Ancora tensioni fra Ucraina e Ungheria su repressione della minoranza magiara e su adesione di Kiev alla UE
Si riaccende la tensione fra i governi di Kiev e di Budapest in merito a una serie di questioni, prima fra tutte la minoranza ungherese nella regione ucraina della Transcarpazia. Ormai da anni si alternano passi di avvicinamento a gravi strappi diplomatici, col conseguente danno all’immagine di un’Ucraina democratica pronta per entrare nella UE.
Tensioni sociali e diplomatiche
Le ragioni del contendere si concentrano soprattutto nel trattamento dei 150.000 ungheresi etnici che vivono nell’ovest dell’Ucraina, in Transcarpazia. È una regione dal grande valore simbolico per Budapest, che sogna di “riportare a casa” i magiari rimasti separati col Trattato del Trianon del 1920. A sua volta Zelensky teme di perdere il controllo su una zona importante del Paese. Accusa l’Ungheria di minare la sovranità dell’Ucraina con le sue azioni politiche a favore della minoranza, come la concessione di passaporti nazionali e i finanziamenti alle scuole e ai circoli di lingua ungherese. Parlare di sentimenti separatisti in Transcarpazia sarebbe troppo, ma i suoi abitanti sono al tempo stesso maltrattati, contesi e lusingati. Il risultato sono forti tensioni sociali e diplomatiche.
Simboli sostituiti e ipotesi di bando
Le accuse a Kiev sono di reprimere la comunità magiara violandone diritti linguistici e simboli. Ad esempio il caso della città di Mukachevo, dove l’amministrazione locale ha rimosso la statua del mitologico falco turul, sostituendola col tridente ucraino. Dolorosa la mobilitazione forzata degli abitanti della Transcarpazia, scelti per essere mandati in missioni altamente pericolose. Nella battaglia perduta di Soledar è perita oltre metà della 128ª Brigata d’assalto, formata da magiari ucraini. I media vicini alle posizioni neonaziste dell’Azov rilanciano commenti di odio contro i “cani ungheresi”. Due settimane fa un piccolo scandalo mediatico: un giornale della Transcarpazia che aveva annunciato l’imminente bando del partito e dell’associazione ad esso legata, il KMKSZ della minoranza ungherese. La notizia non era confermata: il portale Novini Zakarpattya si è giustificato dicendo di averla presentato come ipotesi basata sulle indagini condotte contro le presunte spie ungheresi e contro il leader dell’associazione, rifugiatosi in Ungheria.
Scandali e spie
Un altro scandalo di maggio, il primo nel suo genere, ha visto lo SBU, i servizi segreti che fanno direttamente capo alla presidenza ucraina, individuare due presunte spie operanti in Transcarpazia, che riferivano all’intelligence militare ungherese. Il governo di Budapest sostiene che la mossa di Kiev si stata essa stessa una rappresaglia all’opposizione che l’Ungheria continua a fare contro gli aiuti militari europei per l’Ucraina. La risposta di Budapest non si è fatta attendere: subito espulse due presunte spie ucraine che operavano presso l’Ambasciata. Inoltre ha annullato un incontro con gli esperti ucraini sul tema dei diritti delle minoranze nel Paese. Il sottosegretario agli Esteri Levente Magyar ha spiegato che “mancano le condizioni per un dialogo costruttivo su una questione così importante e delicata”.
Budapest dice: Ucraina mai nella UE
La posizione del governo è chiara: “non vogliamo che l’Ucraina diventi membro della UE”. La scorsa settimana Orbán ha postato su Facebook la promessa di “fare qualsiasi cosa” pur di impedirlo. Il premier magiaro afferma con convinzione che l’Ucraina assorbirà ogni euro, forint e zloty che abbiamo speso finora per rafforzare l’industria, le famiglie e gli agricoltori europei. La richiesta di adesione era stata fatta da Kiev nel 2022 e i colloqui veri e propri sono iniziati nel 2024. Con procedura accelerata i vertici UE vorrebbero concludere il percorso entro il 2030.
Ma Budapest ha diritto di veto sull’adesione di Kiev, che Orbán considera il pernicioso “sogno delirante” di Bruxelles. Anzi secondo lui è addirittura un’istanza vitale: un modo per contenere i danni e fare buoni affari in mezzo a una guerra che sta perdendo. Faranno di tutto per rendere l’Ucraina un membro UE, lo ammette la stessa Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, la quale spiega che in caso di ennesimo veto ungherese Bruxelles ha pronto un piano A, ma anche uno B e persino un C, che però non intende rivelare. Il ministro degli Esteri dell’Estonia Margus Tsahkna, connazionale della Kallas, ha detto che la UE potrebbe addirittura privare Budapest del diritto di voto.
Sicurezza nazionale
Dunque secondo Orbán è una vera e propria questione di sicurezza nazionale. A causa della sua contrarietà al fatto che l’Ucraina diventi membro UE, l’Ungheria si ritrova sotto attacco sul piano internazionale, vittima di provocazioni allestite da Bruxelles e da Kiev, quindi dalle “forze a favore della guerra”, dice il premier magiaro. Il loro obiettivo è indebolire il suo legittimo governo per sostituirlo con un governo fantoccio filo-UE e filo-Ucraina. Per farlo, starebbero usando i partiti di opposizione ungheresi oltre a soggetti presenti nell’apparato militare dello Stato. Conclude Orbán: sono due i tipi di Paesi che si oppongono all’adesione di Kiev, quelli che per ora non lo manifestano ma intendono poi porre il veto al momento opportuno e quelli che lo dicono apertamente come fa l’Ungheria. E per questo essa viene colpita.
Ingerenze di Zelensky
A marzo Budapest ha lanciato un sondaggio non vincolante per verificare il consenso popolare all’entrata di Kiev in Europa. Il cosiddetto referendum Voks2025 si chiuderà il 20 giugno. Finora ha provocato reazioni contrastanti nella comunità magiara della Transcarpazia e soprattutto nel presidente Zelensky, il quale si è espresso in modo ambiguo e poco amichevole verso di essa. Sapendo già che il voto avrà esito negativo per lui, ha velatamente minacciato ritorsioni verso gli ungheresi dell’Ucraina.
La reputa un’ingerenza a tutti gli effetti Janos Zila, ricercatore del Centro per i diritti fondamentali (Alapjogokért Központ) di Budaest. Secondo lui, i vertici di Kiev non hanno alcuna intenzione di accettare l’opinione popolare espressa dai cittadini ungheresi nei loro confronti. Forse, dice Zila, è proprio una minaccia, quella di peggiorare la vita dei magiari ucraini togliendo loro altri diritti civili. Sostiene che in Ungheria la gente vuole che il conflitto finisca il prima possibile, non vogliono esservi trascinati, e riconoscono i rischi dell’ingresso di Kiev nelle UE. Budapest non appoggia alcun partito ucraino o figure di opposizione, dunque non tenta di influenza la politica ucraina. Lo stesso non può dirsi di Kiev nei confronti dell’Ungheria, afferma Zila.

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