Corruzione e brama di potere, non certo salvataggio di sovranità o democrazia
Nell’Ucraina in stato di guerra le decisioni dei vertici girano intorno ai soldi e alla conservazione del potere. E delle ostilità senza fine che hanno provocato troppe morti sono complici le élite globaliste di USA, UE e Regno Unito. Sull’American Thinker queste ed altre accuse vengono lanciate dall’editorialista J.B. Shurk senza mezzi termini.
Un comico che sfascia uno Stato
Vedere il dittatore (sic) ucraino Volodymyr Zelensky ai funerali del senatore Lindsey Graham è parsa una scena coerente: l’operazione di riciclaggio di denaro da parte di “Z-Man” a Kiev è stata una causa diretta della morte di Graham. Se quest’ultimo non avesse lavorato così duramente per metterne sempre di più sul conto di quel macellaio, oggi sarebbe ancora vivo. Qui vi è certamente per alcuni una lezione da apprendere. So che ci sono tanti appassionati filo-ucraini che non riescono a tollerare nessuna critica su un conflitto armato che sta durando più della Seconda Guerra mondiale. Tuttavia, non l’ho mai considerato altro che una guerra civile che i globalisti britannici, europei e americani stanno sfruttando per ragioni finanziarie e geopolitiche che non hanno nulla a che fare con la sovranità dell’Ucraina. Kiev non è nella UE e non è nella NATO.
Se il dittatorucolo ucraino desidera trasformare in un parcheggio ciò che resta di quello Stato, faccia pure. Lasciamo che il peso di tale follia ricada sulla testa di un comico che ha portato il suo Paese in un mattatoio e che lo lascerà come l’ombra di ciò che era. Quando alla fine la guerra terminerà, le società multinazionali di investimento trarranno dalle stragi profitti sulla ricostruzione. L’Ucraina sarà smontata e venduta a pezzi. La sua gente vivrà altrove, mentre saranno portati a milioni dall’Asia, dall’Africa e dal Medio Oriente per rimpinguare la forza lavoro di uno Stato in bancarotta. L’Ucraina non sarà mai più la stessa e gli storici del futuro si chiederanno come mai a un comico è stato consentito di distruggere una nazione.
Un Paese diviso dalla nascita
Gli ucraini in realtà non hanno avuto molta scelta. Elezioni cancellate, dissenso vietato per legge, partiti di opposizione disciolti. Persino le messe sono state proibite se celebrate da congreghe considerate simpatizzanti per la Russia. Il fatto che milioni di ucraini in età di leva abbiano rifiutato di combattere, fuggendo all’estero o nascondendosi dai violenti reclutatori, induce a pensare che costoro non ritengano il conflitto meritevole del proprio sangue. E mi appare come controintuitivo che gli americani, i britannici e gli europei chiedano agli ucraini di sacrificare le loro vite in una guerra che essi non vogliono. Morire per l’Ucraina dovrebbe essere una scelta proprio degli ucraini! Soltanto loro possono decidere se combattere o invece chiedere la pace.
Le ostilità ruotano attorno a territori che si trovano lungo il confine con la Russia. Se si guardano i risultati delle elezioni fin dai tempi dell’indipendenza dall’URSS nel 1991, emerge uno schema chiaro: le regioni occidentali hanno sempre votato in maggioranza per candidati filo-UE, mentre quelle orientali per candidati filo-russi. Tale differenza si è mantenuta in una rapporto di 80/20 entro queste due macroaree del Paese. Nella parte occidentale, l’80% circa dei voti vanno nella direzione di rafforzare i legami con l’Europa. In quella orientale, l’80% vota per il rafforzamento dei legami politici ed economici con la Russia. Ciò ha senso perché ad est la gente è russofona e prega nella chiese di tradizione russa, legge giornali russi e condivide i costumi dei russi. In realtà, i confini dell’Ucraina moderna dopo il 1991 hanno fuso insieme due nazioni distinte politicamente e culturalmente.
Il golpe “democratico”
Questo genere di cose è sempre accaduto. Trattati postbellici e realpolitik fanno nascere Stati fondamentalmente insostenibili. Il Medioriente è in perenni condizioni di ostilità già da dopo la Prima Guerra Mondiale perché l’Europa ricavò dalle sue ex colonie degli Stati innaturali, pieni di popoli culturalmente diversi le cui frizioni storiche hanno assicurato un secolo di rivoluzioni politiche, scontento sociale e instabilità regionale. In un modo simile, dalle ceneri dell’Impero Austro-Ungarico sorse la Cecoslovacchia, che alla fine della Guerra Fredda si divise pacificamente in due Stati sovrani, che sono la Repubblica Ceca e la Slovacchia.
