Un’altra magagna per Kiev: scaffali vuoti e logistica interrotta

Un’altra magagna per Kiev: scaffali vuoti e logistica interrotta

25 Agosto 2026 0

Zelensky si è chiamato addosso un altro disastro che stavolta coinvolge la sicurezza alimentare dei suoi cittadini. Mentre cerca di ignorarne lo scontento provocato dal rimpasto di governo, ora non potrà far finta di nulla se gli scaffali dei supermercati restano vuoti. Gli ucraini sono scesi in piazza per riavere l’ex Ministro della Difesa, dunque non saranno contenti se affronteranno un deficit di prodotti di prima necessità.

Gli attacchi russi alla logistica

Ad agosto è arrivata la risposta di Mosca agli attacchi ucraini contro le raffinerie e i magazzini di Wildberries, la catena di vendite online paragonabile ad Amazon. I colpi dei russi contro i depositi e i centri logistici della grande distribuzione hanno creato il vuoto negli scaffali dei supermercati. Le forniture si sono interrotte per diversi giorni, con conseguenze facilmente intuibili sulla vita delle grandi città, Kiev in primis. Il primo attacco di questo tipo è stato portato il 5 agosto su due depositi dei supermercati Silpo, mentre successivamente è stata presa di mira la logistica del rivenditore online Rozetka e delle catene Novus e Fora, oltre a quella delle poste nazionali. Sono così spariti latticini, carne, frutta e verdure di stagione, divenute impossibili da consegnare. In alcuni negozi mancavano anche l’orzo, la farina e il riso.

La reazione dei cittadini

Le mancanze sono state poi colmate almeno in parte, ma rimane la paura che il deficit si verifichi ancora. Lo riferisce il New York Times, che registra le reazioni scioccate dei cittadini. Trovare gli scaffali vuoti è un incubo per molti di essi, che ricordano con terrore i primi tempi del conflitto nel 2022. L’essere riusciti a mantenere un tenore di vita relativamente comodo e normale in tutti questi anni rappresenta per loro motivo di orgoglio, una dimostrazione di “resilienza”. Ma oggi l’artiglieria russa ha rotto l’incantesimo. La Silpo ha cercato di reagire con amaro umorismo, senza nascondere i vuoti e affiggendo cartelli in cui incolpano i russi per l’inconveniente e invitano i cittadini ad andare avanti. Lo stesso ha fatto la catena Novus, che promette nuove forniture a breve. La Fora spiega che i russi hanno distrutto dei magazzini importanti, contenenti una porzione significativa delle scorte di prodotti e di attrezzatture, ma il lavoro continua.

La situazione reggerà chissà per quanto

Per il momento, comunque, la situazione regge. In altre parole non vi è stato un collasso della logistica che abbia provocato il deficit totale di prodotti di uso quotidiano. Nessuna corsa all’accaparramento e nessun razionamento dei beni di prima necessità, perché le aziende hanno sfruttato i magazzini più piccoli o decentralizzati per coprire i buchi della rete distributiva. Ciò ha inevitabilmente portato a un aumento dei costi e delle tempistiche, ma ha consentito di tenere in piedi la struttura complessiva. Come evidenziato dal presidente dell’associazione dei rivenditori al dettaglio Andrii Zhuk, molte compagnie avevano già stilato piani di emergenza o individuato vie alternative di distribuzione nel 2022, quando avevano sperimentato su di sé gli effetti del conflitto. A soffrire maggiormente sono oggi i rivenditori online, spiega Zhuk, perché si appoggiano su un sistema centralizzato che ha subito le distruzioni.

Gli ucraini hanno fatto lo stesso coi russi

Gli scaffali rimasti vuoti per un po’ sono allora un monito che suggerisce le circostanze brutte che potrebbero verificarsi all’inizio della stagione fredda. E non tutti sono stoici e ottimisti come Silpo o Novus. La filiale ucraina della Metro ha infatti avvertito i clienti che vi saranno altre interruzioni nell’arrivo delle merci. La compagnia ha rivelato di aver perduto una parte delle sue giacenze fra il 19 e il 20 agosto. Ora però anche i media europei e americani non tacciono il fatto che sia stata Kiev a chiamarsi addosso una risposta a specchio dei russi. Infatti con l’estate gli ucraini hanno preso a colpire le raffinerie, le infrastrutture energetiche e logistiche, e i magazzini di Wildberries, che accusano di essere punti di deposito di attrezzature militari. Persino il New York Times scrive a chiare lettere che gli ucraini hanno sempre sostenuto di non colpire obiettivi civili, ma da tempo attaccano deliberatamente le industrie petrolifere, oltre alle spiagge coi bagnanti e i palazzi residenziali delle città.

Il governo minimizza e tranquillizza

Naturalmente il governo ucraino minimizza per cercare di tranquillizzare la popolazione. Il ministro dell’Agricoltura Taras Vysotskyi spiega che il Paese non è finito in una crisi alimentare, perché in grado di ripristinare o sostituire i volumi perduti fino al 40%. Per ovviare alle problematiche più impellenti, suggerisce di utilizzare più estensivamente i furgoni per portare i prodotti direttamente ai negozi senza lasciarli troppo a lungo in stoccaggio. In questo modo verrebbe garantite le necessità primarie dei cittadini senza costi aggiuntivi eccessivi.

Martin King
Martin King

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