La guerra costa: a Bruxelles si sono accorti che Kiev pretende tanti soldi, troppi soldi

La guerra costa: a Bruxelles si sono accorti che Kiev pretende tanti soldi, troppi soldi

21 Settembre 2026 0

Una voragine di bilancio che è diventata un buco nero, mentre le spese militari aumentano con percentuali a due cifre. Kiev chiede soldi, tanti soldi, ma finalmente a Bruxelles qualcuno comincia ad avanzare dei dubbi.

Situazione critica

Il 16 settembre la Verkhovna Rada, il Parlamento monocamerale ucraino, ha approvato in prima lettura sette disegni di legge, alcuni di quelli necessari per ottenere ulteriore assistenza finanziaria dai “partner” occidentali. Da tempo Zelensky premeva sui deputati affinché si decidessero a queste riforme perché, come asserito dal premier Sergii Koretskyi, le finanze pubbliche sono vicine al punto critico. E soprattutto perché a partire dal 17 settembre non si terranno più sessioni plenarie fino al 13 ottobre. Come dichiarato da Yaroslav Zheleznyak, deputato del partito Holos, il Parlamento ha sospeso i lavori proprio nel bel mezzo di una crisi finanziaria e delle votazioni sugli impegni presi coi finanziatori internazionali. Così, di fatto, non verranno stanziati fino a dicembre i fondi per le infrastrutture civili come scuole, ospedali e rifugi.

Il Parlamento fa resistenza alle riforme

Il tempo stringe. Anzi, non ce n’é più. Il blocco delle approvazioni ha già provocato il ritardo di un pacchetto da circa 3 miliardi e mezzo di euro, che era atteso nel terzo trimestre. E se i deputati si imputeranno ancora a non votare ciò che chiedono governo e presidenza, chissà se Kiev vedrà mai i 27 miliardi di dollari che Zelensky vuole per la Difesa. Intanto, proprio in risposta a tale richiesta, la Commissione ha inoltrato ai parlamentari ucraini una lettera con le riforme che dovranno ancora far passare per avere i fondi già stanziati per il loro Paese. Il motivo della loro riluttanza è di non voler essere un giorno il capro espiatorio delle sofferenze dei concittadini, perché il governo tende a prendersi i meriti per i prestiti ottenuti dall’Occidente e a scaricare sul Parlamento la responsabilità delle riforme “lacrime e sangue”. Lo ha detto Anastasia Radina, deputata del partito di Zelensky.

Ministero della Difesa in deficit

La richiesta che Zelensky ha fatto a fine agosto dopo l’ultimo vertice della Coalizione dei Volenterosi ha lasciato i partner interdetti. Vorrebbe tanti soldi, 27 miliardi di dollari per coprire il deficit del Ministero della Difesa, che ha già impiegato tutto il budget annuale. Il ministro delle Finanze Serhii Marchenko ha precisato che era dal 2022 che l’Ucraina non si trovava in acque così burrascose dal punto di vista del bilancio statale. A sua volta, il premier Koretskyi esorta i partner internazionali a impegnarsi nel medio e nel lungo periodo per dare un po’ di stabilità ai futuri bilanci del Paese. Quel che è certo è che l’apparato statale ucraino dovrà fare dei tagli pesanti se non riceverà presto altri aiuti. Ed è un problema serio, in vista dell’imminente stagione fredda.

Un po’ di ossigeno

Le preghiere di Koretskyi sono state ascoltate almeno in parte. Infatti il 14 settembre ha potuto annunciare un prestito da 841 milioni di dollari, concesso dalla Banca Mondiale grazie alle garanzie date dal Canada. Un po’ di ossigeno, anche se la tranche è stata etichettata “per il prossimo futuro”. Quindi non si sa ancora esattamente per quando. L’importante ora è che l’abbiano promessa. Il finanziamento sarà dato col programma della Banca Mondiale denominato PEACE (Public Expenditure for Administrative Capacity Endurance), meccanismo creato nel giugno 2022 che ha l’obiettivo di garantire la continuità amministrativa e dei servizi essenziali dello Stato ucraino. Finora il PEACE è riuscito a ottenere qualcosa come 53,5 miliardi di dollari come supporto al bilancio statale di Kiev. E non è tutto. Il Canada vuole dare di più: oggi sta discutendo la possibilità di unirsi ai fornitori dei 90 miliardi del mega-prestito concesso a Zelensky.

UE poco convinta

A Bruxelles nessuno nega che l’Ucraina vada aiutata nella sua lotta esistenziale. Stavolta però la richiesta di denaro è così grossa e così anticipata da stordire i funzionari UE. Dietro le quinte, molti stanno cominciando a chiedersi se Kiev stia spendendo bene i soldi che riceve oppure se li stia sprecando. O addirittura se qualcuno li stia intascando, visti i continui scandali di corruzione che emergono dalle inchieste giudiziarie. Altri suggeriscono che forse gli ucraini stanno appositamente esagerando le loro richieste per un’errata valutazione delle proprie necessità. Secondo Balazs Ujvari, un portavoce della Commissione, la prima cosa da fare è ottenere “un’immagine chiara di quella che è la situazione di bilancio o finanziaria”. Intanto Bruxelles ha già posto come condizione all’ottenimento dei prestiti il diritto di controllare i conti bancari statali di Kiev. Inoltre il Commissario europeo per l’economia Valdis Dombrovskis ha asserito che ci sono ancora questioni irrisolte su come si sia formato un buco così grosso. Perciò, dice, bisogna anzitutto determinare bene l’entità crescente delle esigenze ucraine prima di decidere se e come colmarlo, discutendone prima coi vertici di Kiev.

La guerra costa… la pagheranno gli europei?

Prova a dare una spiegazione semplice e diretta Olena Prokopenko, esperta del centro studi German Marshall Fund: la guerra è obiettivamente diventata più costosa. Dello stesso parare la deputata del partito di governo Roksolana ⁠Pidlasa, capo della Commissione parlamentare sul bilancio: il budget è di nuovo più pesante dell’anno prima, rivela, perché in questi anni il conflitto richiede risorse economiche sempre maggiori. Per il 2027 ci si attende una spesa per la Difesa di 110 miliardi di dollari, dunque superiore del 12% rispetto al 2026. Gli Stati membri della UE dovranno accollare questo fardello ai propri cittadini e contribuenti. E sembra che lo facciano volentieri… Infatti alla proposta di finanziamento da 100 miliardi di euro, inserita nel bilancio dell’Unione per il periodo 2028/2034 e presentata a luglio, non vi sono state obiezioni. Per il momento. Si vedrà se vi saranno discussioni in merito durante il prossimo summit di metà ottobre.

Giuliano Pellico
Giuliano Pellico

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