Nuovi ostacoli per l’Ucraina sulla sua strada di accesso alla UE

Nuovi ostacoli per l’Ucraina sulla sua strada di accesso alla UE

5 Agosto 2026 0

Al di là delle dichiarazioni di facciata dei vertici di Bruxelles l’adesione dell’Ucraina presenta ancora diversi problemi, alcuni dei quali derivanti dalle recenti scelte di Zelensky. La rabbia dei polacchi per le onorificenze che ha dedicato ai collaborazionisti del Terzo Reich non si è placata, anzi a Varsavia suggeriscono che determinate forze che influenzano la politica di Kiev lo facciano appositamente per rimanere fuori dalla UE, godendo però dei generosi aiuti europei.

All’Ucraina conviene così?

Già a metà luglio dall’Europarlamento invitavano a ridurre la tensioni e a fare sforzi di riconciliazione, ma il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz sottolineava come nel suo percorso verso la UE Kiev non abbia il diritto di aggirare i principi sui quali l’Unione è fondata, quali ad esempio la verità storica e il rispetto dei vicini. Non soddisfatto dall’atteggiamento mostrato dagli ucraini, il ministro oggi è tornato sulla questione dicendo che se Kiev continua così, i negoziati per l’adesione dureranno ancora molti anni.

Kosiniak-Kamysz si domanda in modo retorico perché non sia chiaro agli ucraini che è contrario ai principi basilari della comunità europea glorificare “eroi” che furono in realtà criminali genocidi che sterminarono migliaia di civili polacchi. Porta l’esempio della Croazia, che non sarebbero mai diventa membro della UE se avesse reso omaggio agli ustascia, della Francia che non erige monumenti al maresciallo Pétain e della Germania che non celebra i suoi comandanti sotto il Terzo Reich. Forse non lo capiscono, ipotizza, perché a una parte dei vertici di Kiev conviene di più restare fuori dalla UE e dunque non dover applicare le sue regole, ma al tempo stesso godere di alcuni dei benefici che offre.

Cittadini polacchi stufi e contrari

Un sondaggio condotto a fine luglio fotografa il grave deterioramento della simpatia dell’opinione pubblica polacca verso Kiev. Il numero di ucraini presenti nel Paese è cresciuto a dismisura dal 2022 ad oggi, fino a diventare la minoranza più popolosa con più di 1 milione e mezzo di persone. Ma i polacchi sono ormai poco disposti ad accettarli e sostenerli sempre e comunque: basti pensare che negli ultimi sei mesi i “crimini di odio” denunciati contro gli ucraini sono il 30% rispetto all’anno scorso. E oggi il sondaggio di CBOS mostra come i polacchi favorevoli all’ingresso dell’Ucraina siano scesi dall’iniziale 90% al 74% dell’ottobre 2023 fino al 50% attuale. Molti di loro vorrebbero un’adesione graduale di Kiev e non la membership immediata. È cresciuta anche la cifra di coloro che la osteggiano completamente.

L’Ungheria mette altri paletti

Anche il premier ungherese Péter Magyar non vuole che l’Ucraina diventi membro in tempi troppo rapidi. Le ultime scelte del suo governo hanno fatto preoccupare gli europeisti filo-Kiev perché non si è discostato molto dalla linea del suo predecessore Orbán. Il previsto vertice con Zelensky non si è ancora tenuto né è stata risolta la questione della minoranza magiara di Transcarpazia. Magyar ha approvato l’apertura di due capitoli negoziali del processo di adesione ucraino.

Ma non ha accettato di votare sì per tutti e sei, anzi ne ha espressamente rigettati due, chiedendo che vengano discussi successivamente. Secondo un esponente di Bruxelles si tratterebbe solo di un “ostacolo temporaneo” che può essere superato, ma altri suoi colleghi dicono che servirà un intervento politico diretto da parte della Commissione. Da Budapest intanto fanno sapere di essere contrari a qualsiasi corsia preferenziale riservata a Kiev, soprattutto perché andrebbe a discapito dei Paesi balcanici che sono in lista d’attesa da molti anni.

Il nodo della Serbia

L’Ungheria non è l’unica a rilevare gli ingiusti favoritismi accordati a Kiev, perché la pensano così anche i Paesi “amici” dei Balcani occidentali, fra cui l’Austria, la Grecia e la Croazia. Occorre uguaglianza di trattamento e rispetto degli equilibri geografici, con la considerazione che in quell’area è la Serbia lo Stato più importante a livello economico e demografico. Ma è proprio Belgrado a subire più di altri le reprimende e i rimandi di Bruxelles, per cause che esulano dal rispetto formale dei parametri imposti dai Trattati. Ai serbi non viene infatti perdonato l’atteggiamento bilanciato verso Mosca, che si sostanzia nel mancato allineamento alle sanzioni anti-russe.

Il percorso della Serbia è fermo dai fatto dal 2021, e ancora oggi la Commissione ha negato l’apertura del terzo capitolo negoziale. Oggi viene frenato anche il percorso di Kiev, che non dipende quindi solamente dalle riforme interne che deve applicare, ma anche dalle dinamiche interne all’Unione relative a un allargamento complicato e forse troppo frettoloso e all’equità di trattamento che deve mostrare nei confronti degli altri candidati, soprattutto quelli balcanici.

Martin King
Martin King

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