Altri scandali fanno emergere il marciume diffuso del sistema ucraino
In Ucraina di indagini sulla corruzione e relativi arresti se ne sentono tutti i giorni e per tutti i gusti. Dire che tale frequenza negli scandali sia un segno di fioritura della democrazia in un Paese che Bruxelles vorrebbe tirare dentro la UE a tutti i costi è una forzatura. Significa invece che il malcostume è ben radicato a tutti i livelli dell’apparato statale e di quello militare e che per eliminarlo occorre ancora molto tempo. Soprattutto perché al potere ci sono ancora coloro che lo hanno favorito e ne hanno tratto guadagno.
Carenza di uomini
A Kiev mancano i soldati per combattere e non perché siano finiti gli uomini, sebbene abbia già sofferto perdite immense. La carenza è dovuta anzitutto al fenomeno della renitenza alla leva, con almeno 2 milioni di cittadini che scappano, si nascondono o in altri modi illegali riescono a evitare l’arruolamento. E altri 200mila già in uniforme che lasciano le file dell’esercito per non tornare più, come ha spiegato il nuovo Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, insediatosi a gennaio. Quest’ultimo ha individuato insieme a Zelensky le priorità da cui partire per rimpolpare le forze al fronte. Il punto debole da curare per primo sono i cosiddetti “Centri territoriali di reclutamento e di supporto sociale”.
L’arrivo del nuovo ministro deve aver avuto un grosso impatto. Qualche giorno fa davanti ai giornalisti, il comandante delle Forze armate Oleksandr Syrsky ha infatti comunicato che i Centri ora forniscono al suo esercito circa il 90% del personale necessario, formato appunto dai coscritti. Al tempo stesso però Syrsky critica il livello di preparazione degli istruttori e dell’equipaggiamento. Secondo lui vanno migliorati, e a questo proposito il Ministro della Difesa proporrà “soluzioni sistematiche ai problemi accumulatisi nei Centri di reclutamento”.
I renitenti
Intanto, nonostante gli sforzi della magistratura i tentativi di evitare l’arruolamento non si fermano. Gli inquirenti hanno appena scoperto un giro di corruzione atto a garantire che i cittadini potessero non andare al fronte. La polizia insieme allo SBU, il servizio di intelligence che risponde alla presidenza, ha arrestato sedici persone che offrivano tale servizio per cifre dai 3mila ai 16mila dollari. I metodi e i canali usati a questo scopo erano otto ed erano diffusi in tutta l’Ucraina, dalle regioni orientali più vicine al fronte a quelle occidentali al confine coi Paesi UE.
A Leopoli per esempio, proprio vicino alla Polonia, un ufficiale di alto grado avrebbe aiutato le reclute a scappare dalla caserma. A Kharkov, invece, un soldato indicava ai suoi “clienti” il passaggio ad ovest attraverso le foreste per arrivare in Europa. Nell’est del Paese, nella zona del Donetsk ancora sotto controllo di Kiev, un imprenditore avrebbe venduto referti medici falsi. Tutti questi reati, che vanno dalle tangenti alla produzione di documenti falsificati, possono costare fino a 10 anni di reclusione.
Ruberie prolungate nelle Forze armate
Oggi sta lavorando alacremente nello scovare il marciume dell’apparato statale ma la scorsa estate Zelensky voleva metterlo sotto il suo controllo, presumibilmente per frenarne l’attività. Si tratta dell’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU), che la scorsa settimana ha comunicato di aver scoperto la sottrazione di 6,7 milioni di dollari dalle Forze armate. I colpevoli hanno sfruttato il cosiddetto progetto Dzvin, l’elemento principale di un sistema di comando e controllo unificato a scopo militare. Nella ruberia, durata anni, sono attualmente indagati militari di alto grado, ora in congedo, e il direttore dell’azienda che è il principale appaltatore del progetto.
Il NABU fa sapere che i sospettati hanno cercato di ostruire le indagini, ad esempio nascondendo documenti importanti o facendo modifiche al sistema per celarne i punti che potevano smascherarne lo azioni illecite. Il problema sorse quando il Ministero della Difesa nel 2016 siglò il contratto per lo sviluppo del sistema con un’azienda che non aveva precedenti esperienze nel campo. I costi hanno così iniziato a levitare dopo ogni cambiamento apportato nella realizzazione del progetto, che alla fine non ha rispettato le indicazioni previste. Nonostante ciò, nel 2022 le Forze armate lo hanno preso per utilizzarlo e nel 2024 gli ufficiali hanno cercato di ottenere ulteriori fondi per esso.
Chi riesce a fuggire e chi no
Chi ha mezzi maggiori si organizza prima e si mette in salvo. Ad esempio Timur Mindich e Oleksandr Zuckerman, i due personaggi vicini a Zelensky (soprattutto il primo) e coinvolti nell’operazione Midas sulle mazzette nel settore energetico. Entrambi erano riusciti a espatriare in Europa per poi dirigersi in Israele, appena in tempo prima di essere messi ufficialmente sotto indagine. Il NABU insieme al SAPO (Procura specializzata anticorruzione) hanno chiesto all’Interpol di emettere un mandato di cattura nei loro confronti.
Il capo del SAPO Oleksandr Klymenko spiega come una ricerca della stessa Interpol certifichi la gravità delle accuse e la determinazione delle autorità ucraine a fare giustizia. Chi invece non può permettersi di allontanarsi in fretta e lontano, finisce dritto in galera. Un capitano di polizia colpevole di corruzione è stato condannato a cinque anni, oltre alla confisca dei beni e alla perdita temporanea dello status nelle Forze dell’ordine. Uscito su cauzione, aveva infatti cercato di scappare attraversando il confine con la Moldavia, ma è stato ripreso.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.
