Requiem sull’Europa
Il summit in Francia organizzato dai leader europei è stato un flop dalle proporzioni gigantesche.
Un altro passo falso di Macron
L’iniziativa di Macron è solo l’ultimo dei passi falsi compiuti dal presidente francese, che in perenne ricerca di visibilità non ne azzecca più una. In questi mesi è riuscito ad affossare la stabilità politica interna, a battere in ritirata dall’Africa e adesso a far cadere il velo che copriva la pochezza della classe dirigente europea. Il vertice di Parigi ha infatti decretato che il Vecchio Continente è lacerato in modo insanabile, anche all’interno del club degli Stati più grandi. Soprattutto ha testimoniato che Bruxelles è un grandissimo bluff, che funziona benissimo per operazioni economiche o per legittimare attività di dumping sui Paesi più deboli, ma che è incapace di compattarsi quando è sotto pressione.
Viene da domandarsi come si possa pensare di convocare un summit senza avere già in tasca una soluzione da presentare alla stampa. È una scelta quasi dilettantesca, perché a fronte di questa futile riunione Trump fa viaggiare il processo di pace a tappe forzate.
L’avvertimento di Vance
E poco dopo il vicepresidente degli USA Vance spiegava che l’attuale configurazione dell’Europa è destinata a sparire se non cambia il suo modo di pensare. E illustrava un concetto così forte senza i fronzoli e i giri di parole tipici delle élite occidentali. Vance asserisce: Non c’è democrazia tedesca, americana o europea che può sopravvivere quando dice a milioni di elettori che i loro pensieri e le loro preoccupazioni, le loro aspirazioni, le loro richieste non sono valide o degne di essere prese in considerazione. Tale affermazione non inneggia – come ho sentito dire a molti opinionisti – all’estrema destra tedesca, bensì costituisce un monito a chi crede di poter zittire o reprimere il malcontento.
Il mainstream europeo con tutto il suo provincialismo crede che questo messaggio sia inviato appositamente all’Europa, mentre Vance parla a tutto il mondo. Si rivolge anche e soprattutto a quel modello Dem che negli Stati Uniti allo scopo di blandire certe minoranze organizzate (e finanziate per destabilizzare i valori tradizionali) ha abbattuto statue, cambiato il nome alle vie e licenziato docenti universitari.
Realismo sano
Mentre Francia e Gran Bretagna vaneggiano dell’ìnvio di propri soldati in Ucraina, Vance impartisce una lezione di sano realismo quando afferma che la minaccia all’Europa che lo preoccupa di più non è la Russia né la Cina. È invece la minaccia che rode il continente dall’interno: la rinuncia dell’Europa ai suoi valori fondamentali. Secondo il vicepresidente americano, i governi europei hanno paura degli elettori, perché impongono sui social censure da regime vetero-sovietico. Come dargli torto? È quello che si è vissuto prima con la Brexit, poi nella pandemia e infine durante il conflitto in Ucraina.
E possono pure fare peggio
Al summit in Francia non hanno parlato di ciò. Non si è vista un ritorno, anzi una ripartenza da quei valori che convinsero Paesi sempre nemici a unirsi nel grande progetto europeo. Il vertice ha invece mostrato le divisioni e i giochi di interesse fra i singoli Paesi. Una fotografia aberrante, che potrebbe soltanto peggiorare qualora venisse abolita l’unanimità delle decisioni in tema di politiche di difesa (o di guerra). Qualcuno infatti ci sta pensando già dal 2022. Attenzione, perché se non si cambia la prospettiva un’altra guerra potrebbe aspettarci proprio dietro l’angolo.

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.
