Con Starmer e Macron al termine, si prevede una triste fine per i Volenterosi

Con Starmer e Macron al termine, si prevede una triste fine per i Volenterosi

5 Agosto 2026 0

Starmer ha già abbandonato e Macron dovrà lasciare il suo posto il prossimo anno. Il cambiamento di governo delle due potenze nucleari europee sta generando il timore che la Coalizione dei Volenterosi si scioglierà o perderà importanza, posto che nessuno degli altri grandi Paesi europei sembra volersi assumere il ruolo guida tenuto finora da Parigi e Londra.

Decorato e rimpiazzato

Come prevedibile, tale preoccupazione si è sparsa soprattutto in Ucraina, dove i media hanno ripreso l’articolo del Telegraph che per primo aveva avvertito dell’imminente vuoto di potere. Così, il New Voice dice che i Volenterosi potrebbe “svanire”, mentre UNN parla espressamente di “minaccia all’esistenza” della Coalizione. Sono state le dimissioni di Starmer ad aver fatto capire all’opinione pubblica ucraina e filo-ucraina che le cose potrebbe peggiorare. L’uscita di scena di Sir Keir è stata graduale e malinconica: nel settembre 2025 veniva bollato come il premier meno gradito di sempre, poi l’arrivo di scandali e crisi assortite infine la mazzata alle amministrative di maggio, che lo ha costretto a licenziarsi dal vertice dei Labour e quindi da premier.

Ha fatto però in tempo a ricevere due onorificenze: l’Ordine della Libertà che Zelensky gli ha dato a Kiev e poi – all’ultimo incontro dei Volenterosi – la Légion d’honneur di cui lo ha insignito Macron, per il suo “storico ruolo”. E in effetti Starmer un po’ di storia l’ha scritta, perché è stato il primo inquilino di Downing Street a ricevere da Parigi quella medaglia. Il suo successore, l’ex sindaco della Grande Manchester Andy Burnham, è ferrato in politica interna, ma ha poca esperienza di quella estera. Si è affrettato a garantire agli alleati che terrà dritta la barra, fissando il suo primo vertice internazionale proprio con Zelensky. Tuttavia, è chiaro a tutti che Burnham per adesso ha meno carte da giocare rispetto a Starmer.

Macron dovrà comunque lasciare

Anche Macron è consapevole che il suo tempo sta finendo. Al termine del secondo mandato dovrà infatti lasciare il palazzo dell’Eliseo e fare posto al successore che verrà scelto con le presidenziali del prossimo anno. Sembrerebbe favorita a succedergli Marine Le Pen, che ha già promesso di sfilare la Francia dal blocco di sanzioni anti-russe e di tentare la via diplomatica per la conciliazione del conflitto in Ucraina. L’altro candidato di rilievo, sulla sponda sinistra dell’arena politica, è Jean-Luc Mélenchon, che a sua volta ha promesso di ritirare Parigi dalla NATO. Un esponente dell’Alleanza Atlantica ha quindi avvertito del “grosso problema” che si materializzerebbe qualora vinca uno di questi due contendenti.

Come stanno messi gli altri dell’E5

Macron e Starmer sono riusciti a mettere insieme una trentina di governi “volenterosi”. Da alcuni di essi hanno ricevuto l’impegno di inviare i propri soldati come forza di peacekeeping per garantire la futura tregua fra Mosca e Kiev. Vi sono però Paesi “pesanti”, quelli del cosiddetto gruppo E5, che non hanno affatto sottoscritto tale impegno, appannando così l’autorità della Coalizione. Prima fra tutti la Polonia, dotata di un forte esercito e già impegnata in azioni coordinate con Francia e Germania, ma che il prossimo anno vedrà elezioni parlamentari che si preannunciano piuttosto combattute.

Per adesso Varsavia si limiterà a ospitare in autunno esercitazioni militari dei Volenterosi. Anche l’Italia ha rigettato l’idea dell’invio di contingenti di peacekeeping e fra circa un anno affronterà le elezioni politiche. Allo stesso modo, la Germania non ha dato via libera al piano di futuro dispiegamento delle truppe e deve fare i conti con un indebolimento della presa da parte del cancelliere Merz. E al di fuori dell’E5, la Slovacchia ha del tutto negato la sua adesione ai Volenterosi e la Bulgaria ne è recentemente uscita.

Ipotesi di scuola o inquietante auspicio?

Il problema principale di Merz si chiama Alternative für Deutschland, partito che sta progressivamente acquisendo peso nel panorama politico tedesco, al punto da insidiare il primato della CDU e dell’SPD alle prossime elezioni locali. Ma nella stessa CDU di Merz vi è chi mette in dubbio le capacità del cancelliere. Il deputato Roderich Kiesewetter infatti evidenzia la mancanza di un “Churchill” che sappia guidare il continente. Ci sarebbe bisogno di una figura del genere, dice, ma purtroppo non è Merz.

Quest’ultimo è stato finora troppo prudente, non ha concesso sufficienti armamenti a Kiev ed è stato sostanzialmente vittima dell’influenza di coloro che vorrebbero dialogare con Mosca. Kiesewetter, falco della politica estera tedesca, si lancia in una previsione che suona come un auspicio inquietante, non come una semplice ipotesi: “Credo che un evento come l’11 settembre cambierà l’Europa oppure le considerazioni personali di alcuni leader politici continentali che riterranno che è venuto il loro momento”.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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