Pace, la diplomazia europea alla rovescia
Non ci sono le condizioni per la pace in Ucraina. Pure stavolta i leader europei, con la complicità dei media mainstream, stanno disperatamente cercando di addossare a Putin la responsabilità del proseguo del conflitto. I fatti però raccontando una realtà ben peggiore: è l’Europa il principale ostacolo al processo di pace. Infatti non si costruisce la pace con gli ultimatum e i ricatti, soprattutto se provengono dalla parte che la guerra la sta perdendo.
Riassunto dei fatti
Ricapitoliamo in breve. L’unico a parlare di tregua fino a ieri era il presidente russo: nel 2023 per il Natale ortodosso, poi per la Pasqua di quest’anno 2025 e ora per la Giornata della Vittoria, il 9 maggio, la celebrazione che ricorda la sconfitta del nazifascismo. A queste proposte il presidente ucraino si è sempre detto contrario. Anche la proposta di un incontro a Istanbul per imbastire delle prove di negoziato non è arrivata né da Kiev né da Bruxelles, ma da Mosca. Insomma, la narrativa dell’ultimatum europeo per far sedere Putin al tavolo è l’ennesimo esempio di becera propaganda occidentale. Una fake news grossa come una caserma, che come al loro solito i censori di Open non rivelano, anzi rilanciano.
Menzogne di fondo
Al netto però della paternità di questo incontro, resta il modo in cui l’Europa lo sta trattando. Tre dichiarazioni su tutte dovrebbero far riflettere l’opinione pubblica su chi realmente voglia la pace. La prima è che Zelensky andrebbe ad Istanbul per svelare il bluff di Putin che in verità non desidererebbe fermare la guerra. Questo assunto si regge su due menzogne: la prima è che Vladimir Putin non può bluffare perché sta vincendo la guerra. Infatti non sta giocando a poker senza carte, come Trump ricordò invece a Zelensky che realmente con le spalle al muro. La seconda bugia è dire che Putin non cerchi la pace: il presidente russo è stato molto chiaro e categorico nel non volere una tregua di 30 giorni, ma elaborare invece un accordo serio per una pace duratura, non accettando più compromessi al ribasso come gli accordi di Minsk, costruiti per preparare Kiev a una futura guerra. A rivelarlo non è la Pravda, ma l’ex cancelliere tedesco Angela Merkel.
Dichiarazioni bellicose
Poi c’è la dichiarazione del commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen, che al suo arrivo al Consiglio UE informale di Varsavia, ha rivelato come l’Europa non voglia comprare più gas russo anche se si firmasse l’accordo di pace. Questo significa che l’Europa vuole continuare a sostenere una guerra commerciale con Mosca e anzi lancia un messaggio chiaro: difficilmente Bruxelles toglierà le sanzioni alla Russia. Diciamo che è un modo di trattare quanto meno peculiare, visto che sottrae al Paese vincitore del conflitto un possibile interesse a chiudere la pace.
L’altra dichiarazione intrinsecamente bellicosa è quella del presidente francese Macron, che ieri ha precisato come l’Europa, anche durante l’eventuale tregua di un mese che dovrebbe accettare Putin, continuerebbe comunque a inviare armi a Kiev. Insomma sarebbero trenta giorni utili agli ucraini per rafforzarsi e serrare i ranghi.
Europa ininfluente
Ecco quindi come la trattativa nasca in salita non per i capricci del Cremlino, bensì per le condizioni dettate dai governi europei. Messi all’angolo da Donald Trump con l’accordo sulle risorse naturali ucraine, che li priva di un possibile risarcimento per i soldi prestati a Kiev, vorrebbero almeno salvare la faccia gli elettori facendo la parte di quelli che propongono una via per la pace. E invece la verità è che l’Europa è ininfluente in questo conflitto: lo ha decretato quando ha accettato di supportare una guerra per procura avviata dal presidente Biden. Oggi può soltanto arrampicarsi sugli specchi, aggrappandosi ai cocci di quella grande Europa che costruirono i padri costituenti nel dopoguerra.

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.
