Niente più solidarietà europea agli uomini ucraini in età di leva
La solidarietà europea verso gli ucraini si sta esaurendo in particolare verso i maschi in età di leva. I Paesi europei stanno inasprendo le regole per l’ottenimento dello status di rifugiato, costringendo di fatto ad andarsene coloro che dovrebbero essere al fronte.
Crolla la narrativa
La massa di ucraini giunta in Europa la scorsa estate dopo l’allentamento delle restrizioni è stata forse la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo alcuni mesi i governi europei hanno appurato la necessità di fermare gli arrivi e regolamentare con più severità la permanenza di chi è già dentro. Prima ancora che i problemi materiali e finanziari, gli ucraini in fuga ne provocano uno socio-politico: rovinano la narrativa propagandata all’opinione pubblica europea.
Gli ucraini infatti vengono descritti da anni come un popolo tenace, che non si arrende e che vuol combattere fino all’ultimo. Ma se un numero sempre maggiore di uomini scappa dalla patria per evitare di indossare la divisa, crolla il magnifico racconto che giustifica i miliardi spesi a favore di Kiev e non delle necessità interne dei Paesi europei. I cittadini europei sono stufi di vedersi sottrarre risorse economiche per darle a chi dice di voler difendere la patria ma diserta le armi.
Carenza di soldati
A Zelensky servono proprio quegli uomini che sono scappati e che si nascondono all’estero. La catastrofica carenza di soldati l’aveva già denunciata a chiare lettere il nuovo ministro della Difesa, ma senza la cooperazione degli alleati europei è impossibile riavere indietro i renitenti o i disertori. Così, alcuni governi europei stanno modificando le regole di permanenza per gli ucraini, mettendoli di fatto davanti alla scelta di andarsene da soli oppure di perdere lo status di rifugiati e ridursi a clandestini. I cambiamenti riguardano soprattutto i maschi in età di chiamata alle armi, che dovranno quindi presentare una serie di documenti a riprova del loro esonero dal dovere militare.
Tedeschi stufi
La “stanchezza” verso i nuovi arrivati – e pure verso i profughi già accettati – è ormai al limite in Germania. Già lo scorso autunno il cancelliere Merz chiedeva a Zelensky di non permettere l’uscita di troppi uomini, che sono necessari al fronte e che sono invece molto nocivi alla percezione dei tedeschi verso i migranti. Esortazioni in tal senso sono venute anche dal presidente della Baviera Markus Söder, che ha proposto di limitare a livello europeo la concessione automatica della protezione se Kiev non blocca nuove ondate di fuggiaschi.
Il deputato della CDU Alexander Throm chiede un’equa ridistribuzione dei rifugiati ucraini in Europa e asserisce che i giovani chiamati alle armi dall’Ucraina non dovrebbero stare dentro il sistema di welfare della Germania. Aggiunge poi che il governo di Berlino sta conducendo negoziati con Kiev in tal senso. Sottolinea il peso eccessivo degli ucraini sulla spesa sociale tedesca anche Alternative für Deutschland, il secondo partito in Parlamento.
Inasprimento delle regole
Con una decisione dello scorso 13 giugno il Consiglio europeo ha lasciato in vigore il meccanismo di protezione temporanea fino al 4 marzo 2027, ma ciò non esclude le modifiche che singoli Paesi effettueranno alle proprie normative in questo ambito. E allo scadere dello status di protezione, tali cambiamenti si applicheranno non solo ai nuovi arrivati, ma altresì agli ucraini attualmente residenti nei confini nazionali. La Danimarca ha già stabilito regole diverse per i maschi ucraini fra i 23 e i 60 anni, i quali devono presentare un documento fornito dai Centri territoriali di reclutamento che dimostri la loro esenzione dalla mobilitazione.
Altrimenti le autorità danesi possono rifiutare di accoglierli. Anche in Norvegia gli uomini dovranno sottoporsi a procedure individuali per l’ottenimento del diritto di asilo, per chiarire le loro condizioni di salute e la loro posizione rispetto al dovere di servire nell’esercito. Persino le Repubbliche baltiche, fra i membri UE più ostili a Mosca e più solidali a parole verso Kiev, ora vogliono inasprire i controlli e le verifiche prima di concedere i permessi di soggiorno ai rifugiati ucraini.
4 milioni di rifugiati ucraini
Le ultime statistiche ufficiali dicono che a fine gennaio gli ucraini aventi lo status di rifugiati temporanei sono quasi 4 milioni e mezzo. 23mila in più rispetto a dicembre 2025, dunque gli arrivi non accennano a fermarsi. E ad offrire la solidarietà maggiore in effetti è la Germania, dove risiedono 1.26 milioni di ucraini, seguita dalla Polonia con quasi 966mila e dalla Repubblica Ceca con 397mila individui. Quest’ultima è al primo posto nell’accoglienza per la proporzione fra il numero dei suoi cittadini e quello di rifugiati, la Polonia al secondo, la Slovacchia al terzo e al quarto vi è Cipro, che ospita sull’isola più di 24mila ucraini, ossia quasi 25 persone ogni mille abitanti.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.

