Crisi di democrazia in Ucraina: sfide politiche e niente elezioni

Crisi di democrazia in Ucraina: sfide politiche e niente elezioni

31 Agosto 2026 0

In Ucraina il desiderio di cambiamento politico in senso democratico compete con le esortazioni all’unità contro Mosca. A scriverlo è il britannico Telegraph, che il 24 agosto titolava profeticamente: È questo l’inizio della fine per Zelensky?

Le tappe della crisi

L’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha denunciato un fatto ormai noto: la corruzione che erode dal di dentro l’apparato statale. Ma vi aggiunge il carico, cioè la denuncia di una “crisi sistemica nel modo di governare il Paese”. Per il Carnegie Russia Eurasia Center quello attuale è un periodo di concorrenza politica che non si vedeva dall’inizio delle ostilità con la Russia. La fase si è inasprita a partire dal licenziamento di Fedorov per volontà di Zelensky. Contro quest’ultimo le piazze si erano già scaldate nel luglio 2025, quando aveva emanato una legge per mettere sotto il suo controllo le agenzie anti-corruzione NABU e SAPO.

I manifestanti lo avevano costretto a fare marcia indietro e dopo qualche mese iniziarono le indagini che hanno progressivamente portato alle dimissioni o all’estromissione di ministri, alti funzionari ed esponenti dell’ufficio presidenziale. Coi suoi fedelissimi sotto inchiesta per tangenti e abuso d’ufficio, Zelensky in estate ha ordinato un rimpasto di governo con cui ha fatto fuori Fedorov. E le piazze si sono riempite di nuovo, ma stavolta ottenendo soltanto la destituzione del nemico del giovane ex ministro, il comandante in capo delle Forze armate Oleksandr Syrsky, considerato dai cittadini un esponente dell’odiata vecchia guardia.

Da fedeli servitori a rivali

La brutta china sulla quale è finito il presidente è in gran parte frutto delle sue scelte, con cui ha trasformato gli alleati in rivali e i servitori fedeli in mine vaganti. Il caso di Fedorov è esemplificativo: il 35enne è stato per anni vicepremier e poi ministro della Trasformazione digitale, ma una volta salito al dicastero della Difesa ha tentato di attuare riforme che hanno scontentato tanti di coloro che lucrano sul conflitto. Ora il popolo e i soldati lo vedono come un modernizzatore audace e capace, che è riuscito a migliorare la situazione sul campo col suo approccio alla guerra dei droni e che stava risolvendo i problemi della mobilitazione forzata. Zelensky si giustifica dicendo di avergli offerto quattro diverse opzioni per continuare a lavorare nella squadra di governo.

Ma Fedorov ha rifiutato e poi contrattaccato, accusando il malcostume e chiedendo lo svolgimento di elezioni. Come spiega il Carnegie, ora il presidente ha un rivale pronto a lanciargli una reale sfida politica senza attendere che la guerra finisca. Dunque un’altra minaccia al suo potere, oltre a quella posta dall’ambasciatore a Londra Valery Zaluzhny. L’ex comandante delle Forze armate, licenziato nel 2023 da Zelensky dopo contrasti e liti burrascose, non ha giurato di astenersi dalla candidatura alle future elezioni presidenziali, come invece gli aveva chiesto lo stesso Zelensky.

Elezioni sì, elezioni no

Gli ucraini non hanno accolto favorevolmente le esortazioni di Fedorov a tenere le elezioni subito, in tempo di guerra. Il deputato Oleksiy Honcharenko, che pure è un fervente oppositore di Zelensky, trova che allestire delle votazioni adesso sia materialmente impossibile. La pensa allo stesso modo l’ex militare Dmytro Koziatynskyi, uno degli organizzatori delle proteste per rimettere l’ex ministro nel suo ruolo, secondo cui votare ora influenzerebbe in modo negativo la coesione sociale e il corso della guerra. Ma ormai se ne parla: l’idea ha preso piede nell’opinione pubblica e i politici sono costretti a discuterne. Si tratta di una “evidente richiesta di rinnovamento”, anche se molti sono pronti a rimandarla a dopo la firma del cessate-il-fuoco, spiega il politologo Volodymyr Fesenko.

Qualcuno fa notare che andando avanti di questo passo, Zelensky completerebbe il secondo mandato consecutivo, pur essendo ufficialmente decaduto nel maggio 2024. Soltanto la legge marziale lo tiene al suo posto… e lui a sua volta la rinnova periodicamente. Mancherebbero “solo” tre anni alla fine della seconda presidenza, ma anche le ostilità non accennano a terminare. E allora dall’esterno lo premono affinché si trovi il modo di votare. Glielo chiedono gli alleati europei, che però non propongono un progetto di fattibilità. Glielo chiede Trump, che con disinvoltura ipotizza ciò che tutti pensano, cioè che Zelensky approfitti delle circostanze generate dalla guerra per restare in sella.

Gli ucraini vogliono un cambiamento

Vi sono parecchie analogie tra il modo in cui l’ex attore comico Zelensky iniziò la sua carriera politica e quello che sta facendo Fedorov oggi, cioè presentarsi come giovane visionario, ben visto dai media e dai governi occidentali e che va avanti senza l’appoggio di oligarchi potenti e famelici. E forse Zelensky è già entrato nella parte discendente della sua parabola- Un sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology mostra come a giugno il 67% degli ucraini desiderava un nuovo presidente a guerra finita, mentre nel 2023 lo voleva appena il 23% di loro. Un sondaggio di luglio certifica come soltanto il 56% dei cittadini gli dia ancora fiducia, mentre Federov raccoglie addirittura il 63% dei gradimenti.

Giuliano Pellico
Giuliano Pellico

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici