Canada: la magistratura blocca il referendum sull’indipendenza dell’Alberta

Canada: la magistratura blocca il referendum sull’indipendenza dell’Alberta

19 Aprile 2026 0

La magistratura canadese sta bloccando la petizione sul referendum per l’indipendenza dell’Alberta. Un recente sondaggio mostra un aumento nel numero di cittadini favorevoli al separatismo della loro provincia, una delle tre “praterie” in forte crescita.

La decisione della Leonard

La giudice Shaina Leonard ha imposto all’ufficio elettorale albertano il blocco per un mese del processo di certificazione dei risultati della petizione. Con la sua decisione inoltre impedisce ai promotori dell’iniziativa di portare la questione al Ministero della Giustizia. La motivazione consiste nel “potenziale di un danno irreparabile” che genera la raccolta delle firme per la petizione, che potrebbe dare luogo a un referendum sostanzialmente incostituzionale. La scadenza è il 2 maggio: il gruppo promotore Stay Free Alberta afferma di aver già incassato più del minimo legale, ovvero 178mila firme.

La replica dell’avvocato

Il legale di Stay Free Alberta Jeff Rath non dà troppa importanza alla decisione della Leonard, che secondo lui non intacca il lavoro che l’associazione sta svolgendo. Stanno ancora raccogliendo le firme e continueranno fino al 2 maggio, dice. Sarebbe ora di coinvolgere nel caso anche il portavoce dell’Assemblea legislativa (il parlamento albertano), perché la giudice sta di fatto intralciando le funzioni dell’ufficio elettorale, un organo al di fuori della sua competenza.

I contrari

Ad aver denunciato la pericolosità della petizione sono due “Prime Nazioni”, le tribù indiane che oggi gestiscono le riserve e rappresentano le rispettive identità locali. Si tratta della Confederazione dei Piedi Neri e della Athabasca Chipewyan, che sostengono come il referendum infranga i valori basilari e sia una minaccia ai diritti sanciti dai trattati. Secondo Rath, invece, chiedere ai cittadini se vogliano tenere un referendum sull’indipendenza non “modifica nemmeno una iota” dei principi costituzionali. Al contrario, è un modo legittimo per tenere un dialogo fra la popolazione e i suoi rappresentanti eletti. E invece i due gruppi di Prime Nazioni non vogliono che su tenga una consultazione, ma chiedono di vietare l’espressione di opinioni, asserisce l’avvocato. Secondo lui la petizione non pone alcun danno potenziale, né un’apertura al razzismo contro gli indiani o alle interferenze degli USA.

L’opinione di un deputato

Dell’indipendenza dell’Alberta si parla anche nell’Assemblea legislativa. Jason Stephan, dal 2019 deputato per lo United Conservative Party, ha scritto una lettera aperta in cui spiega la bontà della petizione. È anzitutto un modo per far sentire la propria voce, scrive, e per riaffermare i propri diritti, fra cui quello di votare e di decidere su questioni importanti. E anticipa le critiche di chi lo considera un separatista precisando che firmare una petizione sul referendum non equivale affatto a votare “sì” in quel referendum. Peraltro un sondaggio della società demoscopica Leger ha registrato una crescita nel numero dei favorevoli all’indipendenza dell’Alberta. Sono ancora in minoranza, ma negli ultimi quattro mesi sono aumentati.

 

Redazione Strumenti Politici
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