Sull’accordo del diesel Bulgaria con Trump contro la UE
Sofia si mette dalla parte di Trump sul caso dell’accordo energetico con Mosca. Solitamente, il premier bulgaro Rumen Radev tiene posizioni pragmatiche su questioni che riguardano i Paesi membri della UE, dalla transizione verde all’appoggio dell’Ucraina. E anche stavolta si attiene al principio dell’interesse nazionale, che invece Bruxelles subordina all’agenda politica della Commissione.
Dichiarazioni esplicite
Prima di cominciare l’ultimo vertice del Consiglio Europeo, Radev ha fatto dichiarazioni esplicite sul tema. Ha detto: Sapete qual è in questo momento il problema in Europa? I prezzi alti del carburante. Siamo lieti per qualunque iniziativa che riduca i prezzi e conservi la nostra competitività. Si riferiva in modo malcelato all’accordo del diesel fra Washington e Mosca. Ma Bruxelles ha condannato aspramente tale intesa, che vede come un favore americano a Putin. L’Alto commissario agli Esteri Kallas ha ripreso le parole di Zelensky sottolineando come l’accordo sul diesel sia sostanzialmetne un “regalo” a Putin, perché il presidente russo di fatto non ha dato nulla in cambio, se un aumento degli attacchi sulle infrastrutture civili. A sua volta, il premier svedese Ulf Kristersson afferma: Ogni passo che oggi aiuti i russi ad incrementare i loro incassi per la guerra è un brutto segnale.
Posizione equilibrata
Nonostante i detrattori lo definiscano “filo-russo”, Radev non ha un atteggiamento di mera accondiscendenza per quanto sta facendo la Russia. Anzi, condanna allo stesso modo sia gli attacchi che Mosca assesta alle infrastrutture energetiche ucraine sia i colpi di Kiev alle raffinerie russe. Se la prende però soprattutto con gli ucraini, colpevoli secondo lui (e secondo Trump) di provocare coi loro danni agli impianti petroliferi russi una crescita spropositata dei prezzi in tutta Europa. Il governo di Sofia spinge per la ricerca della pace tramite la diplomazia, non con l’approccio sanzionatorio e minaccioso tenuto da Bruxelles, che non porta alcun frutto se non un peggioramento della situazione. Già lo scorso giugno il premier bulgaro aveva annunciato la fine della fornitura di armamenti a Kiev. Aveva precisato di non voler porre veti alle decisioni UE sul supporto all’Ucraina, ma la Bulgaria non darà più armi che vengono dai propri arsenali.
Strasburgo ammonisce Sofia
Pochi giorni fa l’Europarlamento ha ammonito Sofia con una risoluzione che condanna la “risposta debole” che il governo bulgaro ha dato alla minaccia russa nel Mar Nero. La maggioranza degli eurodeputati di Strasburgo si è detta preoccupata dalla gestione “ambigua” della Bulgaria rispetto alle operazioni russe in mare. La UE ritiene Mosca colpevole di attacchi a imbarcazioni commerciali e di violazione dello spazio aereo bulgaro e romeno. Secondo Strasburgo la risposta bulgara è stata troppo leggera sul piano diplomatico: in quanto alleato e membro NATO Radev deve dimostrare maggiore solidarietà ai colleghi, tramite azioni concrete.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


