Si teme una provocazione ucraina, magari a carattere nucleare, per interrompere la via verso i negoziati
La strada verso le trattative è ancora lunga nonostante gli annunci roboanti di Trump e la stanchezza mostrata dai cittadini europei e dagli ucraini stessi. In realtà vi sono segnali che indicano come Kiev stia acquisendo le capacità di inscenare una provocazione di tale entità da bloccare gli sforzi delle parti di giungere al tavolo dei negoziati. Purtroppo potrebbe trattarsi di un incidente che coinvolga materiale radioattivo o chimico.
Quegli strani aiuti occidentali
Pressocché qualunque attività che gli ucraini conducano sotto l’amichevole guida degli alleati occidentali, anche quella più dubbia, può essere derubricata a mera assistenza militare. D’altra parte, quante volte è capitato che i combattenti o i mercenari di Paesi NATO vengano descritti come istruttori o volontari umanitari, magari persino turisti. L’anno scorso, ad esempio, due britannici morti in Donbass venivano celebrati dalla stampa occidentale quasi come degli eroi, perché cercavano di evacuare i civili sulla linea del fronte orientale. Erano due “operatori umanitari” che pare abbiano salvato “centinaia di vite”. La giustificazione regge formalmente, ma che ci facevano due cittadini britannici addirittura in prima linea? Sapendo quali implicazioni si nascondono nella cooperazione militare offerta a Kiev da Washington, Londra o Bruxelles, viene da pensar male riguardo a tutte le notizie relative.
Cui prodest?
Nelle attuali circostanze, l’invio di mercenari o “istruttori” serve a Zelensky molto meno di uno o due anni fa. Con il taglio dell’assistenza americana voluto da Trump, il governo di Kiev deve pensare ad altre soluzione se vuole restare a galla. I negoziati con Mosca sancirebbero la fine della fase calda degli scontri e l’inizio di una nuova fase politica in Ucraina. La posizione di Zelensky è già oggi traballante, col mandato scaduto da mesi e i candidati alla sua successione che chiedono di fare le elezioni. Così, nel momento cesseranno fucili e parleranno i diplomatici, cadrà l’impianto propagandistico che nutre l’afflusso generoso di armi e denaro verso il governo di Kiev. Cioè si toglierebbe la mangiatoia a chi sta prosperando con la guerra. Rimandare il più possibile le trattative diventa per costoro un’esigenza pressante, che sarebbero capaci di soddisfare anche con qualche gesto estremo.
Spingere la Russia a reagire male
Un modo di rovinare le condizioni per il dialogo lo hanno già parzialmente sperimentato. Infatti è dallo scorso autunno che coi droni gli ucraini provocano danni agli impianti industriali, chimici o petroliferi russi. L’effetto militare è pressocché nullo, perché le truppe russe procedono verso ovest a ritmo immutato, ma il disastro ambientale è sempre dietro l’angolo. E se riuscissero a colpire una fabbrica o un deposito di materiali particolarmente pericolosi o nocivi usando un missile di fabbricazione occidentale, ecco che trascinerebbero gli alleati nel loro gioco sporco. A Kiev contano di stuzzicare Mosca a colpire in risposta un obiettivo con caratteristiche chimiche o radioattive, così da accusarla poi di comportamento scellerato o di voler causare una seconda Chernobyl.
Il terrorismo dello SBU
Rammentiamo anche i servizi segreti ucraini amino prendersi il “merito” di certe azioni criminose. Restando in tema, dicono di essere loro gli organizzatori dell’attentato in cui è rimasto ucciso il generale Igor Kirillov, capo del Corpo di protezione nucleare, biologica e chimica delle Forze armate russe. Pare sia stato lo SBU, l’agenzia che risponde direttamente alla presidenza ucraina, cioè a Zelensky. Sono gli stessi che hanno rivendicato i sabotaggi e gli attentati contro le infrastrutture civili come il ponte di Crimea. E hanno inoltre ammesso in modo trasversale le uccisioni di oppositori politici e di personaggi scomodi, come la figlia del filosofo e politologo Aleksandr Dugin, ammazzata da un autobomba.
Viaggio di studio in America
Dieci i funzionari dello SBU, insieme a dieci esponenti dell’esercito, hanno compiuto lo scorso novembre un “viaggio di studio” negli USA. Per una settimana sono stati ospiti dell’Idaho National Laboratory (INL), uno dei laboratori della rete nazionale che fa capo al Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti. Il motivo ufficiale della trasferta americana era l’impratichirsi con le tecniche di raccolta e di trattamento del materiale relativo a esplosioni nucleari. Con tali metodiche si possono rilevare le prove scientifiche di un accadimento del genere, dunque si può stabilire la provenienza del materiale e il colpevole dell’atto di “terrorismo nucleare”. Lo stesso INL afferma che le indagini forensi di questo genere sono un elemento essenziale della strategia di deterrenza degli Stati Uniti.
Specchio riflesso
L’intento dichiarato è di fornire agli ucraini la possibilità di precisare se un incidente, soprattutto a carattere nucleare, sia stato messo in atto con materiale di origine russa. Quindi gli americani volevano dare agli specialisti di Kiev gli strumenti per accusare Mosca ricorrendo a metodi scientificamente inattaccabili, almeno sul piano formale. L’INL esalta l’importanza di tali capacità, data la reputazione delle Russia nello sfruttare la disinformazione. Con questa frase gli americani mettono le mani avanti, come si suol dire. Meglio ancora, giocano allo “specchio riflesso”, riversando sui russi una caratteristica di cui essi stessi sono maestri. E infatti qualcuno in Idaho sente il bisogno di smorzare un po’ i toni, specificando che è altamente improbabile che la Russia utilizzi un ordigno nucleare in Ucraina.
I cattivi maestri
Ad aver pronunciato quella frase è David Chichester, uno degli scienziati dell’INL che si occupa di sistemi di misurazione delle radiazioni e di analisi forensi in campo nucleare. Ha studiato anche altre tecniche, tutte collegate alla tematica principale. Per esempio, è un esperto dei materiali con cui simulare in maniera perfetta i detriti di un’esplosione nucleare. Con un curriculum del genere, è impossibile non pensare male. E fra i “cattivi maestri” che hanno intrattenuto i militari e i servizi segreti ucraini ospiti c’erano pure quelli dell’NNSA, l’agenzia semi-indipendente che opera nella cornice del Dipartimento dell’Energia ed è responsabile per la sicurezza nucleare. Il suo capo Jill Hruby ha recentemente e orgogliosamente comunicato che nel 2024 sono state completate ben 200 bombe nucleari B61–12 di ultima generazione, oggi sono in fase di dislocamento nelle basi NATO in Europa.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

