Non ancora un requiem, ma l’analisi di una presidenza che rischia una fine ingloriosa
Ci sono quattro fronti sui cui Zelensky è in calo di popolarità e di alternative di manovra politica. Non è ancora spacciato, ma la sua presidenza potrebbe non superare la fine della guerra. Questa è l’analisi dell’American Conservative, che definisce Zelensky un sopravvissuto politico che si barcamena con abilità fra le tanti crisi che lo hanno colpito. Le più recenti però potrebbero essergli fatali.
In calo su quattro fronti
Proprio come nel film “Monty Python e il Sacro Graal”, Zelensky forse starà gridando: Non sono morto! È troppo presto per un’autopsia della carriera politica del presidente ucraino, ma non è prematuro provare ad analizzare la sua condizione in via di deterioramento e del suo sforzo di sopravvivere. Attualmente le energie di Zelensky vengono abbattute addirittura su quattro fronti: il gradimento popolare, il supporto del suo partito, il sostegno finanziario dell’Europa e il rapporto in crisi con Trump. I sondaggi mostrano che gli ucraini, che una volta volevano Zelensky a guidarli nel corso della guerra, ora non vogliono più lui dopo la guerra.
Il suo problema è che ha venduto loro le fantasmagoriche promesse di buttare fuori i russi da tutti i territori ucraini e di essere accolti nella NATO, e che inoltre dipende da un rapporto di collaborazione con gli ultranazionalisti che si oppongono a una pace di compromesso con Mosca. Così alla fine Zelensky si è ficcato in una posizione nella quale la sua presidenza potrebbe non continuare dopo che il conflitto sarà terminato. Nei sondaggi la sua popolarità è precipitata, quindi alle future elezioni perderebbe con ampio margine.
I suoi deputati contro di lui
Mentre i media internazionali sono concentrati completamente sull’aspetto della guerra, l’opinione pubblica ucraina si interessa anche della corruzione. Zelensky aveva vinto le elezioni del 2019 grazie alla doppia promessa della pace con Mosca e dello sradicamento della corruzione endemica del Paese. Non ne ha mantenuta nessuna. Il dato significativo qui è il gradimento popolare: alla domanda su quale figura politica vedano degna di fiducia, i cittadini ucraini mettono l’attuale presidente solamente al sesto posto nella speciale graduatoria. Zelensky ha riscosso appena il 18% delle preferenze, finendo molto indietro ai suoi rivali principali, quali Zaluzhny, Budanov e Fedorov. La corruzione è la ragione la risposta di un quinto di coloro che non si fidano di Zelensky. Il 72% degli ucraini lo ritengono personalmente responsabile per la corruzione che inquina il governo.
E nel bel mezzo dell’ultima diatriba con Trump, un altro sondaggio ha rilevato un aumento del suo gradimento, ma la tendenza generale è ancora negativa. L’effetto di compattamento contro gli abusi di Washington potrebbe quindi essere fugace. È Zelensky che si è danneggiato da solo gestendo male lo scandalo corruzione che sta travolgendo la sua cerchia più ristretta. Sta quindi perdendo non soltanto i voti, ma anche il supporto del partito Sluha Narodu, che prima era saldamente al suo fianco. Oggi sta sperimentando un’insolita resistenza da parte di decine di deputati, che boicottano o si ribellano alle sue indicazioni. Sembra così che la super maggioranza che lo appoggiava sia a rischio a causa delle defezioni.
Mancano i soldi
La carenza di supporto sul piano interno mette a rischio altresì i finanziamenti UE sui quali il governo ucraino fa grande affidamento. Kiev sta affrontando un pesantissimo deficit di bilancio che assomma a decine di miliardi di dollari e vorrebbe al più presto i soldi promessi da Bruxelles per il 2027. La concessione di questi fondi dipende però dalla Verkhovna Rada, che deve adottare le riforme sul tema della corruzione. Ma proprio il partito di Zelensky sta rifiutando tale approvazione. Di recente è passato un pacchetto di tasse che potrebbe garantire come contropartita ben 4,3 miliardi di dollari, ma esso non riguardava le questioni più serie sulle quali fanno perno le richieste della EU.
