Crolla l’export del grano ucraino, ma certi Paesi europei non aiutano
La stagione del raccolto in Ucraina vive il suo momento più importante e anche quello più triste. Esportare il grano sta diventando infatti impossibile. Ciò sta già producendo effetti disastrosi su tutta l’economia del Paese. Gli agricoltori hanno già perso una parte dei terreni a causa dell’avanzamento del fronte e delle ostilità, ma con la chiusura dei porti sul Mar Nero stanno perdendo i prodotti, non potendo di fatto venderli.
Crollo delle esportazioni
Le esportazioni sono già scese di oltre il 50% questa estate. A provocare il crollo sono stati in particolare gli attacchi russi contro le infrastrutture portuali di Odessa, attraverso cui passa la quasi totalità delle esportazioni di cereali. Il vicepresidente dell’unione di agricoltori ucraini UAC Denys Marchuk mette in guardia contro le conseguenze disastrose di questa situazione, che secondo lui si ripercuoteranno nel mondo. Fa sapere infatti che il suo Paese ha addirittura una quota del 6% della produzione mondiale di grano e l’11% di quella di mais, oltre naturalmente ai girasoli. Vi sono Paesi africani e mediorientali, dice, che rischiano di finire in carestia se non riceveranno in tempo dall’Ucraina le forniture di tali alimenti.
Ma il problema più acuto adesso è per Kiev, visto che l’agricoltura dà al bilancio nazionale circa il 60% degli introiti da export. E intanto i prezzi sul mercato interno sono scesi sotto il livello del costo di produzione. In questo modo le aziende agricole restano senza i mezzi per finanziare le ulteriori operazioni necessarie, cioè la prossima semina, oltre a non poter pagare gli stipendi e a rischiare il fallimento. La Banca centrale comunica che da qui a fine anno Kiev perderà quasi 2,5 miliardi di dollari di entrate. Il governo ha urgentemente approvato un pacchetto emergenziale per aiutare con prestiti speciali e tassi agevolati gli agricoltori .
Dall’Europa più ostacoli che aiuti
Stavolta il supporto dell’Unione Europea non è “incondizionato”, come lo è solitamente, almeno sulla carta. Anzitutto, le quote comunitarie imposte all’Ucraina sono di 1,3 milioni di tonnellate annue di grano, una cifra molto di sotto dello sbocco che servirebbe oggi. Poi c’è l’ostracismo dei Paesi membri, Polonia in primis. Oggi Kiev sta negoziando con la Romania, l’Ungheria e la Slovacchia, ma il passaggio dalle loro rotte terrestri è comunque troppo caro per essere conveniente in questo momento. Per non dire poi dei livelli bassi dell’acqua del Danubio, che non permettono trasporti fluviali sufficienti. E l’artiglieria russa può in ogni momento colpire le infrastrutture ferroviarie ucraine, spaccando le linee logistiche dell’export.
Come detto, Varsavia ha imposto un embargo sul grano ucraino che dura dal 2023. I polacchi non si fidano nemmeno a lasciarlo passare sul loro territorio affinché venga rivenduto altrove. Temono (fondatamente) che inondi il mercato interno, come già accaduto negli anni scorsi. Il capo della Camera agricola di Lublino Gustaw Jędrejek rivela l’esistenza del trucco per tenere i prodotti dentro e far risultare i carichi come trasportati oltre confine. Aggiunge quindi di “non credere assolutamente” alle rassicurazioni in merito date dalle autorità.
Pericolo di carestia?
Il ministro dell’Agricoltura ucraino Taras Vysotskyi avverte del pericolo di un’impennata globale dei prezzi fino al 30%, con effetti a catena in tutto il settore agroalimentare. Ma a contribuire al rischio ci si mettono gli ucraini stessi, che bombardano i porti civili e le imbarcazioni russe nel Mar Nero, rallentando o fermando le esportazioni di grano. La Federazione Russa è infatti uno dei maggiori produttori di alimenti del mondo ed quello principale di grano. Dal suo Ministero dell’Agricoltura dichiarano di lavorare sul modo di deviare i carichi facendoli passare dal Baltico o dal Mar Caspio, oltre che dalle rotte terrestri per evitare il transito nel Mar Nero.
Kiev ha lanciato droni e missili contro i terminali di export di cereali del porto di Novorossiysk, mettendoli fuori uso e colpendo altresì la vicina base navale. Hanno ucciso anche delle persone, tra cui un bambino di otto anni. Gli ucraini però dicono di mirare esclusivamente a obiettivi militari. D’altronde, la stessa Mosca inoltre precisa di impegnare le sue forze solamente su obiettivi legittimi, quali possono essere anche le infrastrutture, la logistica e i mezzi che trasportano armi straniere.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

