Zelensky ha già dei rivali temibili per sostituirlo alla presidenza
Anche senza bisogno dell’esortazione di Trump a indire le presidenziali in Ucraina Zelensky ha già dei rivali temibili, pronti a prendere il suo posto. L’ex comico non molla facilmente, ma la pressione politica su di lui cresce anche all’interno del Paese.
Le elezioni prima o poi si faranno
Già ad agosto il britannico Telegraph titolava: È questo l’inizio della fine per Zelensky? Adesso la “picconata” di Trump, che spiega agli ucraini che è giunta l’ora di scegliere un presidente nuovo, perché quello attuale governa con un mandato scaduto da due anni e non ha saputo in alcun modo accordarsi con Mosca per fermare le ostilità. In risposta a tali dichiarazioni, Zelensky si dice disponibile ad organizzare la tornata elettorale a condizione che il Cremlino accetti un cessate-il-fuoco “totale” di 60 giorni. La motivazione pratica è che le ostilità armate rendono impossibile tenere delle elezioni. In realtà, a settembre Mosca ha svolto le sue parlamentari nelle regioni ex ucraine oggi incorporate nella Federazione Russa. Le UE non le ha riconosciute, anzi ha appena sanzionato 77 persone che vi hanno preso parte in qualità di candidati e di membri della commissione elettorale. Però sono state regolarmente effettuate.
La motivazione formale dipende invece dalla legge marziale, in vigore dal 2022 e fatta sistematicamente prolungare da Zelensky, che così resta seduto al suo posto. Comunque, di elezioni si parla con insistenza sempre maggiore ed è chiaro che prima o poi saranno svolte. E Zelensky non avrebbe molte chance di essere confermato. Tra alti e bassi, il suo gradimento è andato scendendo e adesso la maggioranza dei cittadini ritiene che non debba nemmeno ripresentarsi. Al contempo, come rivela il sondaggio effettuato dal Kyiv International Institute of Sociology, un numero superiore di ucraini pensa che non sia giunto il momento di votare.
L’avversario più quotato
Il calo di popolarità non è l’avversario più temibile per Zelensky, ma è Valery Zaluzhny, l’ex comandante delle Forze armate che lui stesso licenziò nel 2023 e che dal 2024 è ambasciatore a Londra. Lo afferma il politologo ucraino Volodymyr Fesenko e lo certifica il sondaggio del Rating Group dell’8 ottobre, che li mette quasi alla pari. Tuttavia, l’ex generale riscuote la percentuale maggiore di fiducia dei cittadini. Finora non ha confermato né smentito la sua volontà di candidarsi. Secondo Jenny Mathers, docente dell’Università gallese di Aberystwyth, l’ottima reputazione guadagnata nella prima fase della guerra gli consentirà di essere sempre tra i favoriti.
A suo svantaggio, invece, Mathers cita il fatto di essere troppo lontano dall’opinione pubblica, che non conosce la sua visione sui problemi dell’Ucraina post-bellica e sulla loro soluzione. L’ambasciatore nel Regno Unito gode comunque dell’appoggio britannico, sia a livello politico che di mass media, come dimostra un suo articolo agiografico ospitato dalla rivista Vogue, arricchito di fotografie ammiccanti che lo rendono “bello” agli occhi del pubblico.
L’ex agente segreto e l’ex ministro
Altri due candidati di peso sono l’attuale dirigente dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, ex capo dei servizi segreti del GUR, e l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Il sondaggio di ottobre dà a Budanov ha una percentuale di gradimento pari a quella di Zelensky, ma molti meno voti in caso di elezioni. Con le sue azioni spregiudicate e le feroci posizioni antirusse, la sua carriera ai vertici del GUR gli ha guadagnato molte simpatie, ma Budanov è di poche parole e ha rifiutato di dire se intenda correre o meno. Da parte sua, invece, è molto loquace e si è presentato come aspirante alla presidenza l’ex ministro Fedorov, che ha un gradimento inferiore a Budanov, ma una possibilità maggiore di acquisire preferenze.
Da ministro ha ottenuto grandi risultati in pochissimo tempo e la popolazione lo considera un modernizzatore capace e libero, che ha denunciato la corruzione dell’apparato statale e l’ottusità di quello militare. Ha così pagato col licenziamento i suoi sforzi di migliorare il sistema dall’interno. Inoltre la sua figura ha dei tratti comuni con lo Zelensky outsider che nel 2019 stravinse presentandosi come alternativa alla classe dirigente grassa e antiquata. Fedorov però si è danneggiato nel momento in cui ha chiesto esplicitamente di tenere subito le elezioni. Gli ucraini hanno reagito tiepidamente alla sua chiamata e adesso molti ritengono sia più ambizioso per la sua carriera che dedicato veramente alla causa nazionale, come sottolinea Mathers. Il Carnegie Russia Eurasia Center evidenzia però come sia l’unico che abbia sfidato Zelensky senza rimandare il confronto alla fine della guerra.
L’ex presidente ancora in gioco
È indietro nei sondaggi, ma ancora pienamente in gioco Petro Poroshenko, presidente dal 2014 al 2019, oggi deputato e leader del partito Solidarietà Europea. Imprenditore fra i più ricchi del Paese, ha subito pesanti indagini giudiziarie e poi sanzioni personali imposte da Zelensky, con tanto di congelamento dei beni. Mathers pensa che in caso di elezioni riuscirebbe a dire la sua, ma senza reali chance di successo. Dello stesso parere il politologo ucraino Igar Tyshkevych, che non vede favorita nemmeno l’ex premier Yulia Tymoshenko, finita nell’occhio del ciclone per la recente inchiesta delle agenzie anti-corruzione. Fra coloro che hanno riscosso minori preferenze nell’ultimo sondaggio vi sono altresì due ministri: Yevhenii Khmara, che ha sostituito Fedorov alla Difesa, e Andrii Sybiha che da due anni guida il dicastero degli Esteri.

Libero pensatore. Ha seguito percorsi di studio umanistici per poi dedicarsi all’approfondimento della politica italiana sia dal punto di vista sia antropologico sia di costume. Ha operato come spin doctor
