Soldi e ancora soldi europei per l’Ucraina, ma chi pagherà il conto finale?

Soldi e ancora soldi europei per l’Ucraina, ma chi pagherà il conto finale?

17 Agosto 2026 0

Kiev ha già ricevuto le prime tranche del prestito monstre dell’Unione Europea. Oggi sta ricevendo pure i sussidi miliardari elargiti singolarmente da alcuni Stati membri. Ma alla fine chi pagherà il salatissimo conto? A Bruxelles sono in imbarazzo, perché socraticmente sanno di non sapere…

Nuove tranche

Il mega-prestito da 90 miliardi è partito di fatto a giugno, quando col nuovo governo di Budapest è caduto il veto ungherese. A luglio la Commissione ha approvato il trasferimento di 3,47 miliardi di euro che rientrano nella parte “bellica” del prestito. Da Bruxelles fanno sapere che ad agosto dovrebbero dare una nuova tranche, anch’essa riferita alle spese per la difesa. Complessivamente nel 2026 la UE finanzierà il settore militare-industriale ucraino con qualcosa come 28,3 miliardi di euro. A giugno, intanto, aveva già consegnato 3,2 miliardi rientranti nel programma di assistenza macro-finanziaria. E a settembre si sapranno le cifre delle prossime donazioni da qui a fine anno.

Soldi per l’elettricità

Con i soldi dei contribuenti europei, Bruxelles finanzia anche il settore energetico di Kiev. Infatti ha appena dato 30 milioni per lo Ukraine Energy Support Fund. L’Irlanda, che attualmente detiene la presidenza del Consiglio UE, ha annunciato inoltre un pacchetto di assistenza da 125 milioni di euro entro fine anno, di cui 25 andranno ai lavori di riparazione e di protezione delle principali infrastrutture energetiche in vista del prossimo inverno. A questo scopo, l’Estonia a giugno ha contribuito con una cifra apparentemente bassa, 125mila euro, ma notevole in proporzione alle dimensioni economiche del Paese. La più florida Danimarca ha invece dato 10,66 milioni di euro, che si aggiungono ai 60 già donati da Copenhagen nel quadro del fondo di supporto energetico. A luglio, l’ancor più ricco Lusssemburgo ha a sua volta donato 8 milioni, mentre la Svezia ne ha dati 120 e ne ha destinati ancora per il 2026.

Grazie, ma non basta!

Del contributo addizionale da 30 milioni ha parlato il ministro ucraino dell’Energia Denys Shmyhal, che sui social ha ringraziato Bruxelles. Ha altresì citato l’Agenzia del Lussemburgo per lo Sviluppo della Cooperazione, che ha fornito supporto alla resilienza del sistema energetico del Paese allo scopo di prepararlo all’incombente stagione fredda. Il governo ucraino si mostra grato agli alleati, ma per il suo presidente non basta. Durante la sua visita a Belgrado di inizio agosto, infatti, Zelensky ha evidenziato come dall’Europa servano altri soldi.

E nemmeno il denaro in quanto tale basterà, perché occorre che i fondi vengano “incanalati nella direzione giusta in modo che siano usati per generare il massimo effetto”. Spiega in particolare che i soldi devono andare alle industrie militari, le quali potrebbero produrre almeno il doppio di quanto non facciano già. Un terzo del mega-prestito UE è dedicato proprio alla difesa. Con la recentissima tranche da quasi 4 miliardi, Kiev potrà fabbricare o acquistare missili intercettori, droni a lungo raggio e persino i caccia svedesi Gripen.

Intanto pagate, poi si vedrà

Ma nemmeno questo basta a Zelensky. L’Ucraina infatti ha appena chiesto alla UE 220 milioni di euro per sostenere il suo settore agricolo, messo in ginocchio dalla chiusura dei porti sul Mar Nero e dall’impossibilità di vendere ed esportare il grano. Per il momento Bruxelles non ha risposto, anche perché Kiev è in difetto per quanto riguarda le riforme da implementare per ottenere il resto dei famosi 90 miliardi. Ci sono almeno altre 25 iniziative di legge che il Parlamento ucraino deve approvare per avere i 10 miliardi destinati a tamponare il buco nero del bilancio statale. Per adesso sta solo approfittando della manica larga degli europei, senza dare molti riscontri concreti.

L’imbarazzo di Bruxelles deriva anche dal fatto di non saper chi effettivamente pagherà alla fine, come fa notare il Berliner Zeitung. Il giornale tedesco riferisce quanto comunicato dall’europarlamentare Fabio De Masi, che mostra come non sia ancora noto chi e in quale misura fra gli Stati membri contribuirà a coprire la somma del prestito, pur col sistema delle eurobbligazioni piazzate sul mercato dei capitali. Intanto Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca si sono già tirate fuori da ogni impegno finanziario in merito.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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