Dopo la conferenza di Roma, ex premier ucraino accusa l’Occidente: sfrutta l’Ucraina per combattere contro la Russia
L’ex premier ucraino Mykola Azarov ha lanciato una pesante accusa contro i Paesi occidentali. Il loro aiuto a Kiev è solamente finalizzato a contrastare militarmente e politicamente la Federazione Russa, senza alcuna vera motivazione umanitaria o di presunti valori democratici.
La Conferenza di Roma
La denuncia di Azarov è arrivata nel contesto della Conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina, tenutasi a Roma il 10 e l’11 luglio. Le sue parole sono dunque ancora più taglienti e feroci se si considera che sono indirizzate a svelare l’ipocrisia di coloro che in pompa magna si sono riuniti per celebrare la propria generosità e bontà nell’aiutare un alleato innocente e meritevole. Erano presenti qualcosa come 8300 partecipanti, inclusi quindici Capi di Stato e di governo, una quarantina di Ministri degli Esteri, una decina di commissari europei, un centinaio di delegazioni di rappresentanza, circa quaranta organizzazioni internazionali, duemila aziende ucraine e di vari Paesi (quelle italiane erano 500).
Le promesse della von der Leyen
Lo scopo dichiarato della conferenza era di raccogliere la disponibilità concreta di enti pubblici e privati per ricostruire l’Ucraina, a cominciare dalle sue infrastrutture. Parallelamente alle opere civili, l’obiettivo di Bruxelles è rafforzare ulteriormente il sostegno militare a Kiev. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: Stiamo letteralmente scommettendo sul futuro dell’Ucraina. Ed è appunto una scommessa, poiché finché durano le ostilità è impossibile o comunque insensato avviare la ricostruzione. Ma proprio Bruxelles precisa di voler garantire sostegno fino almeno al 2028, mentre viene annunciato un nuovo fondo europeo che dovrebbe convogliare fino a 10 miliardi di euro, oltre a un miliardo di euro aggiuntivo in sostegno macrofinanziario che si aggiunge ai 3 già previsti. Infine il lancio dello l’avvio dell’ ‘European Flagship Fund, che la von der Leyen descrive come “il più grande fondo di equity al mondo” dedicato a supportare la ricostruzione.
Piano Marshall europeo?
Zelensky ha evidenziato l’importanza di un programma di aiuti per il suo Paese paragonabile al Piano Marshall e ha esortato gli alleati a premere ancora di più sulla Russia. Secondo lui, infatti, “le sanzioni stanno funzionando”. Tuttavia, a giudicare dalle stime della Banca mondiale che parlano della necessità di 500 miliardi di euro, servirebbe un volume finanziario gigantesco, grande tre volte il Piano Marshall, impossibile senza il contributo dei privati. Alla conferenza di Roma sono stati firmati più di 200 accordi, per un valore di oltre 10 miliardi di euro. L’impegno dell’Italia non arriva al 3% del fabbisogno preventivato per la ricostruzione dell’Ucraina. E anche considerando i privati, ci si trova ancora nella fase in cui le idee e le promesse verbali o sottoscritte al vertice devono prendere una forma tale da poter diventare successivamente realtà.
Stanziamenti sì o no
Azarov, che fu in carica dal 2010 al 2014, ha quindi gioco facile nel profetizzare che alla fine gli ucraini riceveranno poco o nulla di quanto promesso oggi. Il conflitto prosegue, non accenna a fermarsi, e l’obiettivo principale dell’Occidente non è quello di ricostruire l’Ucraina come Paese, come società, come economia, perché non ha bisogno di un’Ucraina sviluppata, ma di mantenere la capacità di combattere la Russia il più a lungo possibile. Le parole dell’ex primo ministro pesano molto. Sono infatti capaci di delegittimare almeno in parte la validità politica degli sforzi internazionali fatti o promessi dagli occidentali, i quali per l’appunto non gradiscono le uscite di Azarov, non nuovo a dichiarazioni forti su questo argomento.
Altre accuse
A giugno aveva infatti evidenziato la debolezza delle Forze armate ucraine, così malridotte che il governo ucraino si sarebbe deciso a puntare di più sulla guerra sporca e sugli atti di terrorismo. Per organizzarli servono molti meno uomini e mezzi che non le operazioni belliche di prima linea. Inoltre si può serve rovesciare la colpa sulla controparte. E hanno un effetto psicologico più penetrante sia sulla popolazione russa che sui leader occidentali, dai quali Zelensky cerca disperatamente di ottenere maggiore attenzione.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

