professor Giasone Spada, autore del libro ‘BRICS’, esemplifica bene l’importanza che il nuovo soggetto geopolitico sta acquisendo anno dopo anno, mettendo in allarme tutti i Paesi Occidentali, Stati Uniti in testa.

Questa inedita alleanza ha dato vita ad un soggetto geopolitico complesso, variegato, formato da democrazie e autocrazie, da Paesi poveri ma popolosi e da piccole nazioni ricchissime. Proprio per capire meglio la genesi e l’affermazione del fenomeno BRICS, Giasone Spada ha ritenuto opportuno scrivere un agile ma esaustivo manuale sul tema.

La sfida all’egemonia politica occidentale

‘L’acronimo BRICS – scrive in apertura di libro il prof. Spada – è diventato più di un semplice aggregato di cinque economie emergenti: esso rappresenta una coalizione che intende sfidare l’egemonia politica ed economica occidentale. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica non sono solo Paesi con un rapido sviluppo economico, ma sono anche nazioni che aspirano a un ruolo più prominente sulla scena globale.

A queste nazioni ”fondatrici” se ne sono aggiunte da inizio 2024 , altre 6, portando i membri effettivi a 12: Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti’.

O dollaro, o dazi al 100%

La potenza attrattiva dell’accordo politico commerciale denominato BRICS non è sfuggita al neo Presidente Americano Donald Trump, che a pochi giorni dalla sua elezione ha tuonato: ‘O dollaro, o dazi al 100%’. Il tycoon ha rivolto ai Paesi Brics un impegno ben preciso, ovvero non creare una valuta alternativa al dollaro Usa nel commercio internazionale. Diversamente, l’America volterebbe loro le spalle. La minaccia sembra rivolta sopratutto agli alleati degli USA nel Golfo Persico e cioè Arabia Saudita ed Emirati Arabi, da sempre in ottimi rapporti con Washington.

Per quanto riguarda invece le altri nazioni, Cina e Russia in testa, la creazione di una valuta antidollaro è dichiaratamente l’obbiettivo più ambizioso dell’accordo BRICS. ‘Al vertice di Johannesburg che si è tenuto dal 22 al 24 agosto 2023 – scrive Spada nel 4° capitolo del suo libro – i leader dei BRICS hanno ribadito il loro impegno a utilizzare le valute locali nelle transazioni commerciali tra di loro e hanno approvato la creazione di un gruppo di lavoro per studiare la fattibilità della valuta digitale comune.

La proposta di una moneta comune

La Cina ha proposto la creazione di una moneta comune basata su un paniere di valute dei cinque Paesi membri, che sarebbe utilizzabile per le transazioni commerciali, gli investimenti e le riserve valutarie’. La proposta ha avuto una buona accoglienza, ma molti Paesi temono che una moneta troppo legata alla Cina possa portarli dalla ‘padella’ del dollaro alla ‘brace’ cinese.

Sebbene la creazione di una vera e propria moneta BRICS sia ancora lontana a venire, l’impatto economico finanziario degli accordi tra i Paesi membri ha già scosso gli equilibri mondiali precedenti, quando il dollaro non aveva rivali. ‘JP Morgan, la piu grande banca americana, – sottolinea Spada nello stesso capitolo – a giugno di quest’anno ha lanciato un segnale di allarme , in quanto stanno emergendo alcuni segnali di de-dollarizzazione.

La de-dollarizzazione

Qualcosa si è già intravisto se si considera che è sceso di dieci punti nelle riserve ufficiali della banche centrali, rispetto ad inizio secolo, pur costituendo ancora circa il 60%.’ L’autore ricorda in merito che nel 2014 i BRICS hanno creato una loro banca autonoma, la Banca di Sviluppo, che fornisce finanziamenti ai Paesi membri in valuta locale. Al di là delle minacce di Trump, il progetto di una moneta BRICS antidollaro è ancora assolutamente all’ordine del giorno.

Il professor Spada dedica nel suo libro un capitolo a parte sull’effettivo impatto geopolitico dei Brics e sopratutto sulla sempre più stretta alleanza tra i suoi due ‘azionisti di maggioranza’ Cina e Russia. ‘Le due nazioni – sottolinea l’autore – hanno stretto tra loro diversi accordi energetici e militari. Anche in occasione del conflitto russo-ucraino, la Cina ha mantenuto una posizione a dir poco ambigua se non ondivaga. Non ha adottato le sanzioni decise dall’Onu, per contro ha riconosciuto i diritti della Russia sui territori russofoni, né ha mai apertamente condannato l’invasione’.

Le divisioni nei Brics

Le divisioni all’interno dei BRICS comunque non mancano, come le decennali dispute territoriali tra India e Cina nella zona del Tibet, oppure l’atteggiamento dei singoli Paesi nei confronti dell’Occidente: tanto l’India, quanto la Cina hanno relazioni economiche irrinunciabili col ‘nemico’. ‘La geopolitica dei BRICS – ammette il prof. Spada – è una matassa intricata di alleanze, rivalità e interessi.

La domanda che rimane è se diventeranno un blocco geopolitico coeso o se le loro divergenze li porteranno a condividere semplicemente un partenariato di convenienza’. Eppure Spada osserva come ci siano alcuni segnali che tradirebbero la tentazione del BRICS di creare una compagine unita addirittura alternativa all’Onu. ‘Al G20 2023 tenutosi in India – sottolinea l’autore – Cina e Russia hanno partecipato non con la usuale presenza dei suoi leader Xi Jinping e Putin, bensì con i loro delegati: un caso o un segnale?’.

L’irrilevanza dell’Onu

L’irrilevanza dimostrata dall’Onu sopratutto nei conflitti degli ultimi anni, dal conflitto in Ucraina alle nuove crisi del Medioriente, legittimano del resto gli aderenti al BRICS a sogni di grandezza e potenza. Non a caso il professor Spada inserisce nei capitoli finali del proprio libro alcuni dati salienti sulla effettiva rilevanza geopolitica dell’alleanza. ‘Il BRICS – fa notare l’autore – rappresenta attualmente una popolazione di 3,2 miliardi di persone, il 45% del pianeta, il 25% del PIL mondiale, che sale a quasi al 30% con le ultime sei nazioni entrate, con un controllo del 39% delle fonti petrolifere e il 48% della produzione del pianeta. L’acquisizione delle altre 23 porterebbe al 90% il dato sul petrolio, per non parlare dei minerali estratti dalle miniere’.

L’altra parte del mondo

In altre parole BRICS ormai significa ‘l’altra metà del mondo’ che vuole svincolarsi dall’egemonia geopolitica, e soprattutto finanziaria e commerciale, degli Usa. Anche in questo caso le parole di fuoco di Trump degli ultimi giorni sulle ombre cinesi nella gestione del canale di Panama sono eloquenti. Il peso reale del BRICS nel mondo spiega anche come la Russia abbia finora potuto reggere e probabilmente vincere la delicata partita geopolitica in Ucraina: Mosca ha dimostrato di poter far a meno dell’Europa. Si può dire lo stesso del contrario? La crisi nera della Germania e di quasi tutti i settori produttivi classici in Europa non lasciano presagire nulla di buono per i cittadini del Vecchio Continente. Al contrario i BRICS sembrano pronti ed attrezzati per prendere la scena da protagonisti nelle principali sfide tecnologiche e geopolitiche del futuro.

Fabio Grosso
fgrosso

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