Gli USA non smettono di armare Kiev tramite compagnie private e progetti legati all’accordo sui minerali
A Kiev sono lieti di comunicare di aver appena siglato tre progetti congiunti con gli americani nell’ambito dell’accordo sui minerali. Uno di questi riguarda in diagonale l’assistenza militare, che Washington continua di fatto a fornire agli ucraini anche attraverso i privati.
Lo Stato si fa da parte, ma ci pensano gli investimenti dei privati
Già da qualche tempo i soldi dei privati stanno finanziando la fabbricazione di armamenti destinati all’Ucraina, soprattutto quelli prodotti dalle start-up. I dati raccolti da Dealroom e da Crunchbase riportano un aumento del 650% fra il 2022 e il 2024, La maggior parte di tali somme è elargita da investitori americani alle aziende europee sotto forma di capitali di rischio (venture capital) e di fondi di private equity. Negli USA la prevalenza degli investimenti privati è ormai assodata: si prenda come esempio la Palantir, azienda di software specializzata per la difesa, il cui valore di mercato supera quello di giganti come Lockheed Martin e Northrop Grumman.
L’accademica dell’Università di Londra Elke Schwarz, esperta di questioni belliche e politiche, parla del superamento del vecchio tabù presente in Europa sull’immoralità degli investimenti privati nel campo militare. Evidenzia altresì i rischi connessi a questo cambiamento di prospettiva. I venture capital mancano talvolta di trasparenza, per usare un eufemismo, e portano le aziende a magnificarsi per attirare nuovi investimenti. Capita che la realtà sia inferiore alle promesse, come nel caso di Helsing, start-up tedesca che ha visto quintuplicare il suo valore di mercato dopo il 2023. Eppure i suoi droni fanno spesso cilecca, riferiscono i soldati al fronte. In definitiva, chi mette i soldi non desidera che il ritorno economico si interrompa: la conseguenza logica è fatta di armi sempre più letali e di conflitti che tirano per le lunghe invece di essere terminati.
Gli USA continuano ad armare Kiev
Anche a livello pubblico l’Occidente non ha smesso di armare Kiev né cerca di fermare la guerra. Non hanno smesso di certo gli Stati Uniti, nonostante le promesse elettorali di Trump, che diceva di poter chiudere il conflitto in 24. E nonostante le pressioni dei suoi sostenitori della corrente MAGA, contrari a qualunque impegno militare americano in conflitti altrui. Il sostegno bellico all’Ucraina in effetti è molto minore di quello dato da Biden fino al 2024, ma si tratta pur sempre di armi potenti. L’amministrazione Trump non ha incluso finanziamenti alle forze ucraine nel bilancio 2026, ma non sta impedendo alle compagnie private di vendere armi a Kiev e ai chi la sostiene e che quindi gli darà quelle armi.
Formalmente il governo statunitense ha le mani pulite, ma la sua implicazione è comunque evidente. Il Pentagono aveva fermato la consegna dei pacchetti firmati da Biden, ma oggi ha ripreso. Trump infatti ha detto che l’Ucraina ha bisogno di mezzi per difendersi e ad alcuni governi europei va benissimo così. Un diplomatico europeo ha rivelato che l’accordo di luglio sulla compravendita delle armi americane destinate a Kiev rappresenta “il modo migliore per tenere gli USA impegnati in particolare in Ucraina e più in generale in Europa”. E il 31 luglio la Commissione per gli stanziamenti del Senato USA ha approvato il disegno di legge sulla concessione di circa un 1 miliardo di dollari di assistenza in materia di sicurezza per l’Ucraina.
Tre progetti
Per dare più armi all’Ucraina, Washington utilizza anche un’altra via formalmente legale. Nell’ambito del famoso accordo sui minerali, infatti, svilupperà con Kiev anche il finanziamento del settore ucraino della difesa. Il piano è stato perfezionato il 6 agosto con l’incontro fra il segretario al Tesoro Scott Bessent e la premier ucraina Yuliia Svyrydenko. I due hanno annunciato che è in corso la redazione di tre progetti congiunti da far partire entro 18 mesi, e che si basano sul Fondo per la ricostruzione (Reconstruction Investment Fund) siglato il 30 aprile. La Svyrydenko spiega che stanno lavorando per allargare l’oggetto del Fondo anche agli investimenti concernenti la difesa, ad esempio per l’export dei droni ucraini e l’acquisto di armamenti americani. Sul piano finanziario Kiev contribuirà al 50% ricorrendo agli introiti delle licenze di sfruttamento dei giacimenti di gas, petrolio e minerali.
Solo manutenzione, ma intanto…
Sempre allo scopo di evitare formalmente la concessione di aiuti militari, Washington aiuterà militarmente Kiev facendo la manutenzione ai suoi armamenti e agevolandone la logistica. Il Dipartimento di Stato ha approvato due contratti per un valore complessivo di 203,5 milioni di dollari. Col primo, operato principalmente dalla britannica BAE Systems, saranno riparati e riallestiti gli obici M777. Col secondo, da affidare a un’azienda americana non ancora selezionata, saranno forniti servizi di trasporto e logistica militare. Da Washington fanno sapere che in questo modo implementeranno la propria politica estera e gli obiettivi di sicurezza legati alla sicurezza dell’Ucraina, in quanto Paese partner e “forza trainante della stabilità politica e del progresso economico in Europa”.

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