Diplomazia UE: un passo avanti, due indietro e uno di lato
A Bruxelles si torna a parlare di colloqui con Mosca. Sempre a tentoni e con quella aria di superiorità tanto malcelata quanto ingiustificata. E come sempre spinti dalla paura che Washington possa fare tutto da sé, tagliando fuori l’Unione Europea e gli Stati membri più importanti.
Tentativi angloamericani
Recentemente da Londra hanno espresso la necessità di mantenere i contatti con la Russia. Occorre tenere aperti i canali di comunicazione, secondo il consigliere del primo ministro britannico per la sicurezza Jonathan Powell. Poi, come noto, vi è stata la missione esplorativa dei due inviati speciali della Casa Bianca Jared Kushner e Steve Witkoff. Come detto da quest’ultimo, lo scopo era di avvicinare le due controparti. La loro prima tappa il 5 settembre è stata il Cremlino, quindi hanno sentito prima le richieste russe per poi riferirle agli ucraini, mettendoli in una posizione di svantaggio.
Inoltre, era l’ennesima volta che i due andavano in visita da Putin e dai suoi consiglieri: dunque i loro canali di dialogo sono ben oliati, a differenza evidentemente di quelli britannici o peggio ancora di quelli europei. E infatti gli statunitensi almeno ci provano a lanciare le trattative, ma nemmeno questo piace a Bruxelles. L’Alto commissario agli Esteri Kaja Kallas ha infatti espresso il suo “scetticismo” nei loro confronti. In parole povere, secondo lei quei due non sono abbastanza del mestiere… mentre servirebbero invece soggetti che comprendono quelli che – secondo lei – sono gli odiosi metodi di contrattazione adottati dai russi.
La UE ci prova in modo schizofrenico
Fin ad ora l’Unione Europea ha fatto solo dei tentativi schizofrenici per instaurare un dialogo col Cremlino. Ha infatti discusso per mesi se si dovesse effettivamente parlare con Mosca o per chi fosse il soggetto più adatto a guidare la delegazione. A fronte di tale inazione, il Presidente del Consiglio Europeo António Costa ha deciso che era venuto il momento di provarci e a questo scopo ha mandato avanti il suo capo di staff Pedro Lourtie.
Il suo comportamento ha provocato l’ennesima spaccatura fra i 27 Paesi membri: chi ha elogiato l’iniziativa e chi invece l’ha stroncata, perché non ne aveva informato i governi nazionali o perché, in breve, coi russi non bisogna proprio parlare. A sua giustificazione Costa ha detto che gli aveva chiesto Zelensky di coinvolgere l’Europa nei negoziati. E ha aggiunto: “Non possiamo cambiare la geografia. Tutti sanno che un giorno dovremo trattare con la Russia sul futuro dell’architettura di sicurezza”.
Kallas minaccia, blandisce, si contraddice
È la Kallas stessa a rivelare il vizio di fondo della posizione europea nei futuri negoziati. Poiché la UE e parecchi Stati membri sostengono lo sforzo bellico ucraino in via ufficiale e con gran dispendio di risorse, Bruxelles non può assumere il ruolo di mediatrice. L’Alto commissario ammette però che trattare è assolutamente necessario per l’Europa, perché nel corso deli negoziati emergerebbero istanze che hanno bisogno degli Stati membri per essere attuate. Lo scorso febbraio, invece, parlando alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, diceva che per l’Europa avanzare richieste precise verso la Russia è più importante che sedersi in un posto al tavolo delle trattative.
Ma nemmeno i russi sono tanto convinti della bontà degli approcci europei. Infatti il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha riferito la disponibilità di Putin a negoziare con l’Europa, ma anche che Bruxelles non dovrebbe credersi al di sopra di Mosca. Quindi non dovrebbe cercare (come sta facendo adesso per stupidità o per incompetenza, spiega Peskov) di trattare da una posizione di forza che in realtà non detiene.
Se telefonando…
Intervistata qualche giorno fa dal media nazionale finlandese Yle, la Kallas ha affermato di essere pronta a parlare personalmente col Cremlino. Ha detto che risponderebbe al telefono, se dall’altro capo del filo la stessero chiamando Putin oppure il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Peraltro, ricorda di aver incontrato quest’ultimo in diverse occasioni, per esempio ai vertici del G20 o dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico), nei quali gli ha esposto la posizione dell’Unione Europea. Ed ecco allora che se si presentasse l’occasione di conferire ancora, lei accetterebbe il dialogo, ma senza iniziare le trattative partendo dalle richieste “massimaliste” di Mosca. Piuttosto, la UE dovrebbe avanzare i suoi punti, altrettanto massimalisti, allo scopo di controbilanciare le condizioni negoziali.
Minacce ibride, accuse ibride
Il 15 settembre, parlando alla sessione plenaria dell’Europarlamento, la Kallas ha ammonito contro il tentativo russo di “intimidire e paralizzare” le società dei Paesi europei e i loro meccanismi decisori. Coi suoi “attacchi ibridi”, infatti, Mosca vuole indebolire l’Europa, la quale invece deve rispondere in maniera altrettanto forte per imporre dei “costi maggiori” al Cremlino. L’Alto commissario si riferiva agli incidenti avvenuti negli ultimi tempi, tutti attribuiti in automatico ai piani malvagi del Cremlino. Si dimentica così dei casi in cui è stato dimostrato – a volte subito a volte dopo anni – che i russi non c’entravano nulla. Quello del Nord Stream è certamente il più clamoroso, ora che sotto processo di un tribunale tedesco sono finiti gli agenti speciali ucraini, i quali avrebbero organizzato l’attentato sotto gli ordini di Zelensky.
Dunque, quando la Kallas agita lo spettro dei droni russi in territorio europeo, dovrebbe far mente locale ricordando i tanti droni ucraini caduti, addirittura ancora con testata esplosiva, sul suolo della Finlandia e delle Repubbliche baltiche. L’ultimo caso ricordato dalla Kallas è quello di un velivolo senza pilota (subito etichettato come russo) ripescato nelle acque della Polonia. Ma è già uscita la notizia che il Ministro della Difesa polacco ha avvertito che un’immagine di quel drone modificata con l’intelligenza artificiale è stata rilanciata da vari media internazionali, mentre ancora non vi è la certezza che si sia trattato di un armamento russo.
“Quasi” colpito
Dunque bisognerebbe andarci piano con le accuse facili, con cui la Kallas vorrebbe giustificare più spesa militare e più imposizioi politiche da parte di Bruxelles. Significativo anche il caso dell’aereo di Zelensky “quasi colpito” dal solito drone russo. La notizia era stata data dal premier norvegiese, dato che Zelensky si stava recando a Oslo per i funerali del re Harald V ai primi di settembre. Jonas Gahr Store ha detto che il jet presidenziale ucraino in partenza dalla Moldavia era stato attaccato da vicino. Peccato che non ha specificato la fonte di questa informazione e soprattutto l’entità del “quasi”, visto che l’ordigno volante, ammesso e non concesso che fosse veramente russo, si è schiantato a 160 chilometri dalla pista di decollo…

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