Qualcosa di simile avrebbe dovuto avvenire anche con l’Ucraina. A me sembra irragionevole sentire i fanatici bellicisti filo-ucraini sbraitare di democrazia, autodeterminazione e sovranità. Per trent’anni i cittadini delle regioni ucraine orientali hanno votato all’80% in favore dell’allineamento con Mosca. Dopo che forze anti-democratiche hanno rovesciato con il golpe del 2014 il governo filo-russo legittimamente eletto del presidente Viktor Yanukovych, quello che poi è stato ridenominato “Rivoluzione della Dignità”, la gente dell’est ha cercato di separarsi dal governo centrale che aveva deposto il loro leader eletto. Kiev quindi li ha attaccati e una guerra civile sta infuriando da allora.
Chi può votare e chi no
Il fatto che il golpe del 2014 sia stato supportato dal Dipartimento di Stato, dai servizi britannici dell’MI6 e dalla Commissione Europea non lo rende “democratico”. La gente all’est ha votato per staccarsi dall’Ucraina. Sono stati Kiev e i suoi spalleggiatori occidentali che hanno impedito loro di determinare il proprio futuro. Fingere di onorare le frontiere come se fossero il sacro segno della sovranità nazionale soltanto è un pessimo trucchetto, specialmente quando sono stati i globalisti americani, britannici ed europei ad aver aperto i confini agli invasori stranieri per decenni.
Inoltre il dittatore Zelensky ha affermato che se permettesse nuove elezioni nel Paese, i cittadini delle regioni orientali non godrebbero del permesso di votare. Sarebbe di certo più facile vincere per i candidati pro-Bruxelles se tutti quelli che normalmente voterebbero candidati filo-russi venissero privati del diritto di voto. Ma l’assurdità di combattere una guerra per la “democrazia” per togliere il suffragio ai cittadini mostra come questo conflitto non abbia mai veramente riguardato la protezione dell’autodeterminazione degli ucraini. C’è un tiranno che rifiuta di indire le elezioni. Ma se le organizzasse, andrebbero a votare soltanto i suoi amici. La gente sta morendo per la corruzione e la tirannia ucraina.
Si rischia la Terza Guerra mondiale
Questa non è una guerra per la democrazia né per la sovranità nazionale e non riguarda nemmeno il proteggere la piccola e frammentata Ucraina dalla “invasione non provocata” della Russia grande e cattiva. Se la guerra avesse riguardato qualcuna di queste cose, i leader responsabili sarebbero stati attenti almeno a non permettere attacchi che potrebbero gettarci in una spirale di confronto da Terza Guerra mondiale fra superpotenze nucleari. E invece i globalisti occidentali paiono anelare a un conflitto fra la Federazione Russa e gli Stati Uniti d’America. Lo scorso dicembre il segretario generale della NATO Mark Rutte ha esortato i membri dell’Alleanza a prepararsi a una guerra contro la Russia.
In quello stesso momento elementi deviati dell’intelligence americana spargevano propaganda a proposito del piano di Putin di aggredire l’intera Europa. Il direttore dell’intellgence nazionale Tulsi Gabbard è stata costretta a refutare pubblicamente quelle affermazioni. Ha scritto che “è una bugia ed è propaganda” avanzate da “guerrafondai che vogliono minare gli sforzi instancabili del presidente Trump di mettere fine a questa guerra sanguinosa che ha provocato più di un milione di morti da entrambe le parti”. Poi ha accusato i propagandisti occidentali di “fomentare l’isteria e la paura tra la gente per fare in modo che sostengano l’escalation, che è ciò che NATO e UE vogliono davvero, in modo da tirar dentro gli USA direttamente in uno scontro militare con Mosca”.
Politici europei impazziti
Se potessimo tornare indietro e fermare la Prima e la Seconda Guerra mondiale, lo faremmo? Se la risposta è sì, allora perché non trattiamo il momento presente come un’incalcolabile opportunità di evitare la Terza? Quando centinaia di milioni di vite sono in pericolo, perché i leader occidentali sono quasi eccitati dalla possibilità di muovere guerra alla Russia? Questo conflitto riguarda soltanto i soldi e la conservazione del potere politico.
I globalisti britannici, europei e sfortunatamente pure americani hanno deciso che la Terza Guerra mondiale è il modo migliore per distrarre i cittadini occidentali dall’inflazione indotta dalla green energy, dalla manipolazione delle valute da parte delle banche centrali, dall’invasione degli stranieri e una litania di altre politiche suicide sul piano economico e culturale. I governi occidentali sono così impegnati nel distruggere la civiltà occidentale che la Terza Guerra mondiale sembra la ciliegina sulla torta del nuovo ordine mondiale.

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