Il premier slovacco Fico ha detto che il suo Paese, così come l’Ungheria, non intende dare il suo contributo a un ennesimo prestito europeo a Kiev. E persino Paesi maggiormente filo-ucraini stanno faticando per trovare i soldi. La Francia è sconvolta dalle sommosse che sono in parte nate dalle proteste contro il carovita, mentre i populisti critici verso l’establishment si sono a ricordare agli elettori le enormi somme che in passato sono state elargite all’Ucraina. La leader della destra Marine Le Pen, che al momento è la favorita alle prossime presidenziali, ha recentemente dichiarato che se vincerà, Parigi taglierà gli aiuti finanziari all’Ucraina.
La sfida americana
La sfida più grande per Zelensky arriva dal sostenitore fondamentale dell’Ucraina. I rapporti incerti coi presidenti americani non sono una novità per lui. Nel primo anno di conflitto, quando Biden concesse ulteriore assistenza militare, Zelensky si lamentò di quanto non riusciva a ricevere. Pare che il presidente americano “perse la pazienza” durante un chiamata con lui, alzando la voce per invitarlo a “mostrare un po’ più di riconoscenza”. Sul New York Times l’anno seguente Thomas Friedman riferiva la profonda diffidenza fra la Casa Bianca e Zelensky, che era molto peggiore di quanto si dicesse. Eppure zelensky è riuscito a gestire queste problematiche, pure dopo la figuraccia rimediata l’anno scorso quando Trump lo cacciò dalla Sala Ovale.
Ora ha in qualche modo sistemato il suo rapporto con Trump e adesso quel lavoro sta portando i suoi frutti. A ottobre il presidente americano ha preso tre decisioni che messe insieme sembrano il punto di rottura per uno Zelensky conciliante suo malgrado. Infatti si è accordato con Putin per concedergli di vendere il diesel russo; ha annunciato una “tregua energetica” che imponeva alle forze ucraine di fermare i loro attacchi alle raffinerie russe; ha rinunciato a mettere nuovi sanzioni contro Mosca. Questo trio di annunci pare aver spinto Zelensky a concludere che il suo atteggiamento conciliatorio non funzionava più.
Trump gli risponde per le rime
Secondo fonti a lui vicine, il presidente ucraino ha fatto sapere che è il momento di “parlare chiaro” e ha quindi deciso di criticare pubblicamente Trump. Ha affermato che il comportamento di Trump “non è certamente quello che hanno dei partner l’uno con l’altro”. Ma quando le forze ucraine hanno colpito un’altra raffineria russa, il presidente americano ha detto che “farebbe maledettamente meglio a smetterla”. Zelensky ha aggiunto che Trump non è equo né onesto, lo ha definito debole e ha confrontato la sua leadership a quella dei “leader veri” in Europa. Trump ha risposto per le rime, asserendo che per l’Ucraina è il momento di fare un nuovo presidente, suggerendo loro di eleggerne un altro che sappia stringere un accordo. Secondo lui, gli ucraini alla fine concluderanno un qualche tipo di intesa. Ma non grazie a Zelensky. Anzi, “credo sia ora che qualcun altro negozi per conto dell’Ucraina”.
Tolti i guanti, Zelensky rischia di perdere Trump. Starlink infatti è stata silenziata: per gli ucraini era importante per le comunicazioni sul campo e per gli allarmi rapidi USA dei missili russi in avvicinamento. “Non è il tipo giusto per noi per fare accordi”, ha detto Trump, dicendo che “è più difficile avere a che fare con lui che con Putin”. Zelensky ha distrutto il suo Paese, ha aggiunto. Quando i russi continuavano a colpire la rete elettrica ucraina con droni, missili balistici e razzi ipersonici, e con accesso ristretto all’intelligence americana, Zelensky ha sfidato gli ordini di Trump facendo sapere che il blocco sugli attacchi alle raffinerie russe non valeva più.Insomma, Zelensky è un sopravvissuto politico, ma l’ultima serie di crisi è la sfida più difficile di tutta la sua presidenza.

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