Ucraina, i Paesi membri frenano: niente adesione alla UE prima del 2028
L’ipotesi dell’accesso rapido dell’Ucraina all’Unione Europea è stata nuovamente scartata. Gli Stati maggiormente filo-Kiev stanno preparando un pacchetto di bonus e di agevolazioni che la farebbero avvicinare a Bruxelles, senza però darle la piena membership.
Niente allargamento inverso
Il giornale Politico ha raccolto le confidenze di alcuni funzionari che, a condizione di anonimità, hanno raccontato quanto accaduto a marzo durante una cena di lavoro, definita piuttosto tesa. Dai rappresentanti delle cancellerie europee è arrivato un altro secco rifiuto agli ambiziosi progetti della Commissione di concedere all’Ucraina un percorso agevolatissimo di adesione. Von der Leyen e colleghi commissari volevano applicare una sorta di “allargamento inverso”: nient’altro che una cambiale in bianco, con cui prima far entrare Kiev e poi farle implementare le riforme necessarie per adeguarsi ai parametri comuni.
Accoglienza graduale accelerata
Alcuni Stati membri vorrebbero comunque offrire dei piani tangibili e fattibili per dare all’Ucraina accesso al mercato comune e ai processi istituzionali, sebbene in una misura inferiore alla membership. E soprattutto senza violare le norme dei Trattati sull’accoglienza dei Paesi-candidati. Qualcuno ha descritto questo modello come “un’integrazione graduale accelerata”, ma non frettolosa, come invece Zelensky sogna. La commissaria per l’Allargamento Marta Kos ha infatti messo le mani avanti, spiegando che pur con gli sforzi di Bruxelles di chiudere un occhio, dell’adesione vera e propria se ne riparlerà nel 2027. La chiusura dei capitoli negoziali potrà avvenire non prima della fine del prossimo anno, a patto che Kiev prosegua nelle riforme al ritmo attuale. E la volontà politica di prendere dentro l’Ucraina ad ogni costo sarà comunque messa alla prova al momento del voto finale, che richiede l’unanimità di tutti i membri.
Proposte particolari
La Francia e la Germania sono fortemente contrarie a un ingresso agevolato che aggiri le regole comuni e che affretti i tempi regolari. Da Berlino sono giunti gli stop più espliciti e severi. La scorsa settimana Merz ha ribadito quanto detto in passato: l’adesione immediata di Kiev è semplicemente “impossibile”. L’ambasciatore Heiko Thoms aveva esortato gli ucraini a rendersi conto “onestamente” della situazione e cioè che il 1º gennaio 2027 non è una data realistica per la membership. Parigi e Berlino sono comunque grandi sostenitrici dell’adesione di Kiev e stanno lavorando per trovare la forma adatta. Per esempio una partecipazione al Consiglio europeo senza il diritto di voto o ad altre istituzioni come il Parlamento, ma in formati particolari. A sua volta la Lituania ha proposto a beneficio di Kiev lo status di “Paese in via di adesione” che dimostri come effettivamente sia in corso il tragitto verso Bruxelles.
Kiev preferisce i soldi
Gli ucraini sono lieti di queste attenzioni, ma vorrebbero segnali più concreti, come ad esempio gli aiuti economici. Il capo della missione presso la UE Vsevolod Chentsov ha infatti dichiarato che il desiderio è quello di un “accesso graduale che permetta l’ingresso nel mercato unico” per facilitare gli scambi commerciali. Se la priorità resta la futura piena integrazione, dice, si vorrebbero dei passi “tangibili” per vederla attuata già oggi. Ad esempio, un avanzamento rapido nei termini dell’Accordo sulla valutazione della conformità e l’accettazione dei prodotti industriali (ACAA), che permetterebbe il reciproco riconoscimento degli standard industriali e faciliterebbe l’import-export dei prodotti senza bisogno di ulteriori verifiche in dogana.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